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Politica | 25 maggio 2020, 16:16

Il Presidente del Piemonte in picchiata: è solo al 16° posto tra i governatori delle Regioni

Per Cirio, già un mese fa era suonato un primo campanello d’allarme, confermato ora da una nuova rilevazione. Il governatore sconta, evidentemente, la difficile gestione dell’emergenza sanitaria, ma anche la debolezza di una giunta che pare avergli piombato le ali

Il Presidente del Piemonte in picchiata: è solo al 16° posto tra i governatori delle Regioni

A meno di 30 giorni dalla rilevazione fatta da Winpoll per il Sole24ore, suona un altro campanello d’allarme per il governatore del Piemonte, Alberto Cirio.

Un mese fa un sondaggio riferiva che il 34% dei piemontesi non era per nulla soddisfatto del suo operato nella gestione dell’emergenza Coronavirus e il 39% lo era assai poco.

Dati che sono ora confermati da una successiva rilevazione, condotta questa volta in termini più generali e non limitata all’emergenza sanitaria, dagli istituti di sondaggio “Roma 3” e “Lab 21” per il quotidiano nazionale on line Affariitaliani.it.

Nella graduatoria di gradimento dei governatori delle regioni italiane, Cirio è posizionato nella parte bassa della classifica, al 16° posto, davanti solo a Michele Emiliano (Puglia), Renzo Testolin (Valle d’Aosta), Donato Toma (Molise) e, buon ultimo, Attilio Fontana (Lombardia).

A fine novembre 2019, in un altro sondaggio, Cirio era al settimo posto.

L’indice di gradimento di Cirio, condotto sul campione di popolazione nazionale, risulta essere del 33,5%, mentre è appena più alto riferito al campione piemontese (40,1%).

La classifica vede al primo posto, il presidente del Veneto, Luca Zaia, seguito dai colleghi della Campania, Vincenzo De Luca e dell’Emilia Romagna, Stefano Bonaccini.

Come si vede dalla trasversalità dei piazzamenti, non si tratta di giudizi condizionati dall’appartenenza a questo o a quello schieramento.

Sicuramente a Cirio non ha giovato la difficile gestione dell’emergenza coronavirus, specie nella fase iniziale.

Ma accanto a questo, è opinione degli stessi alleati che occorra un colpo di reni per imprimere al Piemonte quell’ “altra velocità” che altrimenti rischia di restare uno slogan risultato buono solo per la campagna elettorale.

Più che le critiche delle opposizioni, per altro blande e senza mai affondi determinanti, il presidente deve fare i conti con un esecutivo debole e scarsamente incisivo.

Il rinvio di un rimpasto di giunta più volte annunciato ma mai attuato, le incertezze sulle designazioni dei vertici di importanti società partecipate e, soprattutto, la mancata programmazione di interventi strutturali sul fronte economico costituiscono piombo nelle ali che rendono arduo il decollo in una situazione già oggettivamente difficile.

Sul piano politico, il governatore forzista deve fare i conti con una maggioranza di centrodestra tripartito Forza Italia-Fratelli d’Italia-Lega, in cui quest’ultima, con 23 consiglieri regionali, pesa da sola quasi tre volte la somma dei due partiti alleati.

La Lega, infatti, non perde occasione per ricordare a Cirio, con più o meno signorilità, che se siede su quello scranno è per grazia concessa dal loro leader Matteo Salvini.

GpT

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