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Politica | 28 dicembre 2020, 15:46

Calderoli contro De Luca: “Io, malato oncologico, faccio la fila”

Il vicepresidente leghista del Senato, narzolese d’adozione, polemico col pittoresco governatore della Regione Campania che ieri, primo tra i politici, si è fatto vaccinare ad uso delle telecamere

Calderoli contro De Luca: “Io, malato oncologico, faccio la fila”

“Io credo nel vaccino anti Covid e ritengo sia la soluzione alla tragedia che viviamo da un anno. Sono un malato oncologico, sono immunodepresso, sono medico ospedaliero ancorché in aspettativa, sono vicepresidente vicario del Senato, e aspetto diligentemente quando arriverà il mio turno per essere vaccinato, senza saltare alcuna fila. Poi vedo De Luca invece, che in base a non so quale norma, ha potuto vaccinarsi subito, nelle primissime ore, senza fare alcuna coda, precedendo sanitari, anziani e malati. Che dire? Credo che ci voglia un bel coraggio dopo questo gesto, soprattutto quando ti guardi al mattino allo specchio...”.

Queste le parole rilasciate all’agenzia Ansa dal leghista Roberto Calderoli, vice presidente del Senato, narzolese d’adozione in quanto marito dell’europarlamentare Gianna Gancia, commentando la vaccinazione del governatore campano Pd Vincenzo De Luca, da molti giudicata come una mancanza di rispetto o comunque una trovata ad uso delle telecamere.

Calderoli è uno dei pochi dirigenti leghisti della prima ora ad essere scampato alla cosiddetta “Notte delle scope”, quella in cui vennero epurati tutti i vecchi dirigenti del Carroccio che facevano parte del cerchio magico bossiano.

Resta, in assoluto, uno degli esponenti della Lega più rispettati dal nuovo corso salviniano del partito.

Nonostante sia bergamasco, a lui devono la loro fortuna gran parte dei leghisti cuneesi approdati negli ultimi due decenni agli scranni romani di Montecitorio e Palazzo Madama o a quelli regionali torinesi di Palazzo Lascaris.

Non è amato da Matteo Salvini né dai salviniani di stretta osservanza, ma la sua esperienza politica soprattutto in fatto di regolamenti elettorali (è il padre del “Porcellum”) fa sì che sia temuto e per questa ragione gli sia concessa quella libertà d’espressione (che altri non hanno) senza autorizzazione preventiva da parte del Capitano, anche quando non collimante. 

Protagonista in passato di sortite non sempre ortodosse che suscitarono clamore mediatico, qualche settimana fa in Senato non ha mancato di redarguire il suo stesso segretario, imponendogli l’uso corretto della mascherina in aula.

GpT

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