Gentile Direttore,
leggere il decreto "Cura Italia" mi ha fatto riflettere sul perché si debbano imporre così tante norme, così tanti ostacoli burocratici agli imprenditori e alle aziende. La chiusura di quasi tutto il sistema produttivo italiano non può essere risolta solo con la creazione di ulteriore debito bancario che dovrà essere sopportato dalle imprese.
Un decreto di cura per l'Italia, per di più steso con l'apporto di tutti i nuovi “super comitati” creati da questo governo che non va d'accordo su nulla se non sul mantenimento delle loro poltrone, sarebbe dovuto essere snello e facile da comprendere. Ci troviamo immersi in norme e cavilli che solo i commercialisti potranno, con difficoltà ed ore di lavoro, risolvere.
Il Governo delle dirette Facebook, essendo composto da personaggi che mai han lavorato in una azienda, non è riuscito a capire che l'opposizione era pronta ad essere costruttiva, a mettere sul piatto le migliori risorse economiche e tecniche possibili. La netta e assurda chiusura ad un dialogo non agevola certo una ripresa che deve essere concertata e ragionata ma che deve iniziare seppur con tutte le cautele del caso.
Ho provveduto ad inviare al ministro del Lavoro ed a quello delle Finanze delle interrogazioni parlamentari al fine di far chiarezza su queste complesse norme che regolano l'erogazione della Cassa Integrazione per i dipendenti e l'accensione del prestito bancario alle imprese.
È l'unico strumento che ci è concesso perché solo pochissimi emendamenti migliorativi al "Cura Italia", presentati dalle opposizioni sono stati ammessi in discussione e non è assolutamente detto vengano approvati.
Grazie,
Monica Ciaburro














