L'apertura della mostra fotografica dedicata al film "La grande Guerra" di Mario Monicelli, con gli scatti di Marco Maffei, ha inaugurato venerdì 1° dicembre il "nuovo corso" della chiesa del Salice Vecchio a Fossano, un corso che ha tutte la carte in regola per diventare di prestigio e di livello.
All'apertura al pubblico dell'esposizione e dell'edificio, che ha subito una profonda ma rispettosa azione di ristrutturazione e restauro, il sindaco Dario Tallone ha ripercorso il processo iniziato con la Giunta Sordella, che vede la restituzione alla cittadinanza di un pezzo importante della storia di Fossano.
"Gli interventi più corposi – ha spiegato il primo cittadino ripercorrendo le fasi della complessa opera di recupero – hanno interessato la navata sinistra, che era stata in parte demolita, la copertura, il nuovo solaio di calpestio di 10 centimetri in calcestruzzo armato, oltre agli accorgimenti antisismici e all'abbattimento pressoché totale delle barriere architettoniche. Lo studio di fattibilità è del dicembre 2016, il progetto definitivo del giugno 2018. In seguito il coinvolgimento della Soprintendenza ha avuto sintesi nel settembre 2018, mentre il nulla osta dei Vigili del Fuoco è di poche settimane prima. Finalmente il 18 dicembre 2018 viene pubblicata la delibera specifica, che prevedeva una spesa totale di 1.324.285 euro. Pochi giorni dopo l'insediamento, la nuova Giunta affida alla Fantino Costruzioni i lavori, che durano dall'agosto 2019 al 16 dicembre 2021. Sette mesi dopo è la volta del collaudo e il resto è storia dei giorni nostri. Essenziali per l'iter gli importanti contributi della Regione Piemonte, con mezzo milione di euro, della Fondazione CRF e della Consulta per la Valorizzazione dei Beni Culturali di Fossano. Il Comune ha investito circa 215.000 euro".
"Va da sé – ha proseguito il sindaco Tallone – che senza la collaborazione della amministrazione carceraria nulla sarebbe stato possibile. Per questo ringrazio la qui presente direttrice, dottoressa Assuntina Di Rienzo. Con la certezza che questo sia il primo di tanti eventi organizzati in questo rinnovato splendido luogo di cultura".
Il presidente di Fondazione CRF Gianfranco Mondino, oltre a dichiarare soddisfazione assoluta per aver potuto restituire alla cittadinanza fossanese un gioiello storico e architettonico di grande pregio, ha sottolineato la generosità della Consulta, realtà tanto preziosa quanto unica nel contesto piemontese. "Da quando è nata – ha dichiarato – la Consulta ha investito per la comunità una cifra vicina ai 5 milioni di euro. Quando iniziammo a fare i sopralluoghi un grande albero faceva bella mostra di sé al centro del pavimento, mentre una buona parte della struttura era mancante. Con la direttrice Di Rienzo c'è subito stato feeling e abbiamo avuto subito via libera dalla casa di reclusione. Sottolineo anche la generosità delle guide 'Ciceroni', che si dividono tra mille impegni a favore della cittadinanza e che aspetteranno i visitatori anche qui al Salice. C'è stata la massima collaborazione con Sergio Bailo, che è fisicamente intervenuto per sistemare le pareti e che ha scoperto i tanti spezzoni di affresco ancora in loco, valorizzandoli. Con un po' di immaginazione si può 'vedere’ come era la chiesa originariamente, ma devo dire il lavoro fatto è molto efficace e anche ora è molto bella. Spero possa ospitare tanti eventi!".
"L’aneddoto più interessante – ha detto ancora Gianfranco Mondino – è che durante gli scavi archeologici propedeutici al restauro sono stati rinvenuti un contenitore ed alcune fibbie di era protostorica, di prima della civiltà celtica. Questo ha istantaneamente retrodatato la storia della presenza umana sul terreno dell'attuale Fossano di ben 1.500 anni!".
Il restauratore Sergio Bailo ha sottolineato il mantenimento, a lavoro concluso, della situazione percettibile di sovrapposizione, dovuta alla travagliata storia dell'edificio, una resa finale concordata con la Soprintendenza: "In sintesi per i vecchi affreschi, ogni volta che ne abbiamo riscontrato traccia, abbiamo agito per step: prima una pulizia leggera, poi una più pesante con sostanze specifiche, in seguito il consolidamento con calce e sabbia setacciata e la ricostruzione di alcun campiture andate perse, attraverso il metodo del tratteggio. Per l'altare nella navata sinistra si è intervenuto solamente sulle parti piane e sulle dentellature. La scritta superiore è stata lasciata in originale".
