Ci sono nella “Granda” delle vicende simili di cui si discute per molti anni ma che, poi, alla fine, vedono Cuneo soccombere ed essere sempre di meno capoluogo di provincia per l’incapacità dei suoi amministratori pubblici di guardare al futuro con lungimiranza e con una visione di ampia prospettiva.
Una di queste storie riguarda la costruzione del Polo fieristico permanente. A pensarci per primo fu, nel 1991, il Comune di Savigliano, con sindaco Remigio Galletto. Quell’anno la rassegna della Meccanizzazione Agricola festeggiava le dieci edizioni e, da poco, si era trasferita nell’area di Borgo Marene dopo aver iniziato il percorso espositivo nelle piazze del centro cittadino. Venne presentato un progetto che prevedeva un’area coperta di 6000 metri quadrati, con uffici e sale riunioni. Il tutto completato da zone esterne riservate ad altri stand e al relax. Obiettivo? Programmare eventi e mostre durante l’intero arco dell’anno. L’intervento, però, venne abbandonato quasi subito perché Cuneo, essendo la sede della Fiera Provincia Granda, già vetrina di prestigio delle eccellenze del territorio, si oppose con forza all’opera, mal sopportando l’idea di non poter più vantare, da Comune capoluogo, la centralità provinciale di quelle iniziative. E un secondo tentativo di Savigliano di costruire un Polo fieristico di dimensioni contenute, presentato all’inizio degli Anni Duemila, venne di nuovo affossato.
Il cammino di Cuneo su questo fronte è stato ancora più complesso. Dopo aver ospitato la Fiera Provincia Granda nel centro cittadino dal 1976 al 1980 (Parco Monviso, piazza Boves e piazza Martiri della Libertà), nel 1981 la rassegna si spostò in piazza d’Armi dove rimase fino al 1999. Poi, nel 2000, con il nome Grande Fiera d’Estate, ci fu il trasferimento all’area Miac (Mercato ingrosso agroalimentare Cuneo) in frazione Ronchi: luogo dove aprirà di nuovo i battenti la prossima 41ª edizione in programma dal 2 all’11 settembre. Ma realizzare una struttura espositiva permanente è stata una richiesta da sempre sollecitata dal “patron” storico dell’iniziativa, Lele Milano, e, in seguito, dalla famiglia Barolo, attraverso l’Al.Fiere Eventi che, nel 2002, ne ha raccolto il testimone organizzativo. Il Comune ha sì ipotizzato di costruirla senza, tuttavia, mai cercare e creare le condizioni perché diventasse una possibilità concreta. A fine Anni Novanta l’allora amministrazione del sindaco Elio Rostagno, su iniziativa dell’assessore all’Urbanistica, Mauro Mantelli, presentò un percorso progettuale localizzato nella zona del Palazzetto dello Sport. Però l’idea tramontò in poco tempo e prese piede quella di attuare una struttura fissa al Miac.
All’inaugurazione della Grande Fiera 2008, Massimo Barolo, amministratore unico dell’Al. Fiere Eventi, lanciò un accorato appello: “Da tempo si parla di dare vita in questo luogo a un polo fieristico permanente, senza passare dalle parole ai fatti. Invece, è proprio di questi fatti che la rassegna avrebbe bisogno per diventare, a tutti gli effetti, realtà e area trainante del nostro territorio”.
Una provocazione capace, allora, di raccogliere consensi “bipartisan”, ma che, ancora una volta, cadde, come le altre, nel vuoto. Solo al termine della seconda amministrazione del sindaco Alberto Valmaggia, nel 2011, venne portata in Commissione comunale una proposta che prevedeva di costruire un complesso di dimensioni contenute (4-5000 metri quadrati), ampliabile, poi, a moduli in base all’andamento del mercato e utilizzabile anche per altre rassegne espositive e manifestazioni. Ma il percorso non ebbe seguito. Anzi, adesso si parla di riportare nuovamente la Grande Fiera d’Estate in piazza d’Armi, rinunciando così al progetto, per quell’area cittadina, del Parco urbano, di cui esiste già uno studio che aveva ottenuto un buon numero di consensi. Mentre al Miac parrebbe farsi strada la nascita del Polo agroalimentare piemontese. Una contraddizione. La rassegna dell’Al.Fiere Eventi, infatti, promuove le eccellenze del territorio, per cui che senso avrebbe slegarla da un eventuale centro dedicato alla ricerca? E se ci fosse una struttura fissa, lo stesso Miac non potrebbe organizzare altre manifestazioni espositive collegate alla propria “mission”?
Nell’intreccio di questa lunga e travagliata storia si inserisce la novità dello scorso mese di maggio. L’amministrazione comunale di Alba del sindaco Maurizio Marello ha portato a casa, grazie al sostegno economico della Banca d’Alba, ma, in fretta e senza troppe parole a vuoto, il Polo fieristico permanente in piazza Prunotto: 10.000 metri quadrati di superficie e una Sala incontri da 500 posti dove potranno essere ospitate le grandi manifestazioni cittadine. Uno spazio strategico per valorizzare l’enogastronomia, il turismo, gli spettacoli, la cultura. Settori che dovrebbero vedere Cuneo in prima linea e capofila della “Granda” nelle iniziative di promozione. Al contrario, ancora una volta la città è rimasta al palo ad aspettare il treno dei desideri.
Le conclusioni sono amare: Savigliano ha ceduto il passo a Cuneo perché capoluogo di provincia e Cuneo, dopo estenuanti e improduttivi tentennamenti, ha lasciato l’iniziativa ad Alba. Dunque, il capoluogo di provincia è diventata Alba?










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