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Cronaca | 02 dicembre 2021, 14:26

Rapinarono 18enne del cellulare: pesanti condanne per due 28enni

Il fatto nel novembre 2018 in largo Argentera a Borgo San Dalmazzo, mentre la vittima rincasava da una serata in discoteca. Prima gli chiesero di fare una telefonata, poi gli strapparono lo smartphone dalle mani e lo aggredirono con calci e pugni

Foto generica

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Sotto accusa per aver rapinato un 18enne a Borgo San Dalmazzo, mentre nottetempo stava rientrando a casa dalla discoteca, sono stati condannati dal Tribunale di Cuneo il 28enne A.D., di origini somale, e J.H.O., 27enne colombiano, rispettivamente a 8 anni e a 5 anni e 6 mesi di carcere. L’episodio, il novembre 2018.

A essere riunito nel procedimento anche un episodio di furto contestato ad A.D., attualmente in carcere, per cui è stato condannato ad altri 6 mesi. Totale della pena inflitta: 8 anni e 6 mesi di reclusione.
La contestazione da parte della Procura, come si è detto, riguardava un furto avvenuto in quel periodo nell’ex luogo di lavoro del 28enne, un negozio di telefonia in corso Brunet a Cuneo. A incastrarlo, le registrazioni delle videocamere di sorveglianza che l’avevano ripreso a rubare un cellulare in esposizione.

In quella notte del novembre 2018, stante la ricostruzione fornita in aula, la vittima venne fermata da uno dei due imputati, che gli aveva chiesto di poter fare una telefonata col suo cellulare. Al suo diniego, la vittima della rapina era stata presa per il braccio da uno di loro. Impaurito il ragazzo aveva quindi estratto il telefono per comporre il numero dettatogli dal ragazzo, che in quel momento glielo ha strappato dalle mani. Il 18enne, inseguendolo, era stato raggiunto alle spalle dal complice, che lo aveva aggredito con calci e pugni. A intervenire in suo soccorso, il titolare di un locale di largo Argentera, che riuscì a raggiungere J.H.O., successivamente consegnato ai Carabinieri.

Gli inquirenti sono riusciti a risalire all’altro imputato anche attraverso alcune dichiarazioni rese da un ragazzo, testimone d’accusa nel processo, conoscente di A.D. Un mese circa dopo la rapina il ragazzo aveva riferito ai Carabinieri di essere andato in più occasioni sotto casa di A.D. per riscuotere un credito di 70 euro. La moglie di A.D., esasperata, aveva chiamato i Carabinieri. Fermato dai militari, il ragazzo, arrabbiato, aveva raccontato la faccenda della rapina del cellulare aggiungendo che sarebbe stato proprio A.D. in persona a confidarglielo. Sentito come testimone d’accusa, il ragazzo ha ritrattato quanto aveva riferito a sommarie informazioni: “Lui non mi ha mai detto queste cose. Ne ho sentito dire in giro da altre persone, non ricordo chi fossero. Ho voluto mettere nei guai A.D. perché ero arrabbiato per il debito che non mi aveva pagato”.

Questo cambio di versione è stato ritenuto dai giudici del collegio una violazione dell’impegno testimoniale, ove, sotto giuramento, si ha l’obbligo dire la verità. Per questo motivo, hanno disposto la trasmissione degli atti alla Procura, che deciderà se chiedere il rinvio a giudizio del testimone per “falsa testimonianza”.

CharB.

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