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Economia | 13 luglio 2021, 17:40

Export dopo la pandemia, in Piemonte un'azienda su due entro fine anno punta a superare i livelli pre crisi

La sostenibilità pesa più del brand e del made in Italy. "Ma la gigafactory è stato in duro colpo e ci ha fatto molto arrabbiare"

Export dopo la pandemia, in Piemonte un'azienda su due entro fine anno punta a superare i livelli pre crisi

Un'azienda su due, a fine 2021, prevede di fare meglio in termini di export rispetto al periodo pre pandemia. E un 25% conta di tornare almeno in pari. "Merito" della strategia aziendale, ma anche della competitività dei prodotti e dei servizi, ma anche la tecnologia. Con la "sostenibilità" che super anche la forza del brand e del made in Italy.

È questo, il Piemonte che esporta, secondo i lavori del convegno sul futuro internazionale della regione ospitato nella giornata di oggi presso l'Ilo di Torino e organizzato da Confindustria Piemonte e Unioncamere. Una finestra affacciata sul Po e sulla collina torinese, ma da dove lo sguardo sa spaziare ben oltre i confini nazionali e continentali. L'obiettivo sono i mercati dell'Europa allargata, compreso il Regno Unito, ma anche gli Usa e la Cina (mercato di interesse per molti, ma che al momento, per la sua complessità, non è ancora operativo).

Cosa serve, per riuscire? Competenze, ma anche sviluppo tecnologico e innovazione, fino agli incentivi all'internazionalizzazione.

E tra i bisogni delle imprese ci sono proprio i corsi professionalizzanti, l'unione tra ITS e lauree professionalizzanti, la comunicazione tra aziende e studenti per rendere anche le PMI come destinazione di lavoro attrattiva e una regia unica per la formazione a 360 gradi.

- STELLANTIS, UN DURO COLPO E UN GAP DA COLMARE

"Dopo il Covid il mondo sarà completamente diverso da quello che conoscevamo nel 2019 - dice Fabrizio Ricca, assessore regionale all'internazionalizzazione - Il veicolo principale che abbiamo è il Ceipiemonte e già nella prossima primavera faremo il punto di ciò che siamo riusciti a fare". E il PNRR farà la sua parte. "Arrivano tanti soldi che arrivano dall'Europa anche come fondi comunitari e insieme alle aziende dobbiamo creare le condizioni per aprire nuovi canali di business. Da un lato è importante esportare, ma anche attrarre investimenti".

La scelta di Stellantis di portare la gigafactory a Termoli? "È stato un brutto colpo e dobbiamo trovare il modo di colmare il gap e ricostruire nuove occasioni di lavoro e sviluppo", conclude Ricca.

- LA PANDEMIA HA ACCELERATO I CAMBIAMENTI. SULLA GIGAFACTORY CI SIAMO MOLTO ARRABBIATI
"Dobbiamo supportare quelle aziende che hanno meno propensione ad andare all'estero e praticare i mercati tradizionali - aggiunge Dario Gallina, vicepresidente di Unioncamere Piemonte e presidente della Camera di Commercio di Torino - anche perché la pandemia ha mescolato le carte e speriamo che questo possa in qualche modo rappresentare un'opportunità. Dobbiamo interpretare questi cambiamenti".

"Sulla gigafactory ci siamo rimasti male, ci siamo arrabbiati molto, proprio perché Torino è la città dell'auto e con i nuovi competence center vogliamo dare spinta a un settore tradizionale. E dunque pretendiamo che il governo tenga conto di questo tipo di vocazioni. Le scelte di un'azienda privata sono libere, ma serve un'ottica di governo che abbia una progettuale unica e condivisa. A Torino ci stava bene, anche perché da tempo parliamo di Area di Crisi complessa e quindi vuol dire che c'è un problema e non si può nascondere la polvere sotto il tappeto".

massimiliano sciullo

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