La mostra “Esercizi di astrazione nella continuità, sul divenire del tempo” di Enzo Bersezio si presenta al pubblico come il 12° evento organizzato da grandArte nell’ambito della rassegna “OMG - grandArte 2025-2026 - I confini del sacro” che proporrà una serie rappresentativa di altre esposizioni d’arte in numerose località dell’intera provincia nel corso degli anni 2025-2026.
Dopo la precedente edizione di HELP, Humanity, Ecology, Liberty, Politics, tenutasi nel 2022, si è voluto concentrare l’attenzione su temi e considerazioni più specificamente rivolti all’ambito della spiritualità, intesa nel senso più ampio del termine, nonostante i tempi odierni dominati dalla secolarizzazione e da una conseguente e diffusa indifferenza verso le questioni che investono il mondo dell’interiorità, del rapporto con il divino e più in generale di tutto ciò che costituisce la dimensione del trascendente.
La mostra di Enzo Bersezio allestita a Bra presenta un'ampia selezione della produzione degli anni Novanta con significative incursioni nei Duemila: sculture in legno e corde nautiche, disegni, collage e bassorilievi della serie Paesaggi nord-occidentali. Accanto alle opere tridimensionali, un ruolo centrale è affidato ai lavori su carta e ai collage stratificati, come quello del 2017 in cui appunti, stralci di giornale e numeri primi – scritti in aramaico, romano e arabo – si sovrappongono in una costruzione fortemente autobiografica. Il viaggio costituisce una costante poetica: i Minareti degli anni Ottanta, nati dalle suggestioni di un viaggio in Marocco, dialogano con le opere in tessuto raffiguranti i Moai dell'Isola di Pasqua, cucite interamente a mano e disposte in dittici e composizioni multiple che instaurano dialoghi silenziosi e rituali.

Al centro ideale del percorso si colloca l'opera-seme del 1984, una forma essenziale che rimanda alle "Torri del Silenzio" dei Parsi, adoratori del sole, condensando una delle tensioni più profonde del lavoro dell'artista: la scultura come luogo di passaggio, deposito di tempo e atto che custodisce senza consolare. Una teca raccoglie aste-totem e numeri primi, elementi che sintetizzano le polarità fondamentali della ricerca di Bersezio: la verticalità arcaica del segno rituale e l'astrazione matematica come forma di pensiero. L'esposizione si inserisce coerentemente nella missione de Il Fondaco Arte Contemporanea, realtà nata a Bra nel 1998 per diffondere la creatività e valorizzare il patrimonio culturale territoriale, confermando l'arte come conoscenza, esercizio critico e responsabilità verso lo spettatore.
La mostra di Enzo Bersezio verrà inaugurata sabato 28 febbraio alle ore 17 presso il Palazzo Mathis, con successivo momento di presentazione alle ore 18.30 presso Il Fondaco (via Cuneo n°18).
La mostra sarà visitabile dal 28 febbraio al 4 aprile con i seguenti orari: presso il Palazzo Mathis da lunedì a giovedì su prenotazione; venerdì, sabato e domenica dalle ore 10 alle ore 18 (0172-430185); presso Il Fondaco da giovedì a sabato dalle ore 16 alle ore 19 e su appuntamento (3397889565).
Ingresso libero.
L’evento è realizzato con il sostegno di Regione Piemonte e Fondazione Crc, in collaborazione con Il Fondaco, Provincia di Cuneo, Città di Bra, CSA Farm Gallery, Casa d’Arte di Valerio Staltari.
L'ARTISTA
Enzo Bersezio (Lesegno, 1943) vive e lavora a Torino. Diplomato in Scultura all'Accademia Albertina con Sandro Cherchi, è stato docente di Discipline Plastiche al Liceo Artistico di Torino.
Attivo dalla fine degli anni Sessanta, ha sviluppato una ricerca scultorea minimalista autonoma rispetto all'Arte Povera, concentrandosi su forme archetipiche e linguaggi primordiali. Dopo iniziali lavori con accumuli di carta e scritture, si è dedicato prevalentemente al legno, creando opere caratterizzate da superfici bianche e diafane che evocano mare e navigazione.
Ha esposto in numerose mostre in Italia e all'estero: dalla prima personale a Bari (1971) alla X Quadriennale di Roma (1975), fino a partecipazioni recenti alla Biennale di Venezia (2011-2012) e mostre a Cuneo, Ascoli Piceno, Alessandria e Pietrasanta. Le sue sculture si distinguono per la poetica della rarefazione formale e composizioni leggere e aeree che dialogano con lo spazio circostante.














