Il fatto che il suo partito, Alternativa Popolare, nato dalle ceneri di Ncd e Udc, possa trovarsi in ambasce rispetto ad una legge elettorale che impone uno sbarramento al 5%, sembra non sconvolgere più di tanto Enrico Costa. Il ministro per gli Affari Regionali con delega alla Famiglia evita accuratamente (e astutamente) di farsi coinvolgere nella polemica che vede contrapposto in questi giorni il segretario del suo partito e attuale ministro degli Esteri, Angelino Alfano, a quello del Pd ed ex premier, Matteo Renzi.
“La legge elettorale – afferma Costa - non è motivo per far cadere un governo. Ricordo, nel 1993, quando mio padre era ancora segretario dell’allora Partito Liberale, che si determinò una situazione analoga. L’introduzione del “Mattarellum” segnò la fine del Pli, nacque l’Unione di Centro e iniziò una nuova stagione politica. Mi dimetterei dal governo – spiega - solo in presenza di provvedimenti illiberali, non perché si sta discutendo di sistemi elettorali, per altro richiesti dalla Consulta e sollecitati dal Capo dello Stato.”
Costa vede delinearsi due “metà campo” nel confronto in corso tra i partiti sulla legge elettorale.
“Da una parte ci sono le forze “anti”, Movimento 5 Stelle, Lega e Sinistra radicale; dall’altra – annota - ci sono le forze che, per senso di responsabilità, ritengono che il Paese abbia bisogno di riforme e di assetti istituzionali più solidi. Saluto positivamente – osserva – che si sia imboccato un percorso di stampo europeo e non ritengo affatto la soglia di sbarramento un oltraggio. Penso piuttosto alla prospettiva di garantire governabilità al Paese e auspico che l’area delle forze “responsabili” possa raggiungere almeno il 51%. Questo è l’aspetto importante. Il resto – rileva il ministro – fa parte della normale e legittima dialettica tra le forze politiche, ma non è la sostanza della questione. Ritengo che dovremmo guardare con maggior attenzione a quanto successo in Francia con Emmanuel Macron perché è lo schema che ritengo possa portare l’Italia in una dimensione autenticamente europea.”
Se si chiede al ministro se sono fondate le voci che lo indicano prossimo ad un ritorno alla casa madre di Forza Italia glissa e risponde laconico: “Ci sono problemi più seri sul tappeto in questo momento che non quello di cimentarsi nel toto partito.”











