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Economia | 13 febbraio 2021, 07:15

Ferrero scommette sui gelati: in Francia gli stecchi ispirati alle praline Rocher e Raffaello

Dopo la positiva collaborazione con Unilever il gruppo di Alba spinge sull’acceleratore della diversificazione con nuovi prodotti da frigo che rivisitano i due celebri cioccolatini

Ferrero scommette sui gelati: in Francia gli stecchi ispirati alle praline Rocher e Raffaello

La parola d’ordine è sempre la stessa: diversificare. Allargare ancora e sempre di più un’offerta di prodotti che ogni anno si presenta più ricca. Aggredire nuovi mercati e allontanare così quello che deve essere stato lo spauracchio degli inizi, settantacinque anni fa: quello di una produzione troppo legata alla stagionalità del cioccolato.

E’ una storia che si ripete, in questo senso, quella del gruppo di Alba, che alla Nutella e alle sue inconfondibili praline (la prima fu il Mon Cheri, 1958) affiancò i Tic Tac quando il compianto cavalier Michele era poco più che quarantenne (1969), e ancora oggi il piccolo confetto nato ad Alba rappresenta uno dei prodotti di punta del sempre più promettente mercato Usa.

Dalla fabbrica insediata nella capitale delle Langhe e da quella intanto insediata in Germania erano intanto uscita la linea Kinder (1968), le prime merendine (la Fiesta è del 1971) e pure l’Estathè (1972), che per decenni rimarrà l’unico tè industriale presente sul mercato a essere realizzato mediante infusione.

Da alcuni anni, da quando il timone dell’azienda è passato al figlio Giovanni, presidente esecutivo di una galassia che proprio ieri ha annunciato di aver superato la soglia dei 12 miliardi di fatturato, l’oggetto dei desideri di casa Ferrero sono stati i biscotti.

Non soltanto i Nutella Biscuits, arrivati sul mercato italiano a novembre 2019, dopo alcuni mesi di lancio su altre piazze europee (di pochi giorni fa l’ufficializzazione dell’accordo col Mise per un investimento da oltre 89 milioni per il raddoppio dello stabilimento di Balvano), ma anche al centro di alcune delle acquisizioni che stanno segnando il cambio di linea impresso dopo il passaggio di testimone tra il patriarca e lo stesso Giovanni.

Fu ancora il cavalier Michele, nei primi anni Duemila, a spingere con determinazione per il lancio del "Gran Soleil" (2006), innovativo sorbetto in vaschette monoporzione in vendita fuori dal comparto frigo. Archiviata quell’esperienza, non accompagnata da sufficiente fortuna di mercato nonostante importanti investimenti, Ferrero ha continuato a scommettere su questo comparto come a un nuovo fronte di importante diversificazione, al fianco dei biscotti.

Lo ha fatto passando dal lancio, tre anni fa, dei gelati a marchio Kinder realizzati insieme a Unilever, tra i big del settore tramite la controllata Algida. E nel frattempo si è attrezzata per trasformare quella produzione in qualcosa di proprio, grazie all’acquisizione, nel maggio 2019, di Ice Cream Factory Comaker, principale produttore spagnolo del settore.   

Ora la notizia, che ancora una volta vede la Francia come primo approdo di un lancio destinato ad allargarsi poi ad altri mercati - anche se al momento l’azienda non conferma e tantomeno indica date possibili per lo sbarco italiano.

E’ nel Paese d’Oltralpe, infatti, che il gruppo albese ha fatto debuttare tre nuovi stecchi ispirati alle sue celebri praline Rocher e Raffaello, di cui riproducono le caratteristiche che vedono questi cioccolatini protagonisti di un successo consolidato lungo decenni.

Il Rocher ha quindi un cuore di gelato alla nocciola avvolto da cioccolato. Realizzato nelle versioni classic e dark, al latte o fondente, viene venduto in confezioni da 4 pezzi a un prezzo consigliato di 3,89 euro.

Stessa filosofia per Raffaello: cuore di gelato al cocco con la copertura di cocco grattugiato e mandorle a pezzi che richiama il suo fratello più grande.

L’intenzione è quella di affacciarsi con sempre maggiore determinazione su un mercato che, stando ai dati Nielsen, oggi è servito da una produzione industriale che in Italia vale 840 milioni di euro, con 2,2 miliardi di pezzi venduti nella sola grande distribuzione, mentre a livello globale parliamo di un piatto da 15 miliardi di euro.

Ezio Massucco

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