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Attualità | 24 giugno 2020, 15:17

La Giunta di Saluzzo si riunisce nel parco di Villa Aliberti, dove da giorni bivaccano i migranti della frutta senzatetto

Il sindaco Mauro Calderoni: “Lo scopo è richiamare l'attenzione su un tema grave. Qui ci sono aspiranti braccianti in condizioni irrispettose della dignità umana ed inadeguate ad un paese civile”. Tanti nodi da sciogliere: competenze in capo a Stato e Regione, “norme anacronistiche”, demografia e frammentazione. Ma la stagione è ormai iniziata: “Ben venga ogni soluzione, anche imperfetta purché veloce”

La Giunta di Saluzzo si riunisce nel parco di Villa Aliberti, dove da giorni bivaccano i migranti della frutta senzatetto

La Giunta comunale di Saluzzo, guidata dal sindaco Mauro Calderoni, si è riunita poco fa, a partire dalle ore 15, nel parco Gullino, l’area verde di Villa Aliberti.

Il motivo? Ce lo spiega direttamente il primo cittadino: “Abbiamo sentito il segretario comunale, decidendo di convocare qui la seduta dell’esecutivo, per ragioni di opportunità e di connotazione simbolica, allo scopo di richiamare l'attenzione su un tema grave”.

Nel parco, infatti, da giorni stazionano numerosi senzatetto, aspiranti braccianti richiamati dalla stagione della raccolta della frutta in decine di Comuni del territorio, “in condizioni irrispettose della dignità umana ed inadeguate ad un paese civile”, sottolinea il sindaco.

Che va oltre: “La popolazione saluzzese è molto paziente e disponibile, ma la totale deregolamentazione del lavoro stagionale crea situazioni ormai insopportabili.

Un piccolo comune non ha le competenze ne le risorse per affrontare una vicenda come questa che ha risvolti enormi e richiede l’intervento di Governo e Regioni”.

Il DL Rilancio è chiaro: competenza alle “Amministrazioni dello Stato competenti” e alle Regioni

Già perché proprio il “Decreto Rilancio”, del 19 maggio scorso, all’articolo 103, comma 20, prevede che sia competenza delle “Amministrazioni dello Stato competenti” e delle Regioni “adottare soluzioni e misure urgenti idonee a garantire la salubrità e la sicurezza delle condizioni alloggiative, nonché ulteriori interventi di contrasto del lavoro irregolare e del fenomeno del caporalato”.

Una misura volta a “contrastare efficacemente i fenomeni di concentrazione dei cittadini stranieri in condizioni inadeguate a garantire il rispetto delle condizioni igienico-sanitarie necessarie al fine di prevenire la diffusione del contagio da Covid-19”.

L’emergenza epidemiologica del Coronavirus è infatti tuttora in atto, e lo rimarrà sino a fine luglio (salvo proroghe). E proprio in ragione di ciò, quest’anno, a Saluzzo il dormitorio temporaneo per i braccianti (il “PAS”) non ha aperto i battenti.

Il Comune aveva preannunciato questa possibilità sin da marzo, inviando un migliaio di SMS ad altrettanti aspiranti braccianti, annunciando che i locali del Foro Boario, causa emergenza Covid, sarebbero potuti rimanere chiusi per questa stagione.

Gli stessi gruppi che lo scorso anno chiedevano la chiusura del dormitorio comunale temporaneo, realizzato per dare un letto ed un tetto ai tanti aspiranti braccianti arrivati da ogni parte d’Italia, definendolo ‘lager’, ‘ghetto’ o ‘Guantanamo’, quest’anno ne hanno chiesto la riapertura immediata”.

Il riferimento del sindaco è chiaro, ed è rivolto ai gruppi promotori della manifestazione di giovedì scorso (dalla regia tutta torinese), andata in scena per le vie della città, che non ha risparmiato alcune tensioni con la Polizia proprio al Foro Boario.

“Dignità, diritti e doveri: il lavoro stagionale in agricoltura e le sue problematiche visti da Saluzzo”

Abbiamo offerto ospitalità ad una delegazione di aspiranti braccianti che avevano organizzato un sit-in finalizzato a sollecitare un incontro con Prefetto, comuni del territorio, Coldiretti, Confagricoltura e Caritas.

All’incontro erano presenti la Prefettura, i rappresentanti di altri 3 comuni sui 34 che rappresentano il territorio del distretto frutticolo, Coldiretti e Caritas. Alla mia proposta di unire le forze per far emergere a livello regionale e nazionale l’inadeguatezza della normativa vigente e la necessità di riformare il mercato del lavoro, la delegazione ha abbandonato l’aula e la manifestazione è degenerata sotto l’impulso di esponenti di gruppi antagonisti torinesi che nulla hanno a che fare coi braccianti.

Dispiace per gli scontri che hanno turbato la città, braccianti compresi: se non siamo di fronte ad una brutale strumentalizzazione politica e umana, siamo al cospetto di una drastica rivisitazione dei giudizi (o pregiudizi?) che lo scorso anno avvelenarono il clima di una cittadina accogliente e solidale.

