Dormientibus in Bargiis
Sonetto imperfetto in rime sfrangiate al 7/7 di 77 anni dopo
Il titolo, tradotto, significa “Dedicato ai Dormienti in Barge”: si tratta di un sonetto, una composizione poetica della tradizione italiana, sia pure con qualche inserzione sperimentale. Questo tipo di poesia, che si definisce “in forma chiusa”, è oggetto, da ormai quasi vent’anni, di un simposio, di un concorso di poesia organizzato dall’associazione Cenacolo studi “Michele Ginotta” che ha sede a Barge e che è per l’appunto dedicata a un allievo di Giovanni Pascoli, Michele Ginotta (1883-1944) a sua volta poeta bilingue (scrisse infatti composizioni poetiche, oltre che in italiano, in latino) e autore di un diario intitolato Barge dopo l’armistizio (1943-1944).
per cui morí la vergine
lux enim
ignis est accidens e,
scrisse il prete nella sua edizione di Scoto
Hilaritas la virtú hilaritas
de Hilarii Insula vagula
S’inragnano, sgrommati, nelle crepe →
← s’irraggiano, ingrommati, dalle crepe,
riarsi, i volti, dai cretti – li hai visti –,
squadrare gli occhi, di contraria fede,
di sclatte lurche, lanzi e refascisti.
L’arruncigliato crepitio si sente,
di non poundiani neri, ai nazi misti;
nelle malte candite Johnny assente, e
s’indraca – solo – tra i rabbrividenti.
Dormienti argille, cocci rinsecchiti,
in palpebrare attonito, noi stiamo,
muti, sostando, al vostro sonno eterno,
muti, avanzando, al vostro sguardo aperto.
Ai vostri cigli vivi, noi guardiamo,
argille dormienti, occhi invigoriti.
(Mauro Comba, Cenacolo studi “Michele Ginotta”)














