Dall’opera teatrale “Gas Light” del 1938 dello scrittore Patrick Hamilton al film “Gas Light” del 1944 del regista Georg Cukor, dal film “Zelig” del 1983 diretto e interpretato da Woody Allen, in cui alla totale mancanza di identità del protagonista si collega un desiderio di totalitarismo che parimenti guida e protegge, al recente “Third Person” di Paul Haggis (2013), ma anche romanzi quali “Il talento di Mr. Ripley” di Patricia Highsmith (1955) e “Il caso Bellwether” di Benjamin Wood (2015): cinema, letteratura e la storia stessa dell’umanità ogni volta che si è piegata ad una dittatura, che naturalmente ha bisogno di un leader carismatico, hanno continuato ad offrire stimoli di riflessione sulla manipolazione mentale, tema vecchio come il mondo (probabilmente sin dalla mitologia greca con Dioniso e le baccanti) e rispetto al quale si è già detto di tutto e di più.
Tuttavia tema sempre attuale, e ogni volta sembriamo impreparati di fronte ad esso, attaccabili e in pericolo rispetto alla nostra ingenuità e al nostro bisogno di sognare talvolta anche ad occhi aperti. Sempre moderni i pifferai magici, continuano indisturbati a godere di ottima salute, intoccabili sotto ogni punto di vista, premiati nella realtà invece che stanati come in “Gas Light”, in cui però il reato è lampante, il protagonista uccide per denaro. Reduce dalla giornata di studio sul Gaslighting che si è tenuta sabato scorso ad Alba, abbiamo chiesto alla dott.ssa Maria Grazia Ciofani di rispondere ad alcune domande per rinfrescarci la memoria sull’argomento.
Intanto come è stata strutturata la giornata di studio? Quali novità? “Siamo partiti dal rivedere insieme il film “Gas Light”, con l’intento di estrapolarne tutti gli elementi che potessero aiutarci ad aggiornare una sorta di elenco delle tecniche adottate dal protagonista, al fine di analizzarle confrontandole con le storie di vita che la pratica clinica porta me e colleghi, sensibili al tema, ad incontrare molto più frequentemente di quanto si pensi. Ed inoltre ci siamo confrontati sulle reazioni della vittima, per individuare poi modalità di lavoro efficaci nel delicato percorso del recupero di se stessa. Di nuovo francamente credo ci sia ben poco, non inventiamo più nulla, in sostanza però si è trattato di una sorta di intervisione tra colleghi a partire dalla clinica, e quindi certamente un’occasione per rinnovare l’attenzione a questo aspetto della realtà.”
Dottoressa Ciofani, come ha iniziato ad occuparsi professionalmente di gaslighting? “Mi sono resa conto di quanto il potere, antitesi dell’amore, possa essere la peggiore delle droghe. Eticamente la cura della persona passa attraverso l’assoluto rispetto della libertà individuale, i gaslighter, e in generale i leader carismatici e manipolatori, invece approfittano del proprio ruolo, studiano a tavolino le mosse per ingannare l’altro a proprio vantaggio o per indurlo a far cose che altrimenti non farebbe. E purtroppo talvolta hanno anche credenziali scientifiche, si pensi ad esempio ai fatti di cronaca che riguardano alcuni ipnotisti. Diciamo che è a partire dalla presentazione al pubblico albese di un dossier della giornalista Chiara Prato, “Il mostro con le chiavi di casa”, nel marzo 2007, che ho iniziato ad approfondire il tema, mi chiesero in occasione di quell’evento di portare una lettura sulle testimonianze di donne maltrattate. E mi resi subito conto che di gaslighting non si parla abbastanza, almeno da queste parti, è una forma di violenza meno rumorosa di tante altre, meno visibile perché non lascia segni sul corpo ma nella psiche. Eppure, spesso, anticipa dinamiche relazionali disfunzionali che possono anche sfociare in atti drammatici di auto o eterolesionismo. In realtà si tratta di una grave forma di perversione relazionale. Nessuno può ritenersi immune da queste dinamiche, meglio conoscerle per evitarle, il diavolo non si presenta mai con la coda ma con faccia d’angelo, si esprime inizialmente con adulazione e corteggiamento costanti per persuadere la donna del grande affetto e innamoramento nutriti verso di lei, usa ad arte frasi ad effetto, che iniziano a farle credere nella verità della sceneggiata magistralmente interpretata. La malcapitata è come irretita, quindi non fugge come dovrebbe, non si ribella, sta lì come ipnotizzata da una vipera e attendesse di venire morsa. Il pezzo forte della personalità del gaslighter è poi la distorsione della realtà, per confondere la vittima e perché possiede il piacere di distorcere il reale, un bugiardo patologico quindi credibile, per certi aspetti simile al deliroide sensitivo descritto da Kretschmer.”
