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Al Direttore | 03 ottobre 2017, 11:31

Gestione dell'acqua pubblica, se ne parla a Bra in Consiglio Comunale: le richieste dei consiglieri Ellena, Somaglia e Marengo

Riceviamo e pubblichiamo

Foto generica

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Gentile Direttore,

nello scorso Consiglio Comunale di Bra del 26 settembre siamo ritornati a discutere e dibattere dell’ importante argomento relativo alla gestione del ciclo idrico integrato a livello provinciale.

La discussione si è svolta sulla base di una interrogazione presentata dai gruppi consiliari di Forza Italia (Somaglia e Ellena), Somaglia per Bra (Marengo) e Bra Domani (Tripodi e Panero). La presentazione di tale interrogazione, è nata dal fatto che gli stessi gruppi consiliari hanno appreso dagli organi di stampa che è stato approvato a livello provinciale (Ambito ATO 4) il Piano relativo al ciclo idrico integrato dell’acqua con il fine di arrivare ad una gestione unica pubblica o mista pubblico/privata.

In prima istanza su un argomento di tale portata e importanza per il nostro territorio gli stessi gruppi consiliari avrebbero voluto(dovuto) essere informati sui vari passaggi tecnici ed economici che si sono svolti negli ultimi due anni prima di arrivare alla votazione finale a livello provinciale. Sul piano generale su questo argomento, come spesso accade, tutti vogliono dire la loro su scelte così importanti, lo fanno istituzioni e associazioni di categoria, lo fanno i comitati a sostegno del referendum, ma a nostro parere i cittadini assistono spesso a resoconti di scaramucce nei vari consigli comunali o provinciali, a battaglie di comunicati e contro comunicati, ma per il cittadino comune la nebbia sul merito della questione è sempre più fitta. Per questo ci chiediamo (ma non solo noi) perché non si sono organizzate e preventivamente pubblicizzate assemblee pubbliche (che sostengono ognuna le proprie posizioni) per informare i cittadini sui problemi che vanno e devono ora essere affrontati e risolti con le varie ipotesi in discussione? E soprattutto con le relative future ricadute economiche e della qualità del servizio.

Inoltre, sottolineiamo che se l’acqua è veramente “pubblica” non serve la difesa strenua del termine pubblico, ma occorre un sistema di gestione in grado di coniugare l’efficienza della distribuzione, la tutela degli utenti, ed un efficace controllo pubblico del servizio.

Quindi, sempre secondo il nostro parere la possibilità di un futuro gestore dei servizi idrici va scelto non sulla base di preconcetti ideologici, ma cercando la soluzione più adatta a garantire al nostro territorio un servizio di buona qualità ed investimenti adeguati ai fabbisogni con il minor costo possibile, senza gravare sui bilanci dei Comuni di oneri insostenibili e sui cittadini con onerosi aumenti della tassazione locale. Per noi (ma non solo) è falso dire che la scelta da affidare eventualmente la gestione dei servizi idrici ad un soggetto totalmente pubblico sia l’unica in grado di evitare la “privatizzazione dell’ acqua”. La legge, le norme dicono che la proprietà dell’acqua è comunque pubblica(magari il suo utilizzo è soggetto o può essere soggetto a pubblica concessione) così come solo pubblica può essere la proprietà delle reti e degli impianti di distribuzione. Pertanto, quello di cui si discute(o si sarebbe dovuto discutere) non è se l’acqua è pubblica o privata, ma la natura del soggetto preposto alla sua distribuzione e depurazione.

Fondamentalmente, dal nostro punto di vista si può avere efficienza o inefficienza per quanto riguarda il sistema idrico integrato sia nella gestione privata che in quella pubblica o misto pubblico privata.Sicuramente, un fatto è certo, dalla documentazione visionata  emerge che a livello generale che alcune reti di distribuzione sono dei cola brodi con perdite in % di acqua che possono arrivare a livelli molto elevati(50-60%) che avvengono tre la captazione e cioè la fonte o sorgente e lungo tutta la rete di distribuzione. Questo è solo un primo dato che evidenzia che si avrà bisogno chi più chi meno di investimenti continui (anche di una certa consistenza) senza parlare poi del problema della depurazione delle acque!

Le gestioni affidate a società private che hanno agito fino ad ora (e ci riferiamo nello specifico al nostro territorio di Bra, Alba, Roero, Langa, ecc.) hanno sempre lavorato bene in sinergia con gli enti pubblici (Comuni) che hanno svolto la funzione di controllo, facendo investimenti sulle reti idriche di distribuzione, scarico dei reflui e depurazione. Investimenti spalmati nel medio/lungo periodo con l’intento di contenere le tariffe a carico dei cittadini e nel contempo di potenziare e ristrutturare l’impiantistica esistente. Secondo il nostro parere la costituzione di una società mista pubblico/privata che funzioni in modo sinergico tra le due parti potrebbe funzionare se seguisse le varie realtà già presenti sul nostro territorio che bene hanno agito come già sopra detto.

Diciamo questo, anche per evitare le possibili inefficienze e squilibri finanziari che molto di frequente accompagnano un impropria espansione del settore pubblico, come purtroppo la storia del nostro paese ci insegna.

Ribadiamo quindi, che la scelta si riduce ad avere fiducia o meno nella competenza delle imprese o concessionarie accompagnata da un severo controllo da parte dell’organismo pubblico per scongiurare abusi o scorrettezze. Certo, può essere che con la gestione totale pubblica dell’acqua magari con la costituzione di consorzi tra comuni, da una parte eliminerebbe le problematiche che ci possono essere con gli interlocutori privati, ma in questo caso dovranno poi essere questi consorzi di Comuni o associazioni ognuno con le proprie problematiche di territorio (che non sono poche!) e con le scarse risorse finanziarie (altrettanto scarse) a farsi carico di tutto e quindi anche degli investimenti di cui abbiamo accennato prima e che stante il piano approvato dovranno essere di grande entità e per un lungo periodo(30 anni). 

Per concludere,  pertanto,  auspichiamo che in questo periodo di osservazioni relative al piano approvato in Provincia, possano avvenire correzioni e aggiustamenti che vadano nella giusta direzione a favore dei cittadini per garantire un servizio sempre migliore senza  incrementi delle tariffe a carico delle persone e con una visione chiara di come saranno eseguiti gli investimenti  sul territorio e come saranno ripartite le spese e gli oneri per l’esecuzione degli stessi. Inoltre, se l’orientamento della gestione unica è quello della totale gestione pubblica(sempre come appreso dagli organi di informazione) ci sembra di andare contro corrente e anacronistico visto che si è cercato in questi ultimi anni di eliminare o diminuire da parte del settore pubblico quei  enti o meglio quei carrozzoni  portatori solamente di spese e problematiche varie.

Grazie per l’attenzione,

Marco Ellena

Massimo Somaglia

Roberto Marengo

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