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Curiosità | 08 marzo 2020, 12:45

Festa della Donna: quello che le donne vogliono davvero l’8 marzo

Da famose attrici, giornaliste e cantanti, a scrittrici, politiche ed artiste, fino alle nostre lettrici, ecco cosa si augurano le donne per una festa diversa

Festa della Donna: quello che le donne vogliono davvero l’8 marzo

Si fa presto a dire 8 marzo, Festa della Donna! Ci sono due fatti storici che, nell’immaginario collettivo, sono legati a questa celebrazione: il rogo della fabbrica Cotton a New York, dove nel 1908 persero la vita 62 operaie e la manifestazione del 1917 di San Pietroburgo per chiedere la fine della guerra, sfociata nella ‘Rivoluzione russa di febbraio’, che ispirò la Seconda conferenza internazionale delle donne comuniste dell’8 marzo.

Insomma, la Festa della Donna è una cosa seria e lo sanno bene anche a Hollywood. Vi ricordate il film diretto da Nancy Meyers interpretato dal bel Mel Gibson e dall’affascinante Helen Hunt, What Women Want - Quello che le donne vogliono? Il protagonista, un giorno, si sveglia e riesce a leggere nel pensiero delle donne e scoprire che cosa vogliono realmente.

Chissà le nostre lettrici che cosa desiderano davvero per la loro festa? Come vorrebbero passare l’8 marzo? Se c’è una cosa che ho imparato nella vita, è che se vuoi una risposta, basta chiedere... Ecco le donne che hanno deciso di farsi sentire. In rigoroso ordine alfabetico. E voi cari uomini, ascoltate le nostre parole e trasformatevi in quell’alleato che sogniamo. Bastano 5 minuti.

Maddalena Balocco (pensionata di Bra): “ Vorrei non più sentire di donne così sovente massacrate dagli uomini”. Alla mia domanda, Maddalena ha risposto in meno di 3 secondi.

Isabella Bassi (parrucchiera di Bra): “ Non chiedo niente, perché dalla vita ho avuto fortuna e questo mi basta. Oppure potrei chiedere un bel paio di tacchi rossi, con un bel vestito elegante e sentirmi per una sera molto bella”. Marito di Isabella, ci leggi?

Lorena Battaglino (parrucchiera di Bra): “ Vorrei più rispetto come madri e donne lavoratrici e che lo Stato valutasse meglio il nostro lavoro. Nessuno si rende conto che, lavorando il doppio, dovremmo meritare di più. Si parla di parità, ma alla fine siamo sempre penalizzate”.

Ivana Baudino (staff dei Controvento Nomadi Tribute Band): “ Vorrei solo essere felice, sentire tanta pace e tanti sorrisi”. Dopo questo momento, occhioni a cuore.

Franca Benedusi (scrittrice): “ Vorrei, anche solo in sogno, riabbracciare mia figlia Silvia, sentire per un attimo la sua voce e poter accarezzare il suo viso. I regali che si possono desiderare sono tanti, ma per una mamma che ha perso la figlia questo è il più importante”.

Anna Bergero Bicci (operatrice socio sanitaria di Neive): “ Non devo cercare di essere una grande donna, mi ritengo molto fortunata, perché sono una moglie ed una mamma di due figlie meravigliose e ciò mi rende grande! L’8 marzo non fa altro che ricordarci quanto siamo importanti tutti i giorni dell’anno. Comunque, un mazzo di mimose non si rifiuta mai”.

Paola Bergesio (insegnante di fitness): “ Vorrei che noi donne fossimo valorizzate sia nel lavoro sia nell’ambito familiare, non solo l’8 marzo, ma tutti i giorni della nostra vita. Un riscatto che aspettiamo da sempre, ma che non è mai arrivato, nonostante si sia parlato di emancipazione. Ma quale emancipazione, se in ogni parte del mondo ogni donna che cerca di alzare la testa viene schiacciata dai pregiudizi e, cosa più triste, soppressa da chi la dovrebbe amare?!  Da una parte, trovo la festa solo un motivo per alcune donne di evadere una sera e, dall’altra parte, un modo per dire che ci siamo anche noi. Nascere donna è bello e questa ricorrenza la dedico a tutte quelle donne che non potranno più festeggiare”.

Maura Boccato (pittrice): “ Per celebrare la donna, uomini e donne abbracciatevi con un abbraccio profondo, che vi faccia sentire al sicuro, che vi scaldi il cuore. E di qui nasca la pace!”.

Checca Bonardi (braidese residente a Milano): “ Vorrei che ci fosse più rispetto per la donna, in modo che non si senta l’esigenza di celebrare una festa apposta”. Perché c’è chi si ricorda delle quote rosa l’8 marzo e poi, semplicemente, se ne dimentica il giorno dopo.

