"Mi sentivo in dovere di partire per aiutare, non avrei potuto agire diversamente e - se ci fosse nuovamente bisogno - sarei pronto a ripartire".
Così Giacomo Tealdi, monregalese classe 1992, tecnico di laboratorio all'ospedale "Regina Montis Regalis" inizia il racconto della sua esperienza in Turchia.
Insieme al team della maxiemergenza 118 della Regione Piemonte, è stato nell'ospedale da campo allestito ad Antiochia per soccorrere la popolazione colpita dal terremoto, dal 4 al 18 marzo.
"È stata un'esperienza incredibile, molto forte dal punto di vista umano. A livello lavorativo l'organizzazione è totalmente diversa - ci spiega telefonicamente - le strumentazioni che avevamo a disposizione erano per le urgenze e quindi per analisi con riscontro immediato. Il nostro laboratorio era in una tenda centrale e quindi abbiamo avuto modo di vedere in prima persona i pazienti, cosa che non capita mai in ospedale perché il lavoro in laboratorio rimane 'dietro le quinte'. Il contatto diretto con le persone genera emozioni forti, tutti ci ringraziavano per essere lì ad aiutarli".
Tante, troppe le storie che si sono interrotte sotto il peso delle macerie.
"Non dimenticherò mai un signore che è arrivato lamentando dolore a un braccio. Il laboratorio era a fianco a radiologia. Dalla radiografia si vedeva che aveva un braccio rotto e dunque bisognava ingessarlo, quando glielo hanno comunicato era disperato, non voleva il gesso perché gli avrebbe impedito di continuare a scavare sotto le macerie: da più di un mese scavava incessantemente tra quelli che erano i resti della sua casa per poter ritrovare i corpi dei suoi bambini".
In mezzo a tante vite spezzate, però, c'è anche qualche piccolo barlume di speranza come racconta Giacomo.
"Sembra assurdo da dire, ma in mezzo a una tragedia esistono anche notizie positive. Mentre ero sul campo, una mattina a colazione, una pediatra mi ha raccontato di un neonato venuto per una visita di controllo: dopo diverse settimane, grazie al test del DNA è stato ricongiunto con i genitori. Era nato prematuro e per questo in ospedale lo avevano messo nell'incubatrice, si trovava lì quando l'edificio è crollato. Insieme ad altri neonati si è salvato perché è stato protetto dall'incubatrice, un vero miracolo".
A inizio marzo, come riportavamo sul nostro giornale (leggi qui), erano oltre 3 mila le persone assistite, con un passaggio medio di circa 200 persone al giorno in pronto soccorso.
"E' doveroso ringraziare - conclude Tealdi - la Protezione Civile che ci ha sempre supportati giorno e notte, per il riscaldamento come per i pasti o l'acqua calda, il personale dell'Emt-2 (Emergency medical team type 2, ndr), il mio team leader Nicola Tommasoni, i traduttori che ci hanno affiancati e la popolazione turca tutta che ci ha accolto come se fossimo dei veri eroi".











