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Attualità | 23 ottobre 2020, 10:32

Covid-19, all'ospedale di Verduno c’è la prima vittima della seconda ondata

Ricoveri in quotidiano aumento nel plesso, che si prepara a incrementare i posti-letto dedicati. Verso la riduzione le attività programmate. Il direttore Asl Veglio: "Troppi ragazzi ancora in giro senza mascherina, i loro genitori arriveranno in reparto"

L'ingresso dell'Ospedale "Michele e Pietro Ferrero" di Verduno

L'ingresso dell'Ospedale "Michele e Pietro Ferrero" di Verduno

Non hanno tardato a realizzarsi le previsioni dei vertici Asl su un ribaltamento a carico dell’ospedale della situazione di contagi esplosa sul territorio di Langhe e Roero tra la fine di settembre e l’inizio di ottobre.

Tra le spie di un quadro che rischia di replicare quanto già visto nella scorsa primavera c’è la prima vittima per Covid-19 di questa seconda ondata, registrata nelle scorse ore al nuovo ospedale di Alba e Bra.

Si tratta di un sessantenne residente nell’Albese, per il quale il Sars-Cov 2 ha aggravato un quadro generale che già presentava altre patologie. Una morte, quello dell’uomo, che arriva a due mesi da quella che era stata l’ultima vittima del Covid-19 sul territorio: il 79enne di Alba mancato il 27 agosto scorso dopo aver contratto l’infezione durante un soggiorno estivo a Roccabruna.

E se la morte di un ricoverato rappresenta un evento purtroppo ordinario nel contesto di un ospedale, meno lo è il fatto che nel fine settimana l’Asl Cn2 abbia previsto di incrementare la dotazione del reparto dedicato a quanti presentano sintomi gravi dell’infezione, visto che l’attuale cinquantina di posti-letto stanno andando verso l’esaurimento. Una progressione importante, visto che appena due settimane fa, venerdì 9 ottobre, parlavamo di "solamente" 5 ricoverati, saliti a 17 già giovedì 15 ottobre e a 25 (di cui 6 in terapia semintensiva) solamente pochi giorni fa, lunedì 19 ottobre.

"Come tutti sappiamo – spiega il dottor Massimo Veglio, direttore generale dell’Asl Cn2siamo di fronte a una forte diffusione del virus e a un corrispettivo grosso impegno dei nostri servizi territoriali per rilevare i casi, tracciarli e isolarli. Ma una frazione di questi casi raggiunge purtroppo la compromissione clinica cui consegue la necessità del ricovero. Rispetto alla primavera per il momento è tutto un poco spostato verso la bassa intensità di cura, ma non mancano i pazienti anche gravi. Tutti i giorni ci sono comunque nuove persone da ricoverare, mentre come si sa nella prima fase dell’ondata non ci sono dimissioni, che arrivano solo dopo lungo tempo. Da qui l’incremento nel numero dei ricoverati, che ci porterà a dover rivedere la dotazione del reparto".

Prevedibile conseguenza sarà un primo rallentamento delle altre attività ospedaliere. Ancora Veglio: "Purtroppo è inevitabile. A Verduno stiamo facendo importanti sforzi per ampliare la dotazione di personale dedicato alla cura di questi malati, ma il bacino dal quale attingere è sempre lo stesso, per cui sarà inevitabile agire tagliando l’attività programmata. Stiamo valutando come. Faremo le scelte più oculate".

Il direttore generale ci aggiorna poi su come sta andando l’attività di tracciamento dei contatti da parte dei servizi di territorio, attività sulla quale circolano anche ricostruzioni che lo stesso dirigente non fatica a definire come "completamente false".   
"Non abbiamo avuto – spiega – alcuna partita di tamponi con problemi o addirittura andata persa. L’unica cosa non andata dal verso giusto in questi giorni è stato un momentaneo problema sul ritorno automatico dei referti sulla piattaforma informatica regionale, comunque risolto nel giro di breve tempo. Ma questo non ha impedito che l’esito positivo dei tamponi effettuati fosse comunicato immediatamente agli interessati, per cui nessun positivo è andato 'in giro' a causa di questa falla. Ci possono invece essere stati ritardi nella comunicazione ai negativi, coi conseguenti disagi facilmente immaginabili, ma il servizio ha funzionato e anche bene, considerata una situazione che numericamente ha dell’eccezionale".  

Sui numeri del "contact tracing" il dottor Veglio spiega poi che si sta proseguendo su "una media di 2.000-2.500 tamponi al giorno", e che, dopo un momento di calo indotto dalle nuove indicazioni regionali in materia, questi saranno destinati a risalire con l’introduzione dei test rapidi. "Scendono i molecolari e aumentano gli esami antigenici, che abbiamo iniziato a fare già giovedì scorso, destinandoli in particolare nelle residenze per anziani e in pronto soccorso. Rappresentano un vantaggio dal punto di visto dei tempi dell’esito, anche se al contempo hanno un impatto più alto sul sistema, visto che la loro somministrazione richiede tempi più lunghi".

Si va avanti quindi, a file serrate per rispondere all'impatto di questa seconda ondata della pandemia. Un’ultima considerazione il dottor Veglio la riserva ancora una volta all'importanza che tutti rispettino in modo rigoroso le regole vigenti e le ben note indicazioni per il contenimento del contagio. "Oggi (ieri, ndr) ero a Cuneo per una riunione. Ho attraversato corso Nizza intorno alle 14 e mi sono imbattuto in centinaia di ragazzi all’uscita da scuola, tutti senza mascherina. Tra di loro c’era sicuramente qualche positivo, che passerà il virus ad altri. Questi andranno a casa e lo trasmetteranno ai familiari. Non solo ai nonni, ma anche ai genitori, alcuni dei quali arriveranno poi in ospedale. Tutti dobbiamo fare massima attenzione e saper spiegare ai nostri ragazzi i rischi che possiamo correre".

Ezio Massucco

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