Irene Bottero (insegnante di Bra): “ Vorrei che le donne capissero che la felicità non è data solo da un uomo. Che relegare la felicità all’altrui persona è talvolta rischioso. Sento di donne che si spezzano la vita per delusioni e ciò non è sano per la salute psicofisica. Devono imparare a non essere egoiste, ma a volersi più bene. Quando leggo Alda Merini mi struggo per la sofferenza della sua trasparente sensibilità”. Una delle più grandi poetesse italiane, non servono commenti.

Caterina Brero (giornalista ed intellettuale di Bra): “ Semplicemente vorrei che le donne si amassero davvero tra loro e riuscissero a rispettarsi sempre...”.

Daniela Caggiano (cantante): “ Per questo 8 marzo e non solo, vorrei una maggiore considerazione del diritto alla maternità e, allo stesso tempo, che le donne che hanno avuto la possibilità di diventare mamme lo rispettassero profondamente come un privilegio prezioso e unico!”.

Erika Cagliero (volontaria Aghav): “ Ci vogliono attributi per amare le donne, quelle donne che hanno ferite da curare, o quelle di carattere, dure all’esterno, ma fragili dentro. Donne che continuano a donare se stesse anche a chi non le merita, donne che continuano a sbagliare ed a fare tesoro dei loro errori. Cadono e poi si rialzano, amano, si innamorano e soffrono. A volte è difficile raggiungerle, perché certe donne sono per pochi uomini. Però quando arrivano a te si aprono, scelgono di essere felici, utili e non manipolate, stimate non autocommiserate, scelgono di vivere per scelta, non per caso”.

Laura Campigotto (responsabile Protezione Civile del Comune di Alba): “ Vorrei che tutte le donne non si sentissero troppo in bilico tra lavoro e famiglia. Vorrei che il lavoro fosse a misura di donna, più elastico, per avere il tempo di curare i propri affetti e se stesse. Ecco, vorrei che tutte le donne fossero messe in condizione di dare sempre il meglio con soddisfazione ed entusiasmo, perché la qualità della vita delle donne è quella di tutta la società”.

Elisa Cerone (artigiana di Roreto di Cherasco): “ Vorrei che le donne venissero ascoltate e rispettate un po’ di più. E non usate come degli oggetti”. Secoli di storia a trazione maschile e di “ Auguri e figli maschi”, non sarebbe ora di cambiare?

Clarisse del Monastero di Bra: “ Ad ogni donna sia concessa la possibilità di gustare la bellezza e il poter vivere il suo essere donna. Che differenza c’è tra una donna del Texas e una del Bangladesh? Tra una donna europea e una dell’Afghanistan? Tra una che vive negli slums indiani e una nel Corno d’Africa. Nessuna differenza si direbbe... eppure quante... e non solo culturali!”.

Letizia Colla (braidese residente in USA): “ Sarebbe bello che le donne si aiutassero e si sostenessero di più tra di loro. Basta con invidie, competizioni e gossip. Cerchiamo di supportarci nel momento del bisogno, di gioire per i successi delle nostre amiche o conoscenti, insomma di essere gentili l’una con l’altra”. Esternare i propri sentimenti per dire quello che non si è fatto in tempo a dire.

Alessandra Comazzi (giornalista): “ Dall’8 marzo vorrei che le donne scendessero dai tacchi. La smettessero di usare uno strumento di tortura chiaramente inventato dall’uomo dicendo: “È una mia scelta. Mi slancia”. Forza ragazze, giù dai tacchi!”.

Norma Costantino (presidente Associazione Noi come te, donne operate al seno): “ Sembra una domanda facile e più facile ancora sarebbe dire che vogliamo la parità con gli uomini. Sinceramente, ho avuto esperienza sul lavoro di dirigenti donne molto spietate ed arriviste, quindi vorrei la parità dalle altre donne che non conoscono l’importanza della salute, della serenità e dei sorrisi. Sarebbe il modo giusto di vivere, che accomuna uomini e donne. Vorrei la salute, perché senza di essa non puoi avere una vita accettabile, serenità, perché senza di essa ci si ammala di più e, infine, i sorrisi. Basterebbe un po’ di gentilezza e qualche risata in più in qualsiasi ambiente, sia lavorativo che di amicizia o di relazione con gli altri e la giornata sarebbe più positiva. Questa è la vera parità! Ho avuto più comprensione dagli uomini che dalle donne”.

