Non c'è pace per il piccolo comune di Argentera e non mancano neppure i colpi di scena, tra documenti ufficiali dati alle fiamme e lettere minatorie. Dopo l'indagine che ha portato agli arresti domiciliari il primo cittadino, Armaldo Giavelli - accusato di turbativa di gare d'appalto - un altro giallo infiamma - e' propio il caso di dirlo - gli animi di amministratori e cittadini.
Ieri sera, lunedì 30 maggio, il consiglio si è riunito per approvare il bilancio. Non è però stata la votazione il punto "caldo della serata", ma piuttosto quello che è accaduto dopo. "Un operaio che ripuliva i tombini - ci spiega un consigliere - ha riferito di aver trovato un mucchio di carte con l'intestazione del Comune di Argentera, semi bruciato, proprio a pochi metri dal Municipio". Incuriositi e stupiti, i consiglieri, dopo la riunione, sono andati a vedere quanto rimaneva del falò, anche per accertarsi se quelle carte erano davvero dei documenti del Comune.
In effetti, nonostante le bruciature, l'intestazione comunale è ancora ben visibile. Si tratta di decine di fogli, forse delibere o comunque atti ufficiali che, chissà per quale motivo, invece di essere archiviati sono stati bruciati. Per far chiarezza sull'accaduto, i consiglieri di Argentera hanno deciso di chiamare i carabinieri che, non solo hanno ispezionato quel che rimaneva del rogo ma hanno anche sentito in caserma, fin in tarda serata, tutti i consiglieri presenti all'ultimo consiglio.
L'area dove è avvenuto il rogo, in una zona lontana dalle case ma non troppo distante dallo stesso Municipio, è stata isolata dagli inquirenti, per ulteriori indagini e verifiche. Oltre al falò della documentazione, durante il consiglio per il bilancio, che è stato approvato, il vice sindaco di Argentera e un assessore hanno reso noto all'assemblea di aver ricevuto delle lettere minatorie, arrivate per posta al proprio domicilio o a casa di parenti. Anche queste missive, scritte a computer, sono state consegnate ai carabinieri e saranno oggetto di indagine.



















