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Al Direttore | 02 aprile 2020, 11:43

Il Coronavirus a Nizza: "Difficile accettare uno stile di vita così stringente. Ma serve che tutti facciano la propria parte"

Riceviamo e pubblichiamo il racconto di Gianni Covino, giovane cittadino di Nizza e studente di giornalismo

Il Coronavirus a Nizza: "Difficile accettare uno stile di vita così stringente. Ma serve che tutti facciano la propria parte"

E' inutile nasconderlo, la situazione attuale è allucinante e imprevista: la Francia (ma di fatto l'intera Europa) non viveva una condizione di difficoltà così grave dalla fine della Seconda Guerra Mondiale. La carenza di dispositivi di protezione individuale e di gel igienizzante, per i cittadini privati ma soprattutto per gli operatori sanitari, è il problema principale di questi giorni esattamente com'è stato per l'Italia nelle ultime settimane.

Le autorità francesi hanno deciso di attivare misure di restrizione stringenti come quelle dell'Italia (o molto simili) a partire dal 17 marzo scorso. Forse un po' tardi, ma prima era stata comunque decisa la chiusura di tutte le scuole di ogni ordine e grado e degli esercizi "non necessari". Per uscire di casa serve compilare un documento che offre solo quattro opzioni (spesa, visite mediche, visita a un parente in condizioni critiche e compere in farmacia), le attività sportive sono consentite in un raggio massimo di un chilometro e chi viene fermato senza questo documento rischia una multa di 135 euro.

Da quella data la mia vita quotidiana si è svolta in modo abbastanza monotono, divisa tra le attività casalinghe e quelle universitarie: tutti i giorni si somigliano... non c'è nulla che aiuta a distinguere un giovedì da una domenica!

La mia università garantisce lezioni online tramite un software che consente ad alunni e professori di effettuare videochiamate: certo non sostituisce l'esperienza di un'aula magna gremita, ma è utile in questo contesto e per gli studenti come me è quasi l'unico scampolo di relazione sociale che rimane a disposizione. E' confortante, anche così, poter chiacchierare con amici, compagni e docenti.

Insomma tranne per il sabato e la domenica le lezioni occupano la maggior parte delle mie giornate; per il resto del tempo cerco di informarmi sulla situazione attuale e sullo sviluppo della pandemia tramite la televisione o contenuti online più specifici.

Se hai vent'anni è difficile accettare uno stile di vita così ristretto, ma serve che tutti facciano la propria parte, mantengano il controllo e sopportino. Personalmente, sono uscito soltanto una volta per sgranchirmi le gambe, un paio di domeniche fa.

Insomma, non ci resta che cercare di resistere e attendere l'arrivo di giorni migliori. Che torneranno, di questo sono (e dobbiamo esserlo tutti) assolutamente sicuro.

redazione

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