Domenica 9 ottobre gli ex allievi salesiani braidesi si ritroveranno nella scuola di Viale Rimembranze per il raduno annuale, orfano quest’anno di don Aldo Bertolino, che sarà ricordato nella S. Messa di trigesima in programma lo stesso giorno, alle ore 12.
Se tante generazioni di giovani, passate dall’Istituto San Domenico Savio di Bra, sono riuscite a raggiungere traguardi importanti nel mondo del lavoro e nella vita lo devono all’opera preziosa dei Salesiani e, in particolare, di don Aldo che ha fatto comprendere l’importanza dello studio e del Vangelo come fattore di miglioramento personale e sociale.
Il sacerdote salesiano, scomparso all’età di 82 anni il 9 settembre scorso, è stato per tutti coloro che l’hanno conosciuto un florido esempio, fatto di valori e di opere in cui le pulsazioni e le speranze delle epoche che ha attraversato erano rappresentate e vissute.
La sua scuola fu una grande palestra. Anni belli, straordinari, pieni di fervore che hanno fatto comprendere a molti giovani come si potesse crescere facendo scuola ispirata ai valori cristiani. Testimonianza che ribadiva anche nelle omelie e nelle quotidiane lezioni di tecnologia, con parole che rimanevano impresse ed orientavano nei filari del giorno e nelle ore di lavoro nelle officine.
È stato proprio quello l’esempio che più ha guidato negli anni a venire e indicato una strada. Perché i semi, prima o poi, inevitabilmente, germogliano.
Un vero pastore, un operaio nella vigna del Signore. E tutti gli ex allievi lo ricordano ancora con il suo sorriso, la sua voce profonda, accogliente. Ricordano quando lo accompagnarono a Cuneo e poi a Fossano in occasione del suo trasferimento per poi riabbracciarlo di nuovo a Bra.
Don Sebastiano Bergerone, che ha condiviso per molti anni l’esperienza educativa e didattica con don Aldo sotto il tetto dell’Istituto braidese, traccia il profilo del sacerdote che da don Bosco ha preso davvero tutto. “Don Aldo era una persona coraggiosa. Sotto tutti i punti di vista. Fisicamente: aveva raggiunto tutte le più alte vette della Val d’Aosta, andando incontro ad imprevisti anche pericolosi, come quando, tornando dall’Erbeté, fu colto dalla nebbia e coi suoi compagni percorse ancora qualche centinaio di metri per poi accostarsi ad una roccia e passarvi una notte. Al mattino la nebbia si era dissolta e scoprirono che avevano dormito a pochi passi da un precipizio. Non smise di fare salite, aumentando ancora la prudenza, soprattutto quando, in montagna, si trovava con persone alle prime armi.
Nella vita di prete: non si lasciava intimorire da remore psicologiche nell’accostare persone che sapeva bisognose della sua parola di sacerdote. Faceva questo con tatto e con grande rispetto, cominciando magari con una battuta. Non lo spaventava la fatica.
Nella vita di insegnante affrontava gli allievi più difficili senza chiudere gli occhi, ma ragionando con ciascuno di loro, pronto ad accettare anche qualche giorno di impopolarità per il bene del ragazzo. In genere, ne scaturiva una stima reciproca e anche un’amicizia.
Nelle relazioni con gli esterni: negli anni Settanta era piuttosto complicato il rapporto con alcuni gruppi molto attivi, intraprendenti e talvolta in disaccordo di idee. Don Aldo interveniva agli incontri aperti, coinvolgendo anche qualche confratello e rispondeva nei dibattiti con pacatezza e semplicità. Era un uomo di dialogo.
Don Aldo era una persona allegra: memorabili i suoi scherzi. Quando era chierico a Foglizzo aveva “rubato” nell’Oratorio annesso alla scuola una macchina da scrivere ultimo modello (anno 1952) nascondendola dietro alle quinte del teatro. Al mattino dopo ci si accorse del fatto e si pensò ad un vero ladro. Si cercò comunque dappertutto senza trovare nulla. Ma il chierico Aldo aveva pensato di lasciare un indizio di scherzo evidente: aveva staccato un vetro da una finestra e l’aveva deposto all’interno dell’ufficio, ben appoggiato con uno straccio sotto. Se furono avvisati i carabinieri, era stato un’esagerazione.
Altre volte si imparava a memoria la targa di una macchina parcheggiata al fondo del cortile per poi mettersi dalla parte opposta (a circa 100 m). Discorrendo con qualcuno, dopo un po’ trovava la maniera di portare il discorso sul senso della vista e scommetteva (in genere uno schiaffo) che era capace di leggere la targa. Ci provavano anche gli interlocutori, ma lui solo riusciva a leggerla. L’attuale Ispettore (superiore regionale) ha raccontato ai funerali che, essendosi recato qualche giorno a casa e ritornato di sera, ha cercato invano di aprire la camera di cui aveva la chiave. Don Aldo gli aveva nel frattempo cambiato il nottolino.
Don Aldo era professore: insegnava con passione (per molti anni tecnologia) con parole semplici, esempi, schizzi, coi mezzi didattici che andavano dalle prime copiatrici ad alcool, alle lavagne luminose, al proiettore. Assegnava agli alunni compiti da eseguire, li correggeva puntualmente. Famose le relazioni sugli esperimenti di laboratorio. Agli scrutini aveva decine di voti che concorrevano alla media.
Don Aldo era ingegnere: aveva occhio da ingegnere meccanico. Valutava le strutture, individuava le sollecitazioni, calcolava in prima approssimazione le sezioni necessarie. Faceva uso del regolo calcolatore (insegna a ragionare) e pretendeva lo stesso dagli allievi. Eravamo nella preistoria del calcolo. Ricordo l’entusiasmo al Politecnico quando potemmo usare una “Divisumma” che eseguiva calcoli in automatico con precisione elevata.
Don Aldo era sacerdote: come Don Bosco aveva e insegnava una religiosità semplice, serena, fattiva. Confessione e comunione. Omelie calate nella realtà quotidiana. Era insofferente delle complicazioni inutili. Ultimamente usava internet per invitare i giovani al sacramento della riconciliazione. Molti chiedevano appuntamento per la confessione e lo trovavano sempre accogliente. Anche nel dare consigli era molto pratico, proponeva mete raggiungibili.
Don Aldo era un amico: per me lo è stato fin dal tempo del Politecnico frequentato dopo l’ordinazione sacerdotale. Sempre pronto a dare una mano ed a incoraggiare, vicino nei momenti di dolore, coinvolgente nella vita di tutti i giorni”.
Don Aldo, che ora è nella luce, continuerà a rimanere con noi e farà per sempre parte delle nostre vite e delle nostre storie.













