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Al Direttore | 01 marzo 2026, 12:32

Dieci ore in Pronto Soccorso a Cuneo, una lettrice: "Non contesto l'attesa ma gli aspetti organizzativi e relazionali"

Riceviamo e pubblichiamo

Dieci ore in Pronto Soccorso a Cuneo, una lettrice: "Non contesto l'attesa ma gli aspetti organizzativi e relazionali"

Gentile Direttore,

scrivo per portare all’attenzione dei lettori un’esperienza vissuta presso il Pronto Soccorso dell’Azienda Ospedaliera Santa Croce e Carle di Cuneo.

Mia figlia si è recata in ospedale a causa di un infortunio alla caviglia. Desidero essere chiara fin da subito: il medico e l’infermiera che l’hanno successivamente assistita si sono dimostrati professionali e disponibili.

La mia riflessione non riguarda la priorità clinica. Comprendo perfettamente che la presenza di numerosi codici rossi imponga scelte inevitabili e che un codice verde, come il nostro, debba attendere. Siamo entrate alle 11 del mattino e uscite alle 21.

Ciò che trovo invece difficile da accettare è la gestione complessiva dell’attesa. Durante l’intera giornata abbiamo più volte chiesto informazioni, ricevendo risposte vaghe o, più spesso, nessun riscontro. L’impressione è stata quella di una comunicazione quasi assente, come se una semplice spiegazione fosse un’inutile pretesa.

Ancora più problematico è stato il momento dell’accettazione. Fin dall’ingresso, il trattamento ricevuto da parte delle infermiere presenti è apparso apertamente poco cortese. In un contesto di fragilità e preoccupazione, l’aspetto relazionale non è un dettaglio, ma parte integrante dell’assistenza.

Il punto non è il singolo episodio. È la sensazione, purtroppo diffusa, che il paziente in attesa diventi invisibile: non grave abbastanza per essere prioritario, ma nemmeno sufficientemente considerato da ricevere attenzione comunicativa.

Mi permetto di sollevare una domanda semplice: cosa accade a una persona anziana, sola, costretta ad attendere per ore senza informazioni e in un clima percepito come poco accogliente? L’attesa, già di per sé pesante, rischia di trasformarsi in un’esperienza di smarrimento.

Alle luce di questo ritengo necessario discutere apertamente degli aspetti organizzativi e relazionali che incidono profondamente sulla dignità e sull’esperienza dei pazienti: la comunicazione, l’ascolto, l’accoglienza.

Non si tratta di polemica, ma di qualità dell’assistenza.

Ringraziando per l’attenzione, porgo cordiali saluti.

Barbara Rosso

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