Dopo gli scioperi delle scorse settimane proseguono anche a Racconigi le manifestazioni messe in atto dai lavoratori ex Ilva per protestare contro lo stallo che minaccia il futuro degli stabilimenti da tempo attivi sotto le insegne di Acciaierie d’Italia.
In questi minuti lungo la Statale 20 è in corso il blocco stradale effettuato da una settantina di operai partecipanti al presidio proclamato per questa mattina, martedì 25 novembre, dalla segreteria provinciale della Fiom Cgil.
"Un tavolo non c’è e l’ultimo piano prospettato dal Governo porterà inesorabilmente alla chiusura dello stabilimento – spiega Domenico Calabrese, della Fiom Cgil provinciale –. Nell’attesa di sapere se l’incontro in programma il 28 novembre a Roma sarà confermato, l’ultima provocazione riguarda la comunicazione unilaterale arrivata dall’azienda con riguardo ai corsi di formazione messi in campo con fondi pubblici per alleviare la condizione dei lavoratori in cassa integrazione. I soli tre posti disponibili nel nostro impianto sono stati riservati a tre impiegati, gli unici addetti dell’intera fabbrica che non erano stati messi in 'cassa', a fronte di 85 operai già destinati a usufruire dell’ammortizzatore sociale con la conseguente riduzione dello stipendio".
Il blocco stradale durerà sino per una ventina di minuti, mentre il presidio proseguirà alcune ore.

"IL PIANO DEL GOVERNO VUOL DIRE CHIUSURA"
"Il piano del Governo vuol dire chiusura. La fermata degli stabilimenti del Nord non potrà che portare alla fine della siderurgia nel segno dell’ex Ilva", aveva spiegato la Fiom cuneese commentando sull’esito degli incontri tenuti nei giorni scorsi tra la sede romana del Ministero dell’Industria e del Made in Italy e quella della Regione Piemonte. L’ultimo di quelli tenuti nella Capitale aveva visto l’esecutivo Meloni comunicare l’allargamento della cassa integrazione sino a un totale di 6mila addetti.
"Un simile numero – spiega Domenico Calabrese, della segreteria provinciale Fiom – significa che da qui a marzo anche Genova e Novi Ligure si fermeranno. E la fermata totale del Nord equivarrà alla fermata totale dell’Ilva".
Su richiesta di organizzazioni sindacali ed enti locali, il ministro Adolfo Urso ha convocato un nuovo incontro per venerdì 28 novembre, a Palazzo Piacentini, dedicato proprio al futuro dei soli stabilimenti del Nord Italia, coi rappresentanti dei lavoratori e dei territori interessati.
La riunione – ha fatto sapere il ministero – riguarderà i siti di Genova-Cornigliano, Novi Ligure e Racconigi, con l’obiettivo di aggiornare le parti anche alla luce del piano di manutenzione degli impianti e di formazione dei lavoratori presentato dai commissari nel corso dell’ultima riunione del Tavolo Ilva a Palazzo Chigi.
L’attenzione nella nostra provincia è ovviamente rivolta al destino di Racconigi, stabilimento dove le lamine di acciaio vengono trasformate in tubi, fermo da giorni per la messa in cassa integrazione di tutti i suoi 85 dipendenti. "Un gioiello dalle grandi potenzialità – aggiunge Calabrese – dotato di impianti dalla tecnologia importante. Al momento l’unica cosa chiara è che staremo chiusi a tempo indeterminato. Ma non è accettabile che il Governo lasci indietro questa come altre attività che sono quelle a maggior valore aggiunto, da qui la nostra richiesta affinché ritiri il piano".

APPELLO A REGIONE E COMUNE
L’attenzione dei sindacati cuneesi è rivolta anche alla Regione e pure al Comune. "Alla Regione – prosegue Calabrese – abbiamo chiesto di intervenire mettendo in campo integrazioni salariali per gli addetti in cassa. Attendiamo risposte, anche perché, tra le diverse Regioni coinvolte, il Piemonte è l’unica a non avere siglato un accordo per la difesa salariale e occupazionale degli addetti".
E per quanto riguarda il Comune, aggiunge: "Noi continuiamo a pensare che la soluzione della vicenda ex Ilva sia unica. Ma il sindaco Oderda aveva parlato di 'diversi soggetti interessati allo stabilimento'. Ora sindaco dia risposte su quanto aveva detto".
"Apriremo a iniziative – annuncia ancora il sindacalista – da organizzare a Racconigi per sensibilizzare l’opinione pubblica e la città. Non escludiamo la richiesta di un consiglio comunale aperto.













