Non solo “Il sergente nella neve” a ricordare le ferite profonde della Seconda Guerra Mondiale.
“Tourn il piemontese” di Giacomo Dotta è l’ideale spinoff letterario che si riaggancia al romanzo di Mario Rigoni Stern in cui abbiamo incontrato la Tridentina, assieme ai soldati che ne facevano parte e il loro triste destino.
Il libro segue uno di questi uomini, Emilio, scalpellino della Val Pellice esempio di consapevolezza e di speranza in uno dei momenti più drammatici del Novecento: la ritirata degli Alpini dal Don, proprio al fianco di quello che diventerà il “sergente nella neve”.
Come spiega l’autore: «È stato proprio Mario Rigoni Stern a battezzare Emilio come “Tourn il piemontese”, chiamandolo per due volte così nel suo capolavoro letterario che racconta il ripiegamento della Tridentina dal Don in quel lontano 1943. Sono complessivamente 29, e tutte dense di significato, le citazioni di Tourn ne “Il sergente nella neve”, oltre a quelle ulteriori in altri libri ed interviste conseguenti al grande successo letterario del volume pubblicato nel 1953».
Aggiungendo: «Una storia di sofferenza, che è la medesima dei molti soldati mandati in quel drammatico inferno, ma anche una storia di grande resilienza basata su ironia e forza d’animo. Diventando, infine, una grande storia di amicizia».
“Tourn il piemontese” ci fa riflettere sulle conseguenze della guerra, sulle sofferenze delle persone comuni, sul coraggio di chi ha combattuto per la libertà e sulle lezioni che l’umanità non deve dimenticare.
Pagine che possono assurgere a monito per le generazioni attuali e quelle future, perché quello che successe non debba accadere mai più.
Chi era Tourn
“Tourn il piemontese” è uno dei personaggi principali raccontati da Mario Rigoni Stern ne “Il sergente nella neve”. Amico intimo del sergente, Emilio Tourn ha vissuto una vita apparentemente normale e questa normalità diventa ad un certo punto addirittura eroica in mezzo al dramma che si consumava sul Don.
Nato da una famiglia di scalpellini della Val Pellice, Emilio cresce in un ambiente segnato dalla povertà e dalla resilienza: la narrazione cattura il suo legame con le montagne, i valori della comunità locale, la sua traiettoria durante gli anni difficili della guerra e la grande ironia che lo ha sempre accompagnato. Nel libro di Rigoni, Tourn è protagonista di tutti i passaggi principali della vicenda e da quel racconto emergono tratti umani che la ricerca storica successiva ha ampiamente confermato.
Emilio Tourn è nato nei giorni tra Caporetto e il Piave; è stato in Albania e in Grecia; è stato mandato dal destino sul Don al fianco di Rigoni; è sopravvissuto a Nikolajewka; è stato catturato l’8 settembre 1943; è stato internato negli Stalag tedeschi; è tornato da reduce.
Attraverso la sua figura, il libro intende ricordare ragazzi che, pur senza voler essere eroi, si trovarono al centro di eventi epocali. Il percorso di vita di Tourn emerge come esempio di umanità e solidarietà, oltrepassando le vicende belliche per tracciare il profilo di un uomo la cui vita si è intrecciata con la Storia, diventando testimone del dramma degli Alpini e della ritirata italiana dal Don. La sua parabola passa poi per l’internamento, il difficile rientro da reduce, le difficoltà del Dopoguerra, fino all’epitaffio firmato proprio da Rigoni Stern.
La vicenda di Emilio, che era ormai caduta nell’oblio, emerge a distanza di decenni con incredibile dettaglio grazie a documenti di archivio, a testimonianze dirette ed agli scambi epistolari con “il sergente nella neve” (ritrovati nell’archivio personale di Rigoni ad Asiago), intrecciando la storia italiana di quegli anni con la sua personale cifra umana costruita su sofferenza, orrori, speranze ed una taumaturgica simpatia.
Alla luce di questa ricerca, a Emilio Tourn sono stati intitolati un polo culturale a Rorà (TO) e una piazzetta a Luserna San Giovanni (TO). Nel gennaio del 2025 gli è stata conferita, con firme di Sergio Mattarella e Giorgia Meloni, la medaglia all’onore. Grazie a questo libro, ora la sua storia continuerà a camminare, portando con sé memorie e valori di una generazione che ha ancora molto da raccontare con la speranza di un futuro migliore.
Non avevamo la libertà e queste persone, insieme a tanti altri patrioti silenziosi, ce l’hanno riconsegnata. A noi spetta il compito di preservarla.
Notizie sull’autore
Giacomo Dotta, classe 1978, è originario di Cervere, dove attualmente ricopre il ruolo di Vicesindaco. Laureato in Scienze della Comunicazione, lavora dal 2003 nel mondo dell’editoria online, dapprima come redattore e ora come Project Manager. “Tourn il piemontese” è il suo primo libro.