L'architetto Silvio Pagliero, progettista dell'intervento insieme a Roberto Patrese, ha delineato alcuni aspetti della storia dell'edificio attualizzandoli alla situazione di oggi: "Scorrendo la lunga storia della Chiesa emerge che da sempre ci sono stati problemi di degrado. C’è voluto più di un secolo per assistere al suo definitivo recupero. Ciò che oggi inauguriamo è un edificio che risponde a molteplici usi pur mostrando le tracce della sua lunga e travagliata storia di abbandono e di altrettante gloriose rinascite".
"I lavori eseguiti in quest’ultimo intervento sono iniziati ad agosto del 2018 e terminati a dicembre del 2021. Hanno comportato il consolidamento statico di tutte le strutture e degli altari danneggiate dal crollo del ‘74; la ricostruzione sul lato destro, delle murature, del pilastro, delle volte e di tutte le parti crollate; il rinnovamento del tetto e la ricostruzione della parte mancante tra campanile e Carcere; la costruzione del pavimento atto a sopportare forti carichi, dotato di una sofisticata impiantistica celata nei pozzetti per una più amplia flessibilità nell’allestimento di importanti istallazioni museali; un lungo e paziente lavoro di consolidamento di tutte le superfici è stato eseguito con il metodo della ruderizzazione, per permettere la lettura stratigrafica della storia dell’edificio. Tutti i locali sono riscaldati a pavimento e l’impiantistica è celata nel retroaltare. Sono stati posati nuovi serramenti, restaurati quelli esistenti, riaperte le finestre verso il Carcere e istallate le nuove bussole di ingresso. Si sono resi accessibili gli spazi a tutti gli utenti, realizzati i nuovi servizi igienici e un ufficio nell’ex sacrestia. Lo studio illuminotecnico a scenari variabili ha permesso di valorizzare le volte, gli elementi artistici, nonché l’illuminazione base per l’uso corrente. Sono stati istallati gli impianti antincendio, videosorveglianza e anti-intrusione. Grazie a un ultimo impegno della Consulta, a ottobre di quest’anno sono terminati i lavori di restauro dei numerosi lacerti di affreschi, dell’altare del Boetto e degli stucchi superstiti".
Era presente in sala il consigliere regionale Paolo Bongiovanni, insieme al collega Matteo Gagliasso. Entrambi hanno voluto sottolineare come sia possibile spendere bene a favore della collettività le risorse disponibili.
Bongiovanni: "Questo non sarà solo in polo culturale cittadino, ma come minimo provinciale." E poi, rivolgendosi al sindaco Tallone: "Giovedì 7 dicembre ad Asti avremo ospite la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che verrà a suggellare la decisione del contributo di un miliardo di euro che il Governo ha deciso di assegnare alla nostra Regione. Visto che a Fossano siete così bravi, non perdetevi i bandi sottesi alla distribuzione di queste risorse".
La consigliera provinciale Simona Giaccardi, delegata dal presidente Luca Robaldo alla Cultura, è intervenuta con entusiasmo esprimendo una visione che a breve termine auspica la convivenza di esposizioni permanenti e temporanee, con un occhio alla ricchissima collezione "Gaia", di proprietà della famiglia Viglietta di Fossano.
Lucia Baldini e Bruno Murialdo hanno infine introdotto la mostra "La grande guerra", che sarà visitabile fino all'8 gennaio prossimo. "Essa è nata dall'incontro casuale con Stefano Maffei, il figlio di Marco Maffei, autore della fotografie esposte – ha spiegato Bruno Murialdo –. Il tempo aveva fatto il suo corso e per la prima esposizione, allestita ad Alba, è stato fatto un importante lavoro di recupero. In qualche modo c'è un collegamento romantico con la città di Fossano, in quanto Maffei mi raccontò che buona parte dei bottoni delle uniformi degli attori presenti nel film provenivano dai bottonifici fossanesi".
Baldini: "Maffei è stato uno dei creatori della cultura italiana dal dopoguerra. Non è la mostra di un fotografo, ma di una appassionato addetto ai lavori. La collezione di immagini ha un collegamento con l'edificio in cui la avete voluta ospitare: anche per essa il percorso storico ha avuto alti e bassi, con momenti di luce e di buio, verso una nuova luce: proprio come questo chiesa".
Gli interventi si sono conclusi con il taglio del nastro e con la consegna simbolica delle chiavi da parte del presidente di Fondazione CRF Mondino al sindaco Dario Tallone, come rappresentante di tutta la cittadinanza, vera "proprietaria" dell'edificio.




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