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Attualità | 12 maggio 2020, 20:00

La quotidianità al tempo del Covid-19: essere oss e infermieri in una RSA

Quattro chiacchiere con Dorian e Laura, responsabili socio assistenziali al Sant’Anna di Fossano

La quotidianità al tempo del Covid-19: essere oss e infermieri in una RSA

Nella giornata dedicata al personale infermieristico la nostra chiacchierata quotidiana per parlare di come il Covid-19 abbia cambiato le vite dei fossanesi non poteva che essere con due persone che, in questi mesi, hanno convissuto giorno dopo giorno con lo spettro del virus.

Dorian Gazulli e Laura Cagnotto sono responsabili socio assistenziali al Sant’Anna – Casa Sordella, RSA fossanese in cui il virus è riuscito, subdolo, a entrare, colpendo sia pazienti che personale.

La struttura ha iniziato a chiudere alle visite già dal 24 febbraio scorso: con le prime avvisaglie di contagi in Italia, infatti, si è iniziato a ridurre il numero de gli ingressi. Il 26 febbraio, poi c’è stata un’ulteriore restrizione limitando le visite a poche persone autorizzate.

Dal 5 marzo, poi, c’è stata la chiusura totale: “Nella struttura non è entrato più nessuno al di fuori del personale sanitario. Contestualmente al lockdown completo abbiamo aumentato  le risorse per fronteggiare il carico di lavoro. Prima c’erano parenti e volontari che ci davano una mano, mentre con la chiusura non è più stato possibile”.

Un’attività che è proseguita nella sua quotidianità tra l’apprensione per la diffusione del virus e la cura con la quale, abitualmente, il personale del Sant’Anna si relaziona con gli ospiti.

“Per affrontare una situazione come questa ci vogliono tante energie e tante risorse. Quando il 27 marzo c’è stato il primo caso, al di là dell’ansia la sensazione dominante è stato il dispiacere. Ci siamo sentiti un po’ sconfitti, ma abbiamo reagito con professionalità, operando nella tutela dei nostri ospiti, di noi stessi e delle nostre famiglie”.

Ecco che la struttura cambia volto: i pazienti man mano risultati positivi ai tamponi, fatti a tappeto,  a ospiti e personale, vengono trasferiti in un piano ad hoc, alcuni ricoverati in ospedale, i negativi a loro volta spostati in piani non contaminati: “La situazione è stata difficile da gestire. Già da marzo chiunque presentasse sintomi potenzialmente collegati al Covid-19 veniva posto in isolamento in camere singole, ma dopo i risultati dei tamponi ci siamo trovati in una situazione completamente insolita. Abbiamo sostanzialmente trasformato un piano in un reparto ospedaliero. È stato anomalo per noi, ma è stato anomalo anche per gli ospiti perché hanno avuto a che fare con personale completamente bardato da tuta, mascherina, visor e copricapo”.

Tra i casi positivi al Sant’Anna circa l’80% è risultato asintomatico, dato rassicurante, ma che in certa misura ha complicato la gestione da parte del personale: “Ci siamo stupiti moltissimo perché sono risultate positive al Covid-19 persone che stavano benissimo. Ci chiedevano perché dovessero essere poste in isolamento, mangiare in camera, non uscire, visto che non avevano nessun tipo di malessere”.

Difficile gestire la situazione e anche far fronte alle conseguenze che in un anziano, spesso con un equilibrio fragile, comporta uno spostamento: “Dobbiamo dire che le OSS e gli infermieri hanno fatto un lavoro eccezionale, superandosi ogni giorno. Nonostante la mancanza del contatto fisico sono riuscite a intercettare le fragilità degli ospiti, a confortarli, ad aiutarli a capire la situazione e ad accettarla. Un cambiamento di abitudini così grande per un anziano fragile può portare disorientamento, ma loro sono state davvero grandi. Hanno sempre avuto tutta la nostra stima, ma in questo periodo ci hanno resi immensamente fieri di loro”.

Per matenere i contatti con le famiglie sono subito state attivate le video chiamate, un modo per vedere in qualche modo in volto i familiari e da ieri sono anche iniziati gli incontri attraverso le vetrate con l’anziano in una stanza con vetrata e i familiari all’esterno della struttura, un piccolo passo verso la normalità che, in una situazione come quella di una RSA è ancora lontana da riconquistare al 100%: “La situazione sta migliorando, questa mattina abbiamo iniziato i tamponi di controllo tra gli ospiti al Sant’Anna  e se ci sarà il doppio tampone negativo potranno uscire dall’isolamento. Fortunatamente le notizie sono buone anche per le persone ricoverate in ospedale: due persone sono già rientrate al Sant’Anna dopo il doppio tampone negativo, una tornerà domani e una quarta è in attesa dei tamponi di controllo. La voglia di riaccoglierli tra noi è tanta, ma vogliamo essere prudenti e andare per gradi”.

In questi giorni è anche ripresa la fisioterapia, rigorosamente in camera, per i pazienti non Covid: “Normalmente al Sant’Anna le giornate erano scandite da tante attività che si sono dovute interrompere: c’erano le visite dei parenti, le attività con gli educatori, ogni giorno c’era musica o si festeggiava un compleanno. Questi cambiamenti sono stati difficili da accettare soprattutto dalle persone più lucide che repentinamente hanno iniziato a sentire la nostra voce spesso faticando a riconoscerci sotto le tute. Le OSS hanno iniziato a scrivere i nomi sulle tute per far sentire i pazienti a loro agio”.

Una grande prova per tutto il personale di tutte le RSA quella dell’emergenza Covid che oggi pare lasciare intravedere se non ancora la fine almeno un allentamento della morsa con la quale ha attanagliato il Paese: “È stato un momento tosto, ma con tanto lavoro e tanto impegno siamo riusciti e stiamo riuscendo a venirne fuori”.

Agata Pagani

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