Le problematiche che sono state esposte nell’incontro ci toccano: c’è un complesso normativo, frutto di una precisa impostazione ideologica, teso ad impedire una lineare integrazione delle persone straniere nel tessuto sociale ed economico”.

“Siamo una popolazione molto paziente, disponibile e accogliente, da sempre”

La popolazione saluzzese – ha aggiunto Calderoni nel suo intervento – è molto paziente e disponibile, ma la totale deregolamentazione del mercato del lavoro, specie stagionale, crea queste situazioni che si ripetono da un decennio e diventano ancora più allarmanti in periodo di pandemia.

Siamo persone accoglienti da sempre: numerose e ben integrate sono le comunità nordafricane, albanese, rumena ed è in crescita, da qualche tempo, quella centroafricana. Da anni, con un vero e proprio ‘volontariato delle istituzioni’ realizziamo, con fatica anche se in modo non risolutivo, dei sistemi di accoglienza per aspiranti lavoratori senza dimora.

Quest’anno apprezziamo il piano di monitoraggio del questore, la nomina di un commissario regionale per gli aspetti sanitari ed il tentativo del prefetto di formalizzare un protocollo generale, ma finché non si aggiornerà la normativa di settore, le questioni di politica del lavoro e di integrazione continueranno a degenerare in situazioni emergenziali”.

La richiesta è sempre la stessa: aggiornare una normativa “ormai anacronistica”

Ancora Calderoni: “Per uscire da questa logica emergenziale è urgente e necessaria una revisione delle norme che regolano il lavoro stagionale, specie in agricoltura. La Bossi-Fini è ormai anacronistica: persone che danno un contributo essenziale all’economia del Paese hanno bisogno di tutele e dignità.

Una legge che ha 20 anni e prevede un sistema di reperimento di manodopera basato sui flussi dall’estero che coprono ormai solo il 5% del fabbisogno. L’anno scorso sono stati autorizzati 18.000

flussi a fronte di un fabbisogno di 370.000 stagionali”.

Le altre questioni irrisolte

Calderoni ha voluto rimarcare come la pandemia da Covid abbia “gettato nell’incertezza l’intero Paese, ma sul settore agricolo pesano anche vecchie questioni ancora irrisolte”.

La demografia: “L’Italia è uno tra i paesi più vecchi al mondo, che in questo settore dipende ormai da molti anni da manodopera stagionale straniera. Nel cuneese addirittura per il 75%”.

La frammentazione: “Un distretto produttivo ancora poco strutturato, a cui nei picchi della raccolta servono molte braccia per pochi giorni, che dovrebbe essere incentivato a fare sistema per offrire continuità contrattuale ed razionalizzare l’impiego di manodopera”.

Un mercato del lavoro totalmente liberalizzato: “La mancanza di un sistema nazionale obbligatorio di incrocio di domanda ed offerta di lavoro non consente di ottimizzare la compatibilità stagionale tra Nord e Sud Italia”.

L’ospitalità: “Nel saluzzese oltre il 70% degli stagionali sono virtuosamente ospitati in azienda seppure non ci sia alcun obbligo in tal senso. Ma se è ormai evidente che questi lavoratori ultra-temporanei non hanno la capacità e la possibilità di provvedere autonomamente all’alloggio non si può scaricare il problema su aziende e comunità locali: serve un piano nazionale”.

La distribuzione di valore lungo la filiera: “Privilegia la grande distribuzione organizzata e punisce le aziende agricole, costrette a produrre sottocosto e gravate da contributi ben più alti della concorrenza internazionale, ma molto differenziate anche a livello italiano.

L’estrema precarietà del lavoro stagionale non può prescindere da un sistema di collocamento nazionale e da un piano per l’ospitalità per queste forme contrattuali ultra-temporanee. Perché non

regolamentare i flussi interni come avviene per quelli dall’estero? Si garantirebbe sicurezza al

territorio, manodopera qualificata alle aziende e dignità ai lavoratori”.

“La stagione della raccolta è iniziata, quindi ben venga ogni soluzione”

La stagione della raccolta è iniziata.

Per il sindaco, quindi, “ben venga ogni soluzione, anche imperfetta purché veloce, che tuteli i lavoratori e supporti le aziende che compongono un settore determinante per l’economia locale e nazionale e le cui produzioni sono apprezzate in tutto il mondo, ma non si perda di vista la necessità di una riforma complessiva.

Sullo sfondo rimane l’estrema precarietà del lavoro stagionale che non può prescindere da un sistema di collocamento nazionale e da un piano per l’ospitalità per queste forme contrattuali ultra temporanee”.

“Narrazioni che ormai si sciolgono come neve al sole”

La chiosa del sindaco: “Le narrazioni ormai si sciolgono come neve ai timidi raggi del sole tra un acquazzone e l’altro di questo anomalo inizio d’estate.

Triste il Paese che finge di non vedere quanto le proprie regole siano inadeguate e superate dalla realtà!”.

Nicolò Bertola

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