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Cronaca | 20 settembre 2022, 18:51

Fermato in ‘zona arancione’ a Verzuolo con 23kg di cocaina. Confermati sette anni di reclusione in primo grado

La Corte di Appello di Torino ha confermato la pena. I legali annunciano il ricorso in Cassazione

La droga sequestrata dalla Polizia

La droga sequestrata dalla Polizia

La Corte di Appello di Torino ha confermato la sentenza di primo grado del tribunale di Cuneo emessa nei confronti di Marin Dajani per la detenzione di 23kg di cocaina ai fini di spaccio. L’accusa è aggravata dall’ingente quantitativo.

Quando, nel 2021, vigeva la ‘zona arancione’ e dunque, servivano motivazione valide per uscire dal proprio comune di residenza, ci fu un controllo della Polizia (per la verifica del rispetto delle normative anti-Covid) lungo la strada provinciale che porta a Verzuolo. A bordo della sua auto, un Suv, venne fermato Dajani. L’uomo, 49enne operaio in Svizzera ma di origine albanesi, aveva nascosti tra i sedili anteriori 23kg di cocaina sotto forma di panetti avvolti nel cellophane, del peso di mezzo chilo o un chilo ciascuno.

Le autorità lo arrestarono e lo condussero in carcere a Cerialdo e qui venne messo in custodia cautelare. Dajani, assistito dagli avvocati Pier Mario Morra e Fabrizio Cardinali, venne rinviato a giudizio con rito abbreviato davanti al tribunale di Cuneo con l’accusa aggravata di detenzione di sostanza stupefacente ai fini di spaccio. A fronte della richiesta di condanna a 12 anni di reclusione da parte della Procura, rappresentata dal p.m. Francesca Lombardi, il giudice dell’udienza preliminare Sabrina Nocente ha condannato l’imputato a 7 anni di reclusione, oltre al pagamento di 60mila euro di multa. Il gup aveva anche sostituito la misura cautelare in carcere con i domiciliai. Nella sentenza emessa in primo grado si legge che “non sono emersi elementi sufficiente a dimostrare che l’imputato ricoprisse posizioni di maggiori rilievo”, dunque il ruolo di Dajani è riconducibile a quello di “corriere estemporaneo”, come spiegato dall’avvocato Morra.

Presentata l’impugnazione da parte dei legali dell’imputato davanti alla Corte di Appello di Torino, il giudice di secondo grado ha confermato integralmente la sentenza del tribunale di Cuneo: 7 anni di reclusione e i domiciliari.

Gli avvocati Pier Mario Morra e Fabrizio Cardinali annunciano il ricorso in Cassazione.

CharB.

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