È stata celebrata questa mattina, martedì 17 marzo, nella parrocchia di San Siro la Santa messa di suffragio per commemorare l'eccidio di Miassola.
A celebrare la funzione, don Giuseppe Canavese, che ha ricordato i Partigiani locali che vennero trucidati in un seccatoio isolato, nel 1944 dai nazi fascisti (leggi qui).
Per l'amministrazione comunale era presente il vice sindaco Gamba, oltre ai parenti dei martiri, il presidente monregalese
dell'Associazione Ignazio Vian, il prof. Ernesto Billò con la professoressa Lucetta Galfrè e il residente della associazione Famiglie dei Caduti e Dispersi in Guerra e ddell'onlus "col. Montezemolo" nonché Consigliere Comunale Romolo Garavagno ha proposto un'ampia considerazione storica e attuale che vi proponiamo a seguire.
“Ancora una volta abbiamo, come doveroso, ricordato con la Santa Messa i nostri eroici Partigiani, trucidati dai nazisti in Miassola e tre fucilati a Pamparato. Strage in coda alla tremenda Battaglia della Valle casotto, nel marzo 1944. Tra questi giovani pure il figlio del Podestà di Roburent dell’epoca. Chiara dimostrazione di quale stima avessero i nazisti per i loro alleato della Repubblichetta.
Come cattolici abbiamo svolto la migliore commemorazione possibile, quella spirituale. Personalmente ho compreso che noi cattolici, siamo molto fortunati, senza darci per questo troppe arie, rispetto ai Fratelli separati, che un tempo definivamo Protestanti. Noi, per il principio della Comunione dei Santi, restiamo in spirituale collegamento con chi non è più tra noi. Non parliamo con loro come certi medium imbroglioni tentano di far credere. Siamo comunque legati a chi “è andato avanti” per usare una formula cara agli Alpini in congedo. Con le nostre preghiere collaboriamo a suffragare , se ne hanno necessità, i nostri morti. E viceversa loro possono ottenerci aiuti per superare le nostre difficoltà spirituali. I Separati non credono nella comunione dei santi e i rapporti con chi se ne è andato, non esiste più sul piano spirituale, ma diventa semplice umano ricordo. Ho compreso questa realtà, quando ho richiesto ad un Battista, una delle varie chiese Separate, di partecipare ad un ricordo spirituale di una alta personalità, da entrambi conosciuto e stimato. Certi cattolici però ebbero sulla coscienza il grave peccato di Simonia, ed ebbero sulla coscienza,certo, quanto portò l’Agostiniano Martin Lutero, dello stesso Ordine dell’attuale Papa Leone, a crearsi una Chiesa separata. Quei cattolici che volendo realizzare la grande basilica di San Pietro, inventarono la vergognosa definizione “Quando l’obolo per costruire la cupola tintinna nelle casse della chiesa, l’Anima dei familiari dal Purgatorio balza in Paradiso”-
Essendo noi tutti parimenti cittadini civili dobbiamo pure guardare al valore specificamente civile dell’operato dei nostri Partigiani. Non erano sconsiderati giovinastri. Non entrarono nella Resistenza per sfuggire a chissà quali altri pericoli. Lo fecero perché volevano liberarci da quella terribile dittatura che ci opprimeva, che aveva mandato anche tanti roburentesi a morire i terre insensate e per ragioni altrettanto sconclusionate. Basta leggere la lista dei Negro, dei Sasso, e di altre famiglie che sono inserite nel memoriale di San Pietro e dei Caduti. La leva del 1924 in pratica distrutta nelle steppe, nelle terre di Grecia e Albania, ma addirittura sul fronte occidentale, cioè il confine francese, ove pose fine alla sua vita un roburentese, sconvolto dai colleghi Alpini congelati sulle cime delle vallate della nostra provincia, dotati come in Russia o Albania di cartone e stracci di tela. I nostri amici hanno concorso a darci la libertà, la democrazia, la pace. E tutti noi abbiamo goduto di un tempo pacifico il più lungo immaginabile. Varie generazioni hanno goduto della pace e forse non se ne immaginano neppure la fortuna. Guardiamo anche solo ciò che successo dall’unità d’Italia. A scavalco del 1800 e 1900 la prima irrazionale azione coloniale con il cebano e un po’ anche vicese Galliano nel 1896 , poi nel 1912 la guerra in Libia, per noi fa testo il papà di Angelo Galleano, che appena rientrato dovette affrontare con molti altri la Guerra15-18, poi ancora la irrazionale guerra di Spagna e subito l’invasione della Etiopia. Balbo, Graziani, Badoglio diedero agli italiani strumenti quali l’Iprite e la libertà delle rappresaglie più spaventose. In Libia Omar al-Mukthar e Mohamed Fekini furono patrioti che voleva difendere le loro terre e le popolazioni. Relegando le popolazioni nelle aree più remote del sud, gli italiani colonizzatori fecero morire di fame perfino i lattanti, che non potevano più essere accuditi dalle mamme ridotte a scheletri. Nella abissinia il roburentese Federico Galliano, alpino con il casco coloniale e la piuma, ha sempre raccontato , lui tutt’altro che un imberbe signorino, delle nauseanti azioni attuate dagli italiani avverso la popolazione locale, che non ne sapeva nulla dell’attentato al condottiero italico. E dalla Russia come dalla Libia chi è rientrato ha portato a casa le conseguenze dei congelamenti o dell’ameba, anche tra i nostri.
La Lotta Partigiana, è bene evidenziarlo, non fu Guerra Civile. I partigiani combattevano contro i nazisti invasori, tra cui si intrupparono , in posizione assolutamente subordinata, anche fascisti. Ma venivano considerati come subordinati. Roburent può ricordare che Giuseppe Salvatico, detto “Pinòto” era figlio del Podestà dell’epoca e fu pure ucciso a Miassola.
Non possiamo sostenere che tutte le operazioni dei Partigiani furono pienamente logiche. Non lo fu la Battaglia di Valle Casotto, decisa dal comandante Enrico Martini Mauri, che pure era Ufficiale di Stato Maggiore, ma volle affrontare in campo aperto le autoblide dei nazisti, le loro armi pesanti, financo la “Cicogna” di collegamento, con semplici armi personali e qualche mitraglia dell’epoca della prima guerra mondiale. Ma ragionare dall’esterno ed in tempo di piena democrazia non ha neppure senso. Come non si deve criticare il movimento Partigiano perché ci fu qualche mela marcia. E se avessimo tempo potrei aggiungerne uno anche relativo a Roburent. Quindi questa lunghissima stagione di pace e di democrazia, oltre che di un benessere reale, anche se tutti vorrebbero sempre disporre di miglioramenti , deve continuare e dipende da noi tutti, non lasciarsi attirare da false sirene che vorrebbero stravolgere i principi democratici dettati dalla nostra Costituzione Italiana, ritenuta anche da altre popolazioni, un documento di basilare importanza.”






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