ELEZIONI COMUNE DI CUNEO
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Politica | 28 gennaio 2021, 07:56

Mentre la ministra Dadone è sulla graticola, i 5 Stelle aprono la campagna elettorale

Sui muri della città capoluogo di provincia campeggiano già i manifesti di propaganda con la scritta “Dopo 30 anni si farà l’autostrada Cuneo-Asti. Grazie ministra Dadone”. Un segnale che la crisi di governo sta precipitando verso il voto?

Mentre la ministra Dadone è sulla graticola, i 5 Stelle aprono la campagna elettorale

A Cuneo, a giudicare dai manifesti affissi in città, il Movimento 5 Stelle ha già dato il via alla campagna elettorale.

L’effige della ministra della Pubblica Amministrazione Fabiana Dadone,  affiancata a quella del Presidente del Consiglio dimissionario, Giuseppe Conte, campeggia sotto i portici accompagnata dalla scritta “Dopo 30 anni si farà l’autostrada Cuneo-Asti. Grazie ministra Dadone”.

Un “tazebao” che si presta ad una duplice interpretazione.

Da un lato, rientra nella corsa che un po’ tutti i partiti stanno facendo per accaparrarsi il merito di un’opera che, in verità, è lungi dall’essere ultimata.

Dall’altro, considerando la congiuntura politica, sembra tradire l’ineluttabile convinzione che la crisi di governo stia precipitando verso il voto.

Ecco dunque allora che i 5 Stelle si portano avanti col lavoro e fanno quadrato intorno alla ministra, unica rappresentante cuneese nell’esecutivo Conte bis, lasciando con ciò intendere che la sorte della loro più autorevole esponente nella Granda sia segnato e si preparano alle urne.

Fabiana Dadone è stata l’unica, tra gli otto parlamentari cuneesi interpellati,  a non aver risposto alla nostra richiesta di un commento dopo le dimissioni del premier.

Il destino ministeriale della deputata di Carrù appare legato ad un esile filo, quale che sia lo sbocco della crisi.    

Non più tardi di un paio di giorni fa, sul suo profilo social, aveva ribadito piena fiducia e assoluta vicinanza al ministro della Giustizia Alfonso Bonafede.

“Mettere in discussione il lavoro di Alfonso – aveva scritto – significa essere fuori dalla realtà. Avanti tutta, uniti e compatti!”.

Basterà questo atto di fede incondizionata verso il collega, nei cui confronti pende una mozione di sfiducia, a consentirle di restare in sella in un ipotetico Conte Ter?

“Bonafede, quest’anno, è quasi come se non ci fosse stato – ha sostenuto ier l’altro il deputato pentastellato Andrea Colletti, avvocato, molto critico sull’operato del capo delegazione M5S – è stato carente anche dal punto di vista del dialogo. Molti nel Movimento la pensano come me, ma hanno timori a dichiararlo”.

La mancanza di una leadership chiara e condivisa nel M5S – quella che avrebbe dovuto scaturire dagli Stati generali, ma rimasta incompiuta – lascia sottendere che, qualora prendesse corpo un nuovo governo pur a guida Conte, molte teste grilline potrebbero cadere.

Tra queste la più ingombrante è proprio quella di Bonafede.

C’è chi, tra gli avversari politici, fa notare che se Dadone associa le sue speranze alla sorte del Guardasigilli il rischio del “simul stabunt, simul cadent” (insieme stanno oppure insieme cadranno) è qualcosa che assomiglia molto ad un sinistro presagio.

Al di là dei proclami, infatti, tutto si può dire fuorchè ci sia compattezza nel partito fondato da Beppe Grillo.

E se mai si arriverà al varo di un nuovo governo, quando si tratterà di comporre le caselle ministeriali, prevarrà anche tra i 5 Stelle – così come è sempre successo in tutti i partiti in ogni stagione politica-  l’inesorabile legge dell’ “ognuno per sé”.

La strada che un anno fa le era stata aperta dai buoni uffici del Presidente della Camera, Roberto Fico, è diventata per la cittadina-ministra Fabiana un sentiero stretto e accidentato. 

Giampaolo Testa

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