Come si entra in una relazione di questo tipo? Su quali debolezze conta chi ci fa entrare? “Da una relazione paritaria la vittima si ritrova, senza rendersene conto, in una relazione one-on-one, up/down, che simboleggia l’influenza indebita ed eccessiva. Con pratiche insidiose il gaslighter estorce un consenso in modo progressivo, ricorre a strategie di annullamento della personalità messe volontariamente in atto per agire sul pensiero critico della vittima. La finalità è ben precisa: ledere. Si tratta spesso di una ex vittima divenuta a sua volta carnefice, un malintenzionato che perpetra un disegno criminoso soprattutto rispetto alle donne, che nel profondo odia. Diventa un seriale, qualcuno lo chiama “serial killer dell’anima”, l’attività predatoria è una coazione a ripetere, una compulsione. Priva della volontà con artifizi e raggiri che mettono nelle condizioni di non essere liberi. Le vittime prescelte sono replicanti che non sanno di esserlo perché in buona fede, a differenza sua. Naturalmente nessuno sospetta neppure lontanamente di essere reclutato ma la maggioranza delle persone viene avvicinata in momenti di stress e vulnerabilità, per esempio dopo un lutto, un trasloco, quando cioè i meccanismi di difesa sono sovraccarichi o indeboliti. E se chi è preso di mira non sa riconoscere la propria fragilità del momento, ed evitare un gaslighter, ne diventerà facile preda. Riconoscere la vulnerabilità di un momento vuol già dire non essere più così vulnerabili. Se il soggetto non se la riconosce, è importante che lo aiuti il gruppo di riferimento.”
Può fare qualche esempio di tecniche adottate da un gaslighter? “I manipolatori non hanno a disposizione scuole di persuasione ma diventano maestri nell’arte della manipolazione procedendo per tentativi e osservando cosa funziona. Sono infiniti i modi per manipolare il prossimo, soprattutto se si è privi di coscienza etica e si è determinati ad ingannare. Il gaslighter segue un’agenda ben precisa, è lì pronto ad entrare per manipolare creando empatia, simpatia, suggestione, coinvolgimento emotivo, e da qui diventa un abusante. Alla fase dell’adescamento di solito segue la tecnica della revisione della storia personale, affinché la biografia suoni nel peggior modo possibile, poi la tecnica del Love Bombing, “un doping con effetto immediato” come qualcuno lo ha definito. Tecniche per confondere e disorientare, cioè gli schemi di riferimento vengono stravolti e distrutti perché sconvolgere la visione della realtà di una persona priva delle difese naturali. Sfruttando la suggestionabilità le persone vengono indotte a ricordare eventi del proprio passato in modo diverso da come sono accaduti realmente, si innesca una sorta di dissociazione tra il bene e il male, il bene è il gaslighter e il resto del mondo è il male, e così il gaslighter riesce a tenere sul filo del rasoio nell’incessante altalena dell’esaltazione e del baratro della perdita di tutto. Il gaslighter è incredibilmente abile nel divenire indispensabile, dice alla sua vittima che è libera di andarsene quando vuole ma in pratica le paure indotte impediscono di fare delle vere e proprie scelte. Al “rapimento” segue la deprogrammazione della vittima, con monopolizzazione delle informazioni per mantenere alti livelli di stress, di affaticamento costante, di pressioni morali e psicologiche, per rintuzzare i ripensamenti. Il deprogrammatore porta un rovesciamento completo dei valori: ciò che il soggetto crede vero viene definito falso e sbagliato. Inizia così la fase in cui ogni mancato allineamento e ogni sentimento non conforme porta alla disapprovazione del gaslighter. Si finisce col vivere in uno stretto tunnel fatto di paura, colpa e vergogna, in un continuo senso di colpa perché la vittima non riesce mai a comportarsi secondo gli irraggiungibili standard richiesti. Qui il gaslighter ricorre ad un sistema di punizioni e premiazioni non coerente rispetto ad uno stesso comportamento, per finire di disintegrare il residuo senso di sicurezza. Inoltre, con la tecnica del rinforzo ad intermittenza il gaslighter alterna comportamenti che instillano speranza (improvvise gentilezze o confessioni), per assicurarsi obbedienza, e minacce, ricatti, sensi di colpa, per provocare squilibrio ed aumentare l’ansia e la dipendenza, per mantenere la succubanza, per avere una vittima sorridente e docile, che non si lamenta, e soprattutto che non metta in dubbio la sua autorità, poiché comunque un gaslighter ha un disperato bisogno di consensi, costi quel che costi. Si frantuma così l’identità originaria per costruirne una ad immagine del gaslighter: l’identità artificiale o di culto dà il senso di essere ibernati come in carcere e si perde la percezione del tempo.”
