Gentile Direttore,
per una Associazione ci sono momenti particolarmente significativi, quasi si condensasse in uno specifico avvenimento, l'essenza “costitutiva” della stessa. Per gli “Amici di Demonte” la serata del 29/12/2015, con la rappresentazione del rossiniano “Barbiere di Siviglia” nel Teatro Parrocchiale di Demonte, è stata uno di questi momenti.
Il lavoro organizzativo dei volontari dell'Associazione, la disponibilità della Parrocchia, l'entusiasmo della quarantina di ragazzi e ragazze, dai 14 agli 80 anni dell'Orchestra Sinfonica Amatoriale Italiana (OSAI), la professionalità dei bravissimi cantanti, la passione e la simpatia del M.o Paolo Fiamingo, la presenza di un pubblico numeroso e partecipe, dimostrano come il lavorare insieme, la collaborazione di tutti, possono produrre risultati impensati.
Questo è quanto può fare la cultura: musicale, come in questo caso, letteraria, storica, paesaggistica, espressiva in tutte le sue declinazioni: mettere insieme le persone per capire, gioire, entusiasmarsi, emozionarsi, confrontarsi, riempirsi gli occhi con un'opera d'arte o le orecchie con una melodia e magari tornarsene a casa un pò più sereni e in pace con se stessi e con gli altri.
Questo è quanto con una notevole dose di utopica presunzione ci proponiamo di fare, da sei anni a questa parte, con un crescendo di iniziative culminate con gli “800 anni” del Comune di Demonte nel 2014.
Abbiamo tutti noi, “nativi o immigrati”, la fortuna di vivere in una Valle con mille problemi ma anche con mille potenzialità, carica di storia, percorsa nei secoli e nei millenni, per la sua collocazione geografica, dalla Storia che l'ha impregnata di sè e plasmata, costruita e distrutta, percorsa e bruciata: dai Romani ai Barbari, ai Saraceni e, infine, da Napoleone e dai Tedeschi. Luogo di guerre e di occupazione, merce di scambio fra Re e Signorotti locali, ma anche patria del casato illustre dei visconti-marchesi Bolleris e dell'insigne statista conte Giacinto Borelli, padre dello Statuto Albertino, anello di congiunzione fra il Risorgimento e la guerra di Liberazione: dalla “Costituzione monarchica” a quella Repubblicana.
Poi Lalla Romano ed i suoi libri, le sue poesie ed i suoi quadri. Terra feconda, la nostra, di menti che hanno lasciato tracce profonde ed indelebili, ma difficile e spesso ingrata, come tutte le terre di montagna, però anche con “miniere” di opportunità da scavare, non solo di gloria e memoria, ma di rispetto ed attenzione per le nostre radici.
Per fare questo ci vuole uno sguardo rivolto al futuro, uno sguardo “lungo” non viziato dalla miopia dei campanilismi e degli individualismi che, come tutti gli “ismi”, inquinano la nostra società, per non tornare ad essere “feudo” di qualcuno, ma protagonisti delle scelte di sviluppo del nostro territorio, della nostra Valle Stura.
Grazie,
Associazione culturale AMICI DI DEMONTE











