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Attualità | 28 dicembre 2020, 11:44

Vaccino anti-Covid: da domani al 25 gennaio 7.800 dosi per sanitari e Rsa di Langhe e Roero

Il direttore dell'Asl Cn2 Massimo Veglio: "Adesione alla vaccinazione gesto di responsabilità nei confronti della comunità. Intanto sarà importante continuare a rispettare le regole del distanziamento: in questi mesi il virus continuerà a diffondersi e dobbiamo evitare una terza ondata"

Il dottor Enzo Abrigo, direttore sanitario della “Residenza” di Rodello, riceve la prima dose del vaccino anti-Covid somministrato nell'Albese

Il dottor Enzo Abrigo, direttore sanitario della “Residenza”, riceve la prima dose somministrata nell'Albese al "Vaccine Day" di ieri

Un totale di 7.800 dosi in arrivo tra domani, 28 dicembre, e il prossimo 25 gennaio in cinque consegne diverse, una per settimana.

E’ questa la quota che è stata riservata all’azienda sanitaria dell’Albese e del Braidese delle 195mila dosi complessive (destinate a 120mila operatori delle aziende sanitarie e a 75mila tra operatori e ospiti delle Rsa) che da questa settimana e per tutto gennaio arriveranno in cinque tranche nei 28 hub ospedalieri che il Piemonte ha individuato per quella che rappresenterà la prima fase della vaccinazione anti-Covid.

Il dato è quello appena fornitoci dal direttore generale dell’Asl Cn2 Massimo Veglio, che in questo senso aggiorna quello (4-5mila dosi) anticipato ieri durante le operazioni di un "vaccine day" che ha visto il farmaco targato Pfizer BioNTech somministrato a una settantina tra operatori e pazienti della casa di riposo "La Residenza" di Rodello, alla presenza del governatore regionale Alberto Cirio e del vescovo di Alba Marco Brunetti, nella sua veste di delegato della Conferenza Episcopale del Piemonte per la Pastorale della Salute.

Un momento dall’alto valore simbolico, quello vissuto ieri in tutta Europa e che ha portato in Italia le prime 9.750 dosi del primo ritrovato autorizzato da Ema e Aifa, visto che promette di segnare un decisivo cambio di passo nella lotta contro il Covid-19. E che proprio per questa ragione porta con sé la comprensibile curiosità degli utenti rispetto a come la campagna vera e propria avrà ora inizio.

"Da qui a fine gennaio ci aspettiamo l’invio di un numero di dosi compreso tra le 4mila e le 5mila", aveva spiegato ieri Veglio con riguardo al territorio dell’Albese e del Braidese, ribadendo quanto contenuto dal piano vaccinale che il ministro alla Salute Roberto Speranza ha pubblicamente illustrato all’inizio di dicembre, allora spiegando come in tutta Italia i primi a ricevere il vaccino saranno gli operatori e i dipendenti delle strutture sanitarie (1.404.037 persone), seguiti dai residenti e dal personale dei presidi per anziani (570.287 persone), poi dagli anziani sopra gli 80 anni di età (4.283.048 persone), da quelli nella fascia 70-79 anni (oltre 13 milioni) e dalla popolazione con comorbilità croniche 7 milioni).

"Ci aspettiamo e ci auguriamo – è l’auspicio fatto proprio dal direttore generale dell'Asl – che le persone aderiscano in massa alla vaccinazione come gesto di responsabilità nei confronti della comunità. Più persone saranno vaccinate e più sarà difficile per il virus averla vinta, visto che se non troverà più il serbatoio in cui replicarsi sparirà autonomamente".

Ma come funzionerà la vaccinazione per i cittadini? Quella parte del piano andrà ora definita nei dettagli, ha in sostanza spiegato il massimo responsabile della sanità locale, ribadendo come "le indicazioni arriveranno con uniformità sul territorio nazionale dalla Protezione Cvile nazionale. E’ stato scelto di iniziare dalle Rsa e dagli operatori sanitari – ha spiegato Veglio – per evidenti motivi di protezione da una parte per la struttura che eroga i servizi e dall’altra per le persone che sono più fragili, e che quindi rischiano di avere quadri clinici più gravi. E’ molto probabile che nella fase successiva si indirizzi la vaccinazione verso quella parte di cittadinanza non residente nelle strutture assistenziali, ma che vivono a casa loro e che sono più fragili, e verso quella al di sopra di una certa età e con patologie croniche. Si faranno degli inviti per la popolazione e si organizzeranno punti vaccinali sul territorio, di modo da avvicinare il più possibile i destinatari, anche se, bisogna ribadire, la vaccinazione è un’operazione delicata in sé, che va fatta in strutture attrezzate".

Le fasi seguenti a quella che interesserà sanitari, anziani delle Rsa e categorie sensibili, come forze dell’ordine, personale della scuola e dei trasporti, sono in corso di organizzazione, insomma.
"Ovviamente una campagna vaccinale ha la sua complessità, si tratta di un’operazione delicata come qualsiasi altra vaccinazione, che in sé è un momento in cui molte persone vanno nello stesso posto: questo è un elemento organizzativo da valutare con attenzione. Ci vorrà qualche mese per raggiungere gli obiettivi e in questi mesi bisognerà comunque continuare a rispettare le regole del distanziamento, perché nel frattempo il virus continuerà a diffondersi e bisognerà evitare una terza ondata, perché le strutture sanitarie non sarebbero in grado di tollerarla se fosse come le due precedenti".

Una delle certezze riguarda il fatto che l’intera operazione durerà qualche mese, con la possibilità di proseguire anche oltre l’orizzonte del 2021. "Dipende anche da come evolverà la malattia – ha ripreso il dottor Veglio –. Ci aspettiamo che ci sia una riduzione progressiva. I mesi estivi, come già nel 2020, saranno in questo senso favorevoli, nel senso che in estate si vive maggiormente all’aperto e c’è meno occasione di contagio, e quello sarà un momento buono per continuare a fare la vaccinazione. Ma nello stesso tempo la gente si sentirà più protetta di per sé, e quindi bisognerà convincerla ad andare avanti con la campagna vaccinale. Insomma, è tutta una questione in evoluzione, si procederà di settimana in settimana, ma saremo pronti ad affrontarla, non ognuno per sé, ma secondo le indicazioni della Protezione civile nazionale".

PARLA IL DIRETTORE VEGLIO

Nel frattempo in tutto il Piemonte si procederà con le indicazioni che il Dirmei ha definito nelle scorse settimane. Il programma per inoculare il vaccino prevede turni di 8 ore ciascuno da effettuare sette giorni su sette, aveva fatto sapere nei giorni scorsi la Regione. Su questa base si è individuato un fabbisogno di 143 medici e 160 infermieri, ai quali verranno affiancati 150 operatori socio-sanitari per l’igienizzazione delle postazioni e 145 amministrativi per gli adempimenti burocratici. La vaccinazione del personale e degli ospiti delle Rsa sarà effettuata dal personale delle aziende sanitarie per quelle strutture che non possono procedere autonomamente. In tal caso la Protezione civile ha messo a disposizione 62 mezzi mobili.

Ezio Massucco – Videointervista di Andrea Olimpi

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