Ma bisogna essere facilmente ipnotizzabili o suggestionabili perché possano attecchire queste tecniche? “Esistono tecniche di condizionamento raffinate e “dolcissime” di fronte alle quali nessuno può presumere di essere inattaccabile sempre. La persuasione occulta, fisiologica e psicologica, viene accolta sia da persone vulnerabili sia da quelle che non lo sono, ma che in condizioni di stanchezza, distrazione, stress, senza rendersene conto, a volte rinunciano ad un più elaborato ed attento processo di analisi delle informazioni, preferendo una modalità più semplice, economica ed istintiva per la risoluzione apparentemente efficace dei problemi. Controllando ciò che circonda una persona, usando strategie di modifica comportamentale, inducendo stati ipnotici, premiando o condannando alcuni atteggiamenti, si riprogramma in tutta tranquillità l’identità di una persona. Ci sono tecniche cioè che sviluppano nella persona una dipendenza alla riorganizzazione e la trasformano in agente schierabile, in un soldato armato contro se stesso. Leon Festinger (“Teoria della dissonanza cognitiva”, Franco Angeli, Milano, 1997) ricorda che la tecnica di “cambiamento” degli schemi di riferimento consiste nel creare una dissonanza cognitiva negli interlocutori: ogni individuo, davanti ad una esperienza di discordanza tra gli elementi conoscitivi in suo possesso, esercita una pressione tendente a ridurla, tanto maggiore quanto più forte è la discordanza. Proprio facendo leva su quest’esigenza di coerenza, il leader manipola le informazioni e induce acquiescenza.”
Quali sono le reazioni della vittima? “La vittima è ingannata e manipolata in modo tale che faccia le scelte previste. Sotto l’influenza del controllo mentale l’identità originaria di una persona viene rimpiazzata con un’altra identità non scelta se non dietro una tremenda pressione. Le vittime possono essere indotte a commettere reati, e sommariamente le reazioni attraversano 3 fasi: incredulità con confusione per la moltitudine di cose insensate dette dal manipolatore, difesa con rabbia, depressione quando getta le armi e si rassegna, arrivando ad idealizzare il suo carnefice. Una sorta di Sindrome di Stoccolma. La vittima si ritrova anche a dover ingannare se stessa e costringersi a pensare che non esiste contraddizione, per scavarsi una trincea contro il nemico più temibile, il dubbio, poiché la presa di consapevolezza dell’inganno in corso creerebbe un baratro profondo tra se stessa e quelle che a quel punto crede essere verità indiscutibili. Ma se il tarlo del dubbio riesce a scavare cunicoli profondi, porta inesorabilmente al crollo e alla crisi, e la disobbedienza sarà il primo passo verso il recupero del pensiero critico. L’uscita da una dinamica di questo tipo, per chi la vive, è un’esperienza molto dolorosa, perché rende consapevoli di essere stati usati, dell’inganno, dei ricatti, delle violenze psicologiche e degli abusi subiti, della dignità violata. La sensazione è di essere stati violentati intanto spiritualmente. Per la vittima, rendersi conto di essere caduta in una ragnatela psicologica, di essere stata truffata e stuprata psicologicamente attraverso una serie di condizioni che hanno determinato profondi cambiamenti nell’impianto morale e nell’atteggiamento, significa fare i conti con qualcosa di molto delicato. Capita di uscirne con un vero e proprio stress post traumatico, con somatizzazioni, problemi relazionali, insonnia, perdita di peso, vomito, sfiducia e vuoti di memoria. Per quelle vittime che riescono a non soffocare il tarlo del dubbio, il sogno si trasforma in un vero e proprio incubo, e la forzata presa di coscienza dell’inganno subito scatena anche un processo simile alla rielaborazione del lutto: risentimento, rabbia, impotenza, angoscia. Prostrazione fisica e psicologica, che richiede un