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Saluzzese | 31 ottobre 2017, 15:30

L’opposizione di Revello torna sul comodato d’uso tra Comune e Parrocchia sull’ex cinema

Marco Forno e Maria Maddalena Isoardi tornano con una nota stampa sugli aspetti già emersi durante l’ultima assise del Consiglio comunale

Maria Maddalena Isoardi e Marco Forno

Maria Maddalena Isoardi e Marco Forno

Non si placa la polemica dell’opposizione di Revello sull’accordo di comodato d’uso dell’ex cinema, che l’Amministrazione comunale ha stipulato con la Parrocchia revellese.

Marco Forno e Maria Maddalena Isoardi, due dei quattro consiglieri di minoranza, eletti sotto il simbolo della lista civica “Revello, Guardiamo al futuro”, hanno inoltrato agli organi di stampa una loro lunga nota con la quale tornano sull’argomento.

“Nulla da eccepire”, da parte di Forno e Isoardi, “sull’intervento di recupero dell’immobile e sulla modalità di reperimento dei fondi”. Nell’ultimo Consiglio comunale, infatti, è stato approvato l’accordo con il Bacino Imbrifero Montano del Po, che contrarrà un mutuo da 120mila euro, al posto del Comune, che a sua volta lo ammortizzerà lasciando al Bim parte della quota mensile dei sovracanoni elettrici.

Una manovra, come hanno ammesso anche i consiglieri di opposizione “che permette di aggirare i vincoli imposti dal Patto di Stabilità, i quali sarebbero invece stati operanti se il mutuo di 120mila euro con la Cassa di Risparmio di Saluzzo, invece che il BIM, lo avesse contratto il Comune”.

“Ciò che, invece, non ci convince per nulla – continuano i consiglieri - è il contratto di comodato, siglato dall’Amministrazione Mattio, che a sua volta ne aveva approvato la bozza sotto forma di delibera di Giunta, e dalla Parrocchia, con cui il nostro ente diventa comodatario, per 25 anni, dell’ex cinema”.

Forno e Isoardi sono tornati sulla possibilità che la Parrocchia, al termine dei 25 anni di comodato, possa rientrare a pieno titolo a gestire in prima persona l’ex cinema.

“Viene prevista la possibilità di un rinnovo a scadenza, per ulteriori 25 anni, ‘previo accordo tra le parti’. Tradotto, se la Parrocchia, tra un quarto di secolo, non intendesse più concedere l’immobile in comodato, avrebbe piena facoltà di riprenderselo, senza che la controparte possa battere ciglio”.

Così come successo durante l’ultima assise del Consiglio, l’opposizione s’è soffermata sulla mancanza di un articolo nell’accordo che preveda il rimborso delle spese sostenute dal Comune per l’operazione di riqualificazione dello stabile.

“Il più elementare buon senso indurrebbe a pensare che il Comune si sia almeno tutelato circa la possibilità di vedersi corrispondere, tutto o per lo meno in parte, il valore dei lavori di miglioria apportati nel tempo, anzi tutto con i fondi reperiti per il tramite del suddetto mutuo. E invece no, perché all’articolo 14 leggiamo testualmente ‘Ogni aumento del valore dell’immobile in conseguenza alle migliorie apportate ed all’uso che verrà fatto, rimarrà ad esclusivo vantaggio della Parrocchia di Revello ed il Comune di Revello rinuncia sin d’ora al diritto di chiedere indennità per le migliorie o addizioni apportate all’immobile, con esplicita rinuncia a far valere tali pretese’. Il tutto mentre, all’articolo 13, si prevedono ‘oneri di manutenzione ordinaria e straordinaria interamente a carico del Comune’”.

“Insomma – aggiungono Forno e Isoardi - una frittata in piena regola, che porterà i contribuenti revellesi, nei prossimi anni, ad accollarsi gli oneri di un mutuo, stipulato per intervenire su un immobile non di proprietà del Comune, su cui non sussiste alcuna garanzia nemmeno di poter godere, tra 25 anni, di un ulteriore periodo di comodato”.

“Quanti di voi, cari concittadini, agirebbero così su immobili di loro proprietà? Contrarreste un mutuo per ristrutturare un’abitazione che chiunque possa avervi concesso in comodato, già sapendo in partenza che dopo 25 anni la vostra controparte potrà, a propria totale discrezione, riprendersela indietro, rimessa a nuovo e senza dovervi rimborsare nemmeno un euro per il vostro intervento?

Domanda retorica, ovviamente, dato che nessuno di voi lo farebbe, ne siamo più che certi. A poco valgono, in questo contesto, le dichiarazioni della maggioranza circa ‘l’interesse pubblico dell’opera’, ‘le finalità sociali dell’intervento’ o un presunto, manifesto e perdurante disinteresse di fatto della Parrocchia per l’ex cinema, destinato a protrarsi anche negli anni a venire.

Verba volant e scripta manent, dicevano i latini e, purtroppo, i patti scritti siglati dall’Amministrazione su questo tema si sono rivelati, di fatto, potenzialmente e clamorosamente sbilanciati, in prospettiva, a sfavore della collettività revellese”.

Nicolò Bertola

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