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Attualità | 12 luglio 2022, 18:27

ANPCI scrive alla Regione Piemonte: "Fusione non è panacea di tutti i mali. L'autonomia dei piccoli Comuni è una forza"

"La peculiarità piemontese di avere tanti piccoli Comuni nella Regione non è una malattia ma una caratteristica preziosa"

ANPCI scrive alla Regione Piemonte: "Fusione non è panacea di tutti i mali. L'autonomia dei piccoli Comuni è una forza"

Riceviamo e pubblichiamo integralmente la lettera che ANPCI ha inviato al presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio:

A fronte dell’ennesimo attacco all’autonomia dei piccoli Comuni piemontesi non possiamo restare in silenzio. Questa volta a elencarne i 'difetti' è stata la consigliera regionale Monica Casalis, sia in un’intervista televisiva che sul proprio profilo Facebook: la sua contestazione prende le mosse dalla scarsa attitudine all’impegno amministrativo che si segnala nei piccoli comuni dopo l’ultima tornata elettorale.

Da qui tutto uno snocciolare di pecche, carenze, lacune che si sanerebbero come per incanto grazie alla panacea di tutti i mali ovvero l’accorpamento dei piccoli in un unico Comune di maggiori dimensioni. Non ultima la soluzione alla decrescita demografica, che lei afferma essere, nei piccoli comuni, in calo del 3% negli ultimi cinque anni (2012-17).

Vediamo, quindi, di chiarire la situazione separando i fatti dalle opinioni. La peculiarità piemontese di avere tanti piccoli Comuni nella Regione non è una malattia ma una caratteristica preziosa.

I piccoli Comuni sono sentinelle di un territorio, vasto e variegato, in gran parte montuoso. Sono il frutto di processi storici, molti di essi dall’esistenza più che millenaria. Ricchi di storia e cultura e di una loro specifica identità. I piccoli Comuni piemontesi soffrono della carenza di personale e risorse non per colpa loro, eppure sono Comuni virtuosi grazie all’impegno straordinario di amministratori che spesso, anzi quasi sempre, sono volontari e non
percepiscono alcuna remunerazione.

Sono i tagli calati dall’alto alle risorse umane e finanziarie, i continui nuovi adempimenti, le crescenti incombenze burocratiche che hanno reso difficile e complicato amministrare in particolare un piccolo Comune. La carenza di “vocazione”, però, si rifà a un problema nazionale e non locale: è la crisi della politica che allontana l’elettore dalle urne. E’ la disaffezione che l’italiano, non solo il piemontese, prova nei confronti della partecipazione alla politica e alla vita amministrativa del paese. Alla quale si aggiungono il carico di responsabilità, la carenza indotta di personale e risorse che affliggono i Comuni di piccole dimensioni.

Per la Canalis, diremo quasi per miracolo, unendo Comuni con problemi si
otterrebbe un grande Comune senza problemi. Lo capiscono tutti che non funziona così. Anche con la fusione “spinta” da consistenti incentivi, perché presto o tardi gli incentivi finiscono e i problemi strutturali restano, motivo per cui le fusioni sono ancora pochissime in Piemonte.

Andiamo, infine, alla nota dolente: il calo demografico. Intanto il calo demografico è di nuovo un dato nazionale e giusto per chiarezza anche Torino nel periodo 2013-17 ha perso il 5% della sua popolazione. Inoltre, il Covid ha dimostrato il valore delle piccole comunità, dove moltissimi cittadini hanno preferito rifugiarsi in montagna e nelle campagne rispetto ai grandi centri urbani. Sul piano gestionale, poi, nonostante le tante difficoltà i bilanci dei piccoli sono decisamente migliori rispetto ai grandi centri.

Le parole del Vice Presidente Fabio Carosso pesano, e non poco: “Valorizzare chi lavora insieme e penalizzare chi vuole lavorare da solo”. Inaccettabili! Perché oggi, a prescindere da unioni e fusioni, i Comuni piemontesi lavorano assieme su moltissimi aspetti.

Perché non invertire la rotta e valorizzare chi lavora bene a prescindere che lo faccia assieme o da solo? Non ci stiamo a essere colpevolizzati solo perché, in quanto piccoli Comuni, non siamo “appetibili” per la politica. I Comuni piemontesi sono una forza della Regione, una peculiarità ricca di tradizione e impegno. Non sono indispensabili le fusioni, quello che necessita è ridurre la burocrazia, gli adempimenti, ridare personale e segretari ai Comuni, risorse finanziarie libere e restituire fiducia ai piemontesi come agli italiani, nella politica. E gli amministratori non mancheranno.

Chiediamo pertanto un incontro urgente con il presidente Alberto Cirio e il vicepresidente Carosso, con piena disponibilità di dialogo e collaborazione.

redazione

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