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Attualità | 29 gennaio 2026, 06:10

Quando il cinema nasce in classe: il regista albese Emanuele Caruso e i Minuti Lumière nelle scuole dell’Alta Langa

Un progetto educativo che attraversa i comprensivi, affida la macchina da presa ai più piccoli e restituisce al territorio il proprio sguardo

Regista e produttore indipendente, ha firmato "E fu sera e fu mattina", "La terra buona", il documentario "A Riveder le Stelle" (2022) e ha prodotto "Il vento soffia dove vuole"

Regista e produttore indipendente, ha firmato "E fu sera e fu mattina", "La terra buona", il documentario "A Riveder le Stelle" (2022) e ha prodotto "Il vento soffia dove vuole"

Portare il cinema dove solitamente non arriva, ma soprattutto riportarlo alla sua origine più semplice: uno sguardo fermo sul mondo, capace di coglierne un gesto, un ritmo, una presenza. È da qui che nasce il progetto che Emanuele Caruso, regista albese e fondatore di Obiettivo Cinema, sta portando avanti nelle scuole dell’Alta Langa, coinvolgendo quest’anno una decina di istituti distribuiti sul territorio, all’interno dei percorsi degli istituti comprensivi.

Un lavoro che non nasce per caso, ma da una consuetudine costruita negli anni. “Da tempo lavoro con le scuole grazie a fondi ministeriali dedicati a questo tipo di attività”, spiega Caruso. “Abbiamo iniziato con la scuola Rodari di Alba, poi con l’Istituto comprensivo di Cortemilia-Saliceto e Bossolasco-Murazzano. Quest’anno il progetto si è allargato all’Alta Langa e, per la prima volta, anche alla scuola primaria, quindi con bambini ancora più piccoli”.

Il cuore dell’esperienza è il Minuto Lumière, un esercizio tanto semplice quanto radicale. “Quando vado a scuola parto sempre dalla nascita del cinema”, racconta. “I primi film erano di un minuto, con la macchina da presa fissa, e raccontavano scene di vita quotidiana della Parigi di fine Ottocento. Il cinema nasce così. Da lì lancio la sfida ai ragazzi: imitare i Lumière usando gli strumenti che hanno oggi, dai cellulari ai tablet”.

Le regole sono poche e precise: sessanta secondi al massimo, camera ferma, nessun movimento, un’unica inquadratura. “Devono riprendere qualcosa che il loro sguardo considera importante”, dice Caruso. “Un’attività con i genitori, con i nonni, il lavoro in campagna, l’aiuto in cantina, qualcuno che balla una danza tradizionale. Ne emerge una varietà incredibile di mondi e di sguardi, che raccontano come i giovanissimi vivono oggi l’Alta Langa”.

Il progetto non si limita alla ripresa, ma diventa un percorso condiviso. “In classe proviamo insieme, guardiamo esempi, realizziamo anche dei Minuti Lumière collettivi”, spiega. “Cerco di evitare lezioni frontali: voglio che pensino, che reagiscano. Mostro loro il film del treno dei Lumière e lo presento come il primo film di paura della storia del cinema. Racconto che all’epoca la gente scappò dalla sala. Poi faccio il parallelo con oggi, con i visori, con le esperienze immersive. Capiscono che ogni tecnologia nuova spaventa, prima ancora di affascinare”.

La risposta degli studenti è immediata. “Mi sembrano molto ricettivi”, osserva Caruso. “Si portano il progetto a casa, ne parlano, osservano di più. Ora hanno un mese di tempo per realizzare i loro Minuti Lumière. Poi ci rivedremo, li guarderemo insieme e cercheremo di capire cosa funziona e cosa no”.

Il percorso si concluderà con un momento pubblico. “Monteremo tutti i minuti in un unico film, diviso per istituto, e a fine anno lo proietteremo. Chiameremo genitori, amici, compagni di classe. Sarà un modo per vedere come i più giovani guardano il loro territorio, da Murazzano a Borgomale, da Saliceto agli altri comuni coinvolti”.

Dietro questo lavoro educativo c’è una traiettoria professionale solida. Nato ad Alba nel 1985, Caruso si è formato all’Accademia Nazionale del Cinema di Bologna, ha lavorato all’Alba International Film Festival – Infinity e nel 2011 ha fondato Obiettivo Cinema. I suoi film e documentari, realizzati spesso con modelli produttivi indipendenti e partecipativi, sono stati distribuiti in Italia e all’estero. Dal 2024 è anche docente di storia del cinema e dell’immagine. Ma qui, più che il curriculum, conta il senso profondo del progetto. “Il cinema nasce come racconto del reale”, riflette Caruso. “Affidarlo ai bambini, soprattutto in territori piccoli e periferici, significa restituire valore al loro sguardo. E ricordarci che il cinema, prima di essere industria, è attenzione".

Daniele Vaira

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