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Attualità | 29 settembre 2022, 18:01

Meraviglie nascoste a Mondovì Piazza: affreschi quattrocenteschi riemergono sulla facciata di palazzo Fauzone

Dopo il restauro, concluso a giugno, al palazzo, conosciuto come “dei Bressani”, è stato dedicato l'ultimo numero della rivista "Studi monregalesi", diretta dall'architetto Lorenzo Mamino

Alcuni dei dipinti sulla facciata

Alcuni dei dipinti sulla facciata

Suonatori di liuto, volti umani, animali e stemmi. Il restauro della facciata di "palazzo Fauzone" a Mondovì Piazza, erroneamente conosciuto da tutti come "palazzo dei Bressani", ha riportato alla luce qualcosa di davvero unico: una ventina di dipinti risalenti al '400. 

 

Chiunque visiti il rione alto della città non può che rimanere affascinato dalla sua piazza Maggiore e dai palazzi che la racchiudono e la rendono unica, e tra questi, in particolare palazzo Fauzone, cui è stato dedicato l'ultimo numero della rivista "Studi monregalesi", diretta dall'architetto Lorenzo Mamino

Uno studio approfondito e dettagliato della storia del palazzo, realizzato con la preziosa collaborazione di Giovanni DonatoMassimiliano CalderaGiancarlo Comino e Luisa Clotilde Gentile, che vuole essere un modo per raccogliere e diffondere tutte le informazioni ad oggi disponibili su questo edificio, tra i più amati ma anche "tra i meno studiati della Mondovì medievale". 

Dopo lo svelamento del restauro, concluso nel giugno di quest'anno, l'architetto Mamino ci aveva anticipato alcuni dei particolari che erano emersi dopo i lavori, tra cui la scoperta di alcuni particolari dipinti (leggi qui) ma anche curiosi uccelli dalla lunga coda, a rilievo, che seguono l’intero perimetro dei tre archi al terzo piano fuori terra.

"Effettuare un restauro, per quanto necessario, non è mai un'operazione semplice - spiega l'architetto Mamino - "Occorre scegliere cosa conservare, cosa eliminare e cosa ripristinare se perduto". 

I lavori sono stati eseguiti su progetto degli architetti Matteo Caivano e Lorenzo Mamino, con rinforzi strutturali studiati dall’ingegner Sandro Tarditi, mentre gli interventi di restauro sono stati curati da Claudia Cravero (murature, intonaci e affreschi), Fabrizio Giraudo (portale in legno) e dalla ditta “Piero e Giuseppe Badino” per i serramenti. Il tutto sotto l’alta sorveglianza della Soprintendenza per le provincie di Cuneo, Asti e Alessandria.

Un intervento importante anche perché palazzo Fauzone, già detto "dei Bressani", è l’unico edificio del rione che mantiene traccia di tutte le epoche storiche vissute da piazza Maggiore. 

"I dipinti erano coperti, nessuno sapeva che ci fossero" - prosegue Mamino - "sono stati ripuliti con il laser per essere riportati alla luce. Molti raffigurano stemmi, uno è quello dei Morozzo, gli atri non sarebbero riconducibili a famiglie di Mondovì."

 

"L'aspetto più interessante che emerso dopo i restauri - prosegue Mamino - riguarda i dipinti: nella cornice più bassa la successione, dallo spigolo a valle al portale seicentesco, è quasi interamente conservata, con 20 sottarchi decorati con soggetti che possiamo identificare così: testa virile, stemma, piccolo drago, testa di giovane, lepre che salta, levriero che salta, stemma, cane che salta, testa, cinghiale, stemma, figurazione fallica, animale quadrupede con grande testa, animale bipede con criniera, animale bipede con due teste, stemma, donna bendata che gioca a "mosca cieca", suonatore di corno, suonatore di liuto. Poi due frammenti illeggibili a ridosso del portale seicentesco. Le rappresentazioni sono a forte caratterizzazione naturalistica e i soggetti sono ricorrenti; volendo raggrupparli abbiamo: stemmi, teste virili, animali fantastici, suonatori e due raffigurazioni erotiche. Il fondo dei disegni è costantemente nero fumo mentre le figure prediligono il bianco calce."

"Non si conoscono oggi altre sequenze simili cui fare riferimento per un commento appropriato." - dice l'architetto Mamino - "Si può soltanto dire che il "figurinaio" del tempo ha qui escogitato una moltitudine di figure derivandola da repertori molto differenti: quello del "medioevo mostruoso" che aveva ideato "quadrupedi a due zampe", "teste bipedi" e animali deformi con grandi teste o con più teste; poi a quello che allude ai giochi erotici e alla ostentazione fallica, ma, da ultimo, qui, a quello che si dedica alla pura e semplice raffigurazione del mondo reale, naturale, preludendo alla scientificità dei secoli a venire."

La facciata del palazzo, però, racconta molto di più della sua storia e anche del comune, basta soffermarsi un po' di più con lo sguardo, per notare una curiosa testa che mostra la lingua.

Il numero della rivista "Studi monregalesi" spiega anche il significato di questa particolare scultura. 

"L'edificio gotico noto come 'palazzo dei Bressani' - emerge dalla ricerca di Giancarlo Comino pubblicata nella rivista - in realtà è una casa-forte, costruita intorno alla metà del XIII secolo da una famiglia di milites, come i Lingua. Sulla loro casa mostrano con evidenza, a metà della seconda fila degli archetti pensili, il loro simbolo: la testa che allunga la lingua, con funzione apotropaica".

PER ANDREINA GRISERI 

Questo numero della rivista è dedicato alla nota storica dell'arte Andreina Griseri, massima esperta e conoscitrice del Barocco Piemontese, scomparsa a febbraio 2022 (leggi qui), che dal 1996 aveva collaborato e seguito i progressi della rivista fin dalla sua fondazione. 

"Studi Monregalesi ricorda con commozione e riconoscenza Andreina Griseri che in silenzio se ne è partita alla fine di febbraio. (...) - scrivono dalla redazione della rivista - "Noi ci siamo sempre rivolti a lei per consigli e per contatti. Vogliamo continuare a guardare a lei, ai suoi studi, alle sue conoscenze, a percorsi nuovi e inesplorati perché locali, col suo entusiasmo e il suo rigore. Il tutto da trasmettere a nuove generazioni di studiosi che proseguiranno altri impensati studi sul monregalese". 

 

Arianna Pronestì

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