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Cronaca | 10 febbraio 2026, 18:18

"Sei un fascista di m...!": la frase provocò una rissa. La Procura chiede la condanna per tre ragazzi

I fatti a Fossano nel 2021. In aula le versioni dei tre giovani: "Accusa grave, non ho mai aderito a ideologie totalitarie"

I fatti lungo via Roma a Fossano

I fatti lungo via Roma a Fossano

La politica e qualche bicchiere di troppo alla base della rissa verificatasi in pieno centro a Fossano, ora al centro di un processo in corso presso il Tribunale di Cuneo.

Questo l’antefatto che ha portato tre ragazzi  S.B. e i due amici D.C. e P.C. – a processo in tribunale a Cuneo con l’accusa di essersi azzuffati nel cuore della notte e per cui la Procura ha chiesto la condanna.

Nel corso dell'istruttoria S.B., che ha fornito al giudice la propria versione, aveva ammesso di essere stato “alterato, ma non ubriaco marcio”. 

Stando a quanto raccontato, il ragazzo stava uscendo da un bar di via Roma per fare due passi quando incontrò D.C. e P.C. in via San Giovanni Vosco: “Li conoscevo di vista – aveva spiegato -. Ci siamo guardati male. Io mi sono avvicinato e ho detto a D.C. che mi sembravano due fascistelli. In quel momento P.C. mi ha tirato un pugno in faccia. Io mi sono rialzato e sono stato colpito di nuovo”.

Come riferito dal giovane, l’aggressione, era poi continuata con calci e pugni da parte dei due ragazzi.

Dopo essersi rimesso in piedi, S. B. ritornò al bar dai suoi amici.

Il ragazzo se la cavò con 30 giorni di prognosi: in ospedale gli era stata refertata anche la rottura del naso.

Per lui, la pena chiesta ammonta a sei mesi e dieci giorni di reclusione. 

“Ero uscito dal locale con P.C. – aveva spiegato a sua volta D.C., per il quale la richiesta di condanna è stata di otto mesi -. Ho incontrato S.B., che non conoscevo, il quale ha iniziato a indicarmi dicendomi: ‘Tu sei D? Quello della consulta? Ti ammazzo, sei un fascista di m…’. . Alludeva alla mia partecipazione alla consulta dei giovani di Fossano, dove mi sono occupato di attività culturali, senza mai incontrarlo. Considero particolarmente grave l’accusa, perché non ho mai aderito a ideologie totalitarie”. 

Stando alla versione fornita dall’imputato, S.B. avrebbe telefonato ad alcuni suoi amici: “Prese il telefono e disse ‘qui c’è D.C. venite che lo ammazziamo’, poi ha ripreso ad insultarmi”. 

A quel punto, sarebbe intervenuto P.C.: “Il mio amico camminava più avanti. Sentite le urla tornò indietro chiedendo cosa stesse succedendo – ha continuato D.C. –. Io dissi di andare via e S.B. rispose che non saremmo andati da nessuna parte, perché ci avrebbero ammazzati. Poi, ha preso P.C. per la cravatta cercando di colpirlo con un pugno, io l’ho spinto e c’è stata una colluttazione”. Anche per P.C. il pubblico ministero ha chiesto otto mesi di reclusione. 

Il 19 giugno prossimo si ascolteranno le arringhe della difesa e il giudice farà sentenza. 

CharB.

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