Mentre nella sede del circolo Pd cuneese di via Vaschetto ancora si sta valutando se sia più opportuno istituire un “caminetto” tra notabili, come era costume ai tempi della Dc dorotea, oppure se imboccare la strada, irta di insidie, delle primarie di coalizione per indicare chi sarà il candidato sindaco del centrosinistra, Rifondazione Comunista si porta avanti con il lavoro.
Ieri sera, in occasione del compimento dei 33 anni del giovane candidato sindaco Nello Fierro, il segretario regionale di Rifondazione Fabio Panero sprizzava ottimismo. “Brindiamo – ha scritto sulla sua pagina Facebook insieme ad una foto in cui Fierro stappa una bottiglia – al compleanno del prossimo sindaco di Cuneo”.
Al di là dell’euforia della circostanza, resta il dato politico che con la formalizzazione della candidatura di Fierro viene meno un appoggio importante alla candidata del Pd Patrizia Manassero e non esiste più possibilità che sul suo nome si realizzi un’ampia convergenza comprensiva anche della sinistra radicale.
Gigi Garelli e Fabio Panero, in due interviste rilasciate a Targatocn, avevano manifestato entrambi apprezzamento per la Manassero lasciando intendere che sul suo nome avrebbero pure potuto esserci convergenze, salvo poi, subito dopo, puntualizzare che il discrimine era la politica nazionale.
Né l’uno né l’altro avrebbero mai accettato di sedersi ad un tavolo – se non per puro gesto di cortesia – con un Partito Democratico dal quale si sentono divisi da un solco invalicabile. Nella tornata amministrativa del 2012 Garelli, appoggiato da sette liste, aveva ottenuto 9007 voti (30,66%) al primo turno e 9318 (40,11%) al ballottaggio nel quale era stato poi sconfitto da Federico Borgna. La sua lista “Costituente dei Beni Comuni” 1683 (6,44%), il Pd 2466 (9,38%).
Certo è che alla senatrice aspirante sindaco quella dote avrebbe fatto quanto mai comodo nel momento in cui si fosse realisticamente prospettata la possibilità di un’ampia coalizione. Avrebbe avuto buon gioco a dire al suo competitor interno Borgna che lei partiva da una base ben più ampia di consenso che le avrebbe consentito (forse) di ambire all’elezione addirittura al primo turno. Ma la storia – così come le candidature a sindaco – non si fa né con i sé né con i ma.













