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Economia | 16 maggio 2022, 07:00

UE ed energia russa, differenze fra Stati membri su sanzioni e conti in rublo

Non tutti i Paesi membri dell’Unione Europea sottostanno alle medesime condizioni rispetto all’obiettivo di rinuncia alle fonti energetiche provenienti dalla Russia

UE ed energia russa, differenze fra Stati membri su sanzioni e conti in rublo

Non tutti i Paesi membri dell’Unione Europea sottostanno alle medesime condizioni rispetto all’obiettivo di rinuncia alle fonti energetiche provenienti dalla Russia. Vi sono tre Stati del cosiddetto “gruppo di Visegrad”, i quali non avendo sbocco sul mare incontrano maggiori difficoltà nell’acquistare gas e petrolio da altri fornitori: si tratta di Ungheria, Repubblica Ceca e Slovacchia. Dunque Bruxelles prevede per essi tempi più dilatati e si parla anche di compensazioni economiche. Inoltre, il premier ungherese Orbán ha fatto notare che l’abbandono del petrolio russo sarà come una “bomba atomica” per l’economia magiara, mentre l’ex premier slovacco Fico ha dichiarato di non gradire gli interventi del presidente ucraino Zelensky, perché intaccano gli interessi di Bratislava. Ed ecco che la Bulgaria ha iniziato a pretendere anch’essa un trattamento preferenziale giustificato da motivi tecnici: la sua principale raffineria (la più grande dei Balcani) ha bisogno di tempo e spese per passare in sicurezza alla lavorazione di un altro tipo di greggio rispetto a quello russo. Così, finché nella UE non si trova il modo di soddisfare tutte le richieste, non può passare l’ennesimo pacchetto di sanzioni contro Mosca, poiché serve il voto unanime. Come riportato dal sito Strumenti Politici, anche la questione del pagamento del gas da effettuare in rubli è piena di ambiguità - è una “zona grigia” come ha detto Mario Draghi parlando a Washington. Lo stesso Draghi ha fatto sapere che il maggiore importatore tedesco ha già pagato in valuta russa, mentre diversi operatori europei hanno aperto un conto in rubli presso la Gazprombank, la banca del colosso energetico russo Gazprom, che la UE ha lasciato fuori fuori dalle misure sanzionatorie di esclusione dal sistema SWIFT, che colpiscono invece un altro istituto bancario russo di peso, la Sberbank.

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