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Pandemos, canti dalla Granda | 16 aprile 2022, 08:05

Pandemos, canti dalla Granda/05: i Fora ‘d Tuva con Cantè j’Euv [FOTO E VIDEO]

Prosegue il nostro appuntamento settimanale con le musiche della tradizione, in viaggio alla scoperta di voci, gruppi e autori del Cuneese

Pandemos, canti dalla Granda/05: i Fora ‘d Tuva con Cantè j’Euv [FOTO E VIDEO]

Dopo le proposte delle scorse settimane, Targato Cn e La Voce di Alba proseguono con la rubrica settimanale rivolta a quanti amano la musica e i canti della nostra tradizione. Un mondo che proviamo a raccontare attraverso il progetto "Pandemos", iniziativa sostenuta dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Cuneo e grazie alla quale andiamo alla scoperta del variegato panorama delle formazioni di canto in piemontese attive nella nostra provincia.
I curatori di "Pandemos" stanno lavorando alla creazione di un archivio digitale contenente informazioni su queste diverse e interessanti realtà della nostra scena musicale. Settimanalmente faremo visita nelle loro case e li ascolteremo esibirsi dal vivo, rendendoli protagonisti di uno speciale appuntamento con l’arte di casa nostra.

 

 

ROBERTO BELLA PRESENTA PANDEMOS

 

 

I FORA 'D TUVA CON CANTÈ J'EUV

 

Chi sono. Nella settimana di Pasqua, dopo il tramonto, un gruppo di giovani partiva a piedi dal paese, capitanati da un falso fraticello elemosiniere e andava vagando per la campagna di cascina in cascina, a chiedere le uova in cambio di una canzone benaugurale (Cantè j’euv).

Una mescolanza di sacro e profano memore di rituali ancor più antichi, quando si credeva che la terra avesse bisogno di essere ridestata dal sonno dell’inverno! La visita era funzionale anche al ripristino delle convivialità interrotte durante l’inverno, quando il freddo e la neve isolavano la comunità dentro alle rispettive abitazioni.

I prodotti ricavati dalla questua sarebbero serviti per imbandire un pranzo comunitario il lunedì dell’Angelo (Pasquetta) o più prosaicamente a riempire la pancia dei questuanti che evidentemente non se la passavano molto bene economicamente.

La canzone era una specie di filastrocca in dialetto piemontese: “Suma partì da nostra cà, ca i-era n’prima seira, per venive a salutè, devè la bun-ha seira…” (Siamo partiti dalle nostre case che era da poco sera, per venirvi a salutare e darvi la buona sera). Questo l’inizio. Poi seguivano altre strofe, molte altre strofe, in cui si invitava il padrone di casa a uscire e consegnare un po’ di uova. Il padrone il più delle volte usciva per davvero, magari assonnato nel primo sonno, con i pantaloni ancora in mano, e faceva scivolare una dozzina d’uova in una cesta portata a braccio da uno strano figuro, il fratucìn (che era poi nient’altro che un ragazzo vestito da frate). Dunque succedeva di tutto un po’ in quei cortili di cascina illuminati solo dalla luna, quando c’era: i cantori cantavano, il padrone, o la padrona, di casa per lo più stava al gioco e, dopo essersi fatta attendere un po’, si affacciava all’uscio con le uova in mano, quindi potevano accadere molte cose: che i cantori ringraziassero, sempre con il canto, la padrona per poi riprendere il cammino verso un’altra cascina, oppure che il padrone di casa, ormai ben desto, facesse entrare in casa o in cantina i ragazzi, offrendo loro un bicchiere di buon vino rosso e tagliando il salame fatto in casa. Erano rare le volte in cui il padrone di casa non voleva proprio saperne di uscire: in quei casi i ragazzi se ne andavano maledicendo la cascina e i suoi abitanti, in particolare gli animali e il raccolto.

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Produzione Video: Lorenzo Turco www.thetrucoframes.com
Produzione Audio: Roberto Beccaria

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