consistente periodo di rielaborazione del proprio vissuto per riacquistare la propria identità e il proprio equilibrio psichico. Capita di diventare una sorta di anticult / un’apologista in difesa di se stessa / un’apostata, e dunque di essere bollata come nemico pericoloso, ritrovandosi così scaraventata addosso la vendetta del gaslighter. Probabilmente il fine ultimo di un manipolatore carismatico è sfidare la giustizia per ridurre la critica al silenzio, e lo persegue molestando, distruggendo, intimidendo, confondendo con una tempesta di accuse costruite ossessivamente per una sorta di morboso auto-compiacimento. Le accuse di diffamazione, molestia, stalking e altro, sono spesso usate dal gaslighter come strategie per confondere la situazione e trovarsi, al solito, avvantaggiato: abilissimo nel cadere sempre in piedi. Con efferatezza raziocinante, ingegno, preparazione astuta, menzogna, è impeccabile nel passare come vittima della situazione. Nessuno può prevedere cosa accada nella mente di un leader quando si accorge che sta perdendo potere.”
Oltre al danno, la beffa? Cioè una vittima può ritrovarsi sul banco degli imputati? “Si, chi è coinvolto, quando si accorge di essere vittima, commette errori e di conseguenza è difficile trovare le prove degli abusi subiti. La vittima non è un soggetto predisposto alla manipolazione o fragile ma è vittima di un criminale preparato ed astuto che priva la volontà dell’abusato, ma come dimostrarlo? Quando il leader viene identificato come criminale i più lo trasformano in martire (deificazione del leader) e le altre vittime (divenute sue estensioni) lo difendono, per cui è impossibile provare in Tribunale i suoi reati. Molto più frequente, comunque, è la reazione di negazione ad oltranza da parte della vittima, più facile barricarsi dietro molte delle “verità” acquisite senza le quali ci si troverebbe orfani di quella visione precostituita di sé e del mondo. Nei casi più gravi però non si esclude la morte della vittima per suicidio, magari per un barlume di consapevolezza inaccettabile.”
Lei è stata ospite anche di una serata organizzata dall’Associazione In-flusso che aveva l’obiettivo di diffondere una corretta informazione sull’ipnosi. Perché una corretta informazione? “Come ogni bravo ipnotista sa, per ipnotizzare una persona occorre aggirare le sue difese psichiche, per neutralizzare le capacità di critica e giudizio. Esistono tecniche ipnotiche blocca-pensiero, come la confusione o il sovraccarico sensoriale, a cui molti ipnotisti ricorrono per indurre stati di dissociazione ipnotica e restringere i sentimenti personali. Sono tecniche ipnotiche indirette, soprattutto tipiche dell’ipnosi istantanea, in cui chiaramente la relazione deve essere “up/down”. Ma come ogni bravo ipnotista non dice, la persona “sonnambulica” o anche solo suggestionata è quella che non avrebbe mai intrapreso un determinato comportamento attraverso una scelta libera e personale ma soltanto attraverso l’intervento di un’altra persona. Si può arrivare ad assumere una diversa fisionomia mentale, che l’individuo non avrebbe mai scelto e mai accettato con la sua vera identità. Il Prof. Granone, alla domanda se si può plagiare una persona con l’ipnosi, rispondeva che il potere dell’ipnotista è limitato a quello che lo stesso soggetto gli dà, essendo in questi sempre all’erta, anche se parzialmente quiescenti, “le capacità difensive della personalità profonda”, ma proprio perché è possibile coercire “solo” parzialmente la volontà di un ipnotizzato, è in quel “parzialmente” che ravvedo l’urgenza di consapevolezza dell’ipnotizzatore circa la sua stessa personalità, oltre che di quella del soggetto. Ci si nasconde poi anche dietro Hilgard, quando parla di un “osservatore nascosto” che ognuno di noi ha dentro di sé e che fa sì che ci si fermi prima di