Tensioni internazionali e guerre commerciali, con minacce di dazi e sanzioni, intensificano i rischi sul fronte del commercio internazionale. In tale contesto nei primi mesi del 2018 si registra un rallentamento dell’export, dopo che il 2017 è stato un anno record del Made in Italy.
Nei primi due mesi del 2018 l’export sale del +6,6%, in rallentamento rispetto al +7,2% registrato nel primo bimestre del 2017 e con un’ampia divaricazione tra i Paesi UE (+9,8%) e i Paesi extra UE (+2,3%).
Nel 2017 si osserva un aumento a doppia cifra dell’export delle MPI in Piemonte (+11,2%) seguono Friuli Venezia Giulia (+10.8%) e Abruzzo (+8,9%).
Tra le trentacinque province con una quota superiore o uguale all’1% dell’export nazionale nei settori di MPI si riscontra una crescita a doppia cifra ad Alessandria (+27,1%), Cuneo (+14,8%), sopra alla media Vercelli (8,3%) e Biella (8,2%), in positivo Verbano Cusio Ossola (5,9%), Torino (4,7%) e fanalino di coda Novara (-0,4%).
La politica protezionistica degli Stati Uniti rappresenta un danno per economie esportatrici come l’Italia, secondo Paese manifatturiero dell’Unione europea. Analizzando il grado di esposizione per territorio, il valore più elevato del rapporto tra le esportazioni nei settori di MPI verso gli Stati Uniti e il valore aggiunto territoriale si registra in Veneto con 1,76%, mentre il Piemonte con 0,55% si posiziona al nono posto della classifica regionale: (15,5% alimentare), (12,7% tessile), (22,0% abbigliamento), (3,2% pelle), (1,1% legno), (11,4% metallo), (1,6% mobili) e (32,4% altre).
A livello provinciale spicca Vercelli (2,82% tessile, abbigliamento) con valori più che doppi rispetto alla media (0,72%). Seguono Biella (1,42%), Alessandria (1,32%). Al di sotto della media: Novara (0,60%), Torino (0,34%), Verbano- Cusio Ossola e Asti (0,16%).
“Il 2017 è stato un anno d’oro per l’export per quasi tutte le province piemontesi - commenta Giorgio Felici, presidente di Confartigianato Piemonte – e il Piemonte ora dovrà fare i conti con i dazi americani. La situazione influirà non poco nel 2018 ma crediamo che le limitazioni spingeranno le imprese a puntare su innovazione, qualità e formazione ma soprattutto le costringerà a trovare nuove vie commerciali, come quelle dell’Est o dell’Oriente. Forse si passerà da una situazione di libera circolazione di merci ad una frattura profonda, fatta di chiusura dei mercati e ripristino di dazi e tariffe. Quanto poi la circolazione incontrastata di ogni merce abbia avvantaggiato il nostro Paese è una valutazione che lasciamo ai ‘soloni’ dell’economia ultraliberista che hanno trascinato l’Italia nella recessione dalla fine del 2011 ad oggi”.