Paola Caterina D’Arienzo (Fata Lina della Melevisione): “ Creatività è femminile. Vorrei un mondo dove una donna artista venga valutata quanto un uomo artista”. In effetti, passeggiando per la città non posso fare a meno di notare che i nomi rosa delle strade sono pochissimi.

Luana De Carlo (wedding planner): “ Vorrei più rispetto per le donne anche nel mondo del lavoro”.

Sonia De Castelli (cantante e presentatrice): “ Cercare la parità, che dovrebbe essere scontata e normalità, pretendendo agevolazioni o falsa cavalleria, spesso mi offende. Mi spiego meglio. Recentemente ho letto un articolo su un quotidiano che recitava così: ‘Nominata nuovo primario donna del tal ospedale’. Come mai non ho mai letto: ‘Nominato nuovo primario uomo’? Perché si dà per scontato che un primario sia solo uomo? Perché forse un primario donna può destare scetticismo sulle competenze? Vergognoso. Avrei voluto replicare al giornalista. Per l’8 marzo noi donne dovremmo pretendere solo la normalità dei rapporti”. Ecco perché Sonia è sulla cresta dell’onda da tanto tempo, grazie a talento e carattere!

Franca De Mori (insegnante di Bra): “ Vorrei che le donne credessero di più in loro stesse, nelle loro potenzialità”.

Gabriella Del Treste (insegnante di Bra): “ La donna non ha bisogno di una festa fissata in un determinato giorno dell’anno. Chiede semplicemente di essere rispettata per la sua identità, per la sua intelligenza e per le sue capacità. Desidera e vuole una parità reale, di fatto. Esige rispetto e amore per la sua interezza di essere donna. Rifiuta la violenza e la prevaricazione, ogni giorno dell’anno”.

Mirela Nikaj Dodani (impiegata di Bra): “ Vorrei che arrivasse l’ora in cui non si parlasse più di uomini cattivi e di donne vittime. Vorrei che ognuno di noi facesse un esame di coscienza per il suo comportamento verso il prossimo, uomo o donna che sia”.

Francesca Fenocchio (campionessa olimpica di handbike): “ Ciò che vorrei non vale solo per l’8 marzo. Comunque, mi piacerebbe vedere meno menefreghismo da parte delle persone, ma più rispetto e serenità!”.

Loredana Fissore (barista di Bra): “ Vorrei serenità, salute e basta amicizie false”. Il regalo di Lory è un regalo a tutte noi.

Margherita Fumero (attrice): “ Vorrei che gli uomini capissero che le donne non sono una loro proprietà, vanno rispettate sempre, 365 giorni l’anno e non solo regalare loro le mimose l’8 marzo!”.

Donatella Gandino (insegnante di Bra): “ Sinceramente vorrei che non si festeggiasse l’8 marzo, perché una sola occasione mette in risalto che in tutti gli altri giorni c’è solo da combattere. In tanti anni si è fatto molto, ma non ancora abbastanza. Voglio tralasciare la violenza che le donne subiscono, poiché, per me, è una cosa troppo grande persino da pensare. Ma quante donne, in percentuale, ricoprono ruoli manageriali nelle aziende? Le poche che ci sono, che prezzo hanno dovuto pagare in termini di fatica per arrivarci e magari di affetti che hanno dovuto mettere in secondo piano?”.

Evelina Gemma (Consigliere comunale di Bra): “ Essere semplicemente donne. Senza aver bisogno delle quote rosa per emergere. Essere semplicemente donne, ognuna libera di dimostrare le proprie capacità, attitudini e desideri. Non dover più lottare per una vita in parità con l’altra metà del cielo. Forse è chiedere troppo? Non credo”.

Claudia Mallardo (animatrice parrocchiale braidese): “ Vorrei che a tutte le donne, in ogni parte del mondo, fosse offerta l’istruzione scolastica e vorrei che ogni donna, in ogni parte del mondo, potesse compiere scelte di vita in piena libertà, senza alcuna costrizione”.

Anna Marchiaro (commessa di Cuneo): “ Vorrei il rispetto. Più rispetto per il ruolo delle donne, per tutto ciò che fanno in qualità di mamme, mogli, compagne. Più rispetto e considerazione per il nostro impegno sia sul lavoro che in casa”.

Maria Mesiano (insegnante di Cherasco): “ Vorrei che noi donne ‘ci facessimo primavera’ a vicenda, tralasciando invidie e gelosie, riconoscendo il valore di ognuna”.

Caterina Milanesio (insegnante di Bra): “ Vorrei che le persone cui tengo e per cui mi preoccupo, siano familiari, parenti o amici, mi dicessero: ‘Tranquilla, stai serena, ora tutto va bene!’. Tutto qui”.