commettere un crimine, permettendo di attivare un freno morale, e l’osservatore nascosto, secondo Hilgard, c’è in tutti gli stati ipnotici, oltre che nel sonnambulismo e forse nella letargia. Ecco, si mente sapendo di mentire quando si sostiene che non si può indurre la persona a compiere un atto che vada contro la sua morale, voglio dire, ci si nasconde dietro ad un dito col celebre esempio riportato da Charcot, quando tentò di indurre ad una suora di alzarsi le vesti, e siccome questa azione andava a ledere la dignità morale della religiosa, questa non solo non rispose positivamente al comando, ma alzò la critica riemergendo dallo stato ipnotico e non accettando di essere nuovamente ipnotizzata. In realtà, un bravo ipnotista sa che alla suora non si ingiunge direttamente di alzarsi le vesti ma che occorre aggirare le sue difese, inducendola per esempio a credere di essere sola nella sua cella dopo una giornata afosa e stancante, e dunque finalmente libera di alleggerirsi dal peso delle sue vesti. Non sono naturalmente l’unica a sostenere che l’ipnosi è manipolazione mentale, che come ogni forma di condizionamento (si pensi all’educazione che riceviamo da bambini) può essere usata a fin di bene (l’amore che libera) oppure no (potere, controllo che incatena). Se sono un ipnotista che accentra su di sé la venerazione, se aspiro al controllo completo della persona e delle sue risorse, se per me l’Altro è mero oggetto di soddisfazione libidica, non mi faccio scrupoli nel ricorrere all’uso dell’ipnosi in modo ingannevole, e allora l’ipnosi diviene quella pericolosa forma di coercizione mentale in cui la mente libera viene attaccata, e del resto alcuni fatti di cronaca parlano chiaro.”
Oggi è un po’ di moda l’EMDR, e lei è anche terapeuta EMDR, qualcuno pensa sia comunque ipnosi. E’ così? “Bè, intanto sono terapeuta EMDR ma non risulto nell’elenco dell’Associazione EMDR Italia perché non pago più la quota associativa. Poi, che dire, anche qui poca reale chiarezza. Di fronte alla dichiarazione di un noto Centro di Ipnosi di Torino che l’EMDR “secondo taluni costituirebbe una semplice metodologia volta a favorire i processi di autoguarigione, rappresentando un fattore di maturazione spontanea”, né l’Associazione EMDR Italia, che considera l’EMDR un approccio psicoterapico ma permette la frequentazione dei corsi anche a chi psicoterapeuta non è, né l’Ordine degli Psicologi, seppure informati, hanno smentito. Inoltre, il protocollo EMDR di Francine Shapiro (1989) è stato scopiazzato da Vianna Stibal (Theta Healing, 2007) nel lavoro di “scavo” per trovare la convinzione chiave base e sostituirla, certo sempre chiedendo prima conferma al Creatore, lavoro che si insegna a chiunque frequenti un corso avanzato di theta healing. E anche su questo non mi risulta che sia stata presa posizione, necessaria non fosse altro che per aiutare le persone ad orientarsi nel mare magnum delle tecniche e delle terapie, spesso simili, soltanto etichettate e confezionate in modo diverso, con tanto di terapeuti di ogni genere e sorta che ne rivendicano la paternità, con conseguente confusione tale per cui non si capisce più quale sia lo specifico di ciascuno. Di fatto non ci sono scorciatoie, il lavoro su di sé è sempre difficile, ma se vogliamo divenire persone consapevoli e non consumatori di consapevolezza, passando da una presunta miracolosa tecnica all’altra, non abbiamo altra scelta. Anche sulla questione se l’EMDR e il Theta Healing siano ipnosi nessuno si è mai espresso ufficialmente in maniera autentica, personalmente tengo presente l’affermazione di Milton Erikson "tutto è ipnosi nulla è ipnosi”, quindi che dire, siamo nell’ambito del tutto è possibile, poiché è vero tutto e il contrario di tutto. È che bisognerebbe riuscire a non farsi “condizionare” anche dalle mode....”