Anna Molinaro (pensionata braidese): “ Vorrei solo la salute, non ho bisogno d’altro”. Donatella Poggio (insegnante di danza e coreografa): “ Vorrei che i genitori dei figli maschi educassero i propri ragazzi a rispettare le donne”.

Manuela Riorda (commerciante di Bra): “ La salute, il lavoro, meno violenze su noi donne, più rispetto. Se vuoi qualcosa che non hai mai avuto, devi fare qualcosa che non hai mai fatto”. Il suo desiderio è semplice e geniale.

Pinuccia Sardo (insegnante di Bra): “ Vorrei che le donne fossero sempre giudicate in base al loro valore, senza pregiudizi. ‘Ovunque era lei, là era l’Eden’ dal Diario di Adamo ed Eva di Mark Twain. Penso che nessuna frase meglio di questa possa onorare la donna”. Ed io qui sono già sciolta.

Bruna Sibille (ex sindaco di Bra): “ Ne è passata di acqua sotto i ponti da quell’8 marzo di oltre cento anni fa, quando questa data venne accettata a mano a mano in tutto il mondo come la Giornata internazionale dei diritti della donna. Da allora le donne hanno fatto passi da gigante, in tutti i campi della vita pubblica e privata, passi di cui le ragazze di oggi spesso purtroppo hanno perso la memoria. Ma se ci sono molte ragioni per cui l’8 marzo può essere considerata e vissuta come la ‘festa della donna’, ce ne sono ancora tante per cui è bene considerarla ancora una Giornata della Donna, durante la quale ci si batte (donne e anche uomini, insieme) per eliminare le brutture che ancora esistono. Per la nostra Italia ne indico due in particolare: il femminicidio, che nel 2019 ha colpito oltre cento donne, frutto di una cultura ancora persistente in cui la donna non ha diritto di fare le proprie scelte di vita, ma deve rimanere succube dell’uomo. Delitti gravissimi contro la persona, che non possono essere giustificati in alcun modo. La seconda vergogna: la persistente inferiorità delle donne nel mondo del lavoro (e anche della politica): stipendi più bassi, carriere bloccate, subordinazione sessuale, precariato più spinto, licenziamenti per maternità. Festeggiamo dunque, ma diciamo anche un fortissimo “basta” a tutte queste disuguaglianze”. Dove devo firmare?

Andreina Tarasco (architetto di Canale): “ Vorrei che tutte le donne fossero libere di essere semplicemente se stesse, sempre! Vorrei che avessero la libertà per poter decidere della propria vita, ridere ed esprimere le proprie idee senza paura, oltre a potersi vestire liberamente, senza essere giudicate o messe al rogo”. E per tutti i cromosomi XY che stanno leggendo: fidatevi, il rogo - anche metaforico - è una cosa attualissima ancora oggi.

Marina Tibaldi (attiva nel volontariato braidese): “ Non vorrei qualcosa per l’8 marzo, però mi piacerebbe che le donne fossero considerate tali. La parità dei sessi serve solo agli uomini. Noi donne abbiamo gli stessi doveri e, alla fine, meno diritti. Siamo donne e dovremmo essere trattate come tali; dovremmo essere aiutate, perché la nostra vita è cento, mille volte più faticosa di quella di un uomo, al quale basta avere muscoli per dominare e prevaricare. Siamo deboli e, con questo non intendo molli, a volte il peso della vita ci schiaccia, ma dobbiamo per forza essere forti, dobbiamo avere le spalle larghe, dobbiamo sopportare, dobbiamo fare, dobbiamo essere responsabili… Vorrei che tutti questi ‘dobbiamo’ finissero e che gli uomini si mettessero nei nostri panni. Ecco, non vorrei la parità, ma la giusta e ponderata uguaglianza tra i sessi”.

Maria Teresa Zavattaro (volontaria al Santuario della Madonna dei Fiori di Bra): “ Per l’8 marzo vorrei semplicemente essere felice, avere i miei cari vicini, poterli abbracciare fisicamente e non comunicare solo sul web. Però mi consolo, perché tante altre mamme e nonne sono nelle mie stesse condizioni. Allora, mi viene da pensare a tutte quelle donne che stanno peggio di me per milioni di altri motivi. Per tutte chiedo meno mimose e più amore”.

E poi ci siete voi, donne che state leggendo. Purtroppo non vi conosco una per una, ma ho voluto farvi gli auguri in questo modo un po’ particolare. Ricordiamoci che, pure in una società dove la parola ‘pari opportunità’ resta un miraggio, siamo grandi. Non solo l’8 marzo.


Silvia Gullino

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