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Eventi | 12 aprile 2026, 06:55

Dialogo tra Olivia Arthur e Mario Calabresi per il finissage della mostra in Fondazione Ferrero

Il prossimo giovedì 23 aprile, ad ingresso libero

Dialogo tra Olivia Arthur e Mario Calabresi per il finissage della mostra in Fondazione Ferrero

Prosegue alla Fondazione Ferrero la mostra OLIVIA ARTHUR. HUMAN GEOGRAPHY curata da Denis Curti e dedicata agli scatti di Olivia Arthur, fotografa documentarista e visual artist londinese.

Prima della chiusura della mostra, programmata per il 30 aprile, la Fondazione propone giovedì 23 aprile alle 18.30 un dialogo tra Olivia Arthur e il giornalista e scrittore Mario Calabresi dedicato a I nuovi linguaggi del reportage contemporaneo. Durante il finissage, che sarà ad ingresso libero, grazie alla moderazione di Denis Curti, sarà possibile riflettere sulla evoluzione del reportage fotografico come linguaggio, voce, espressione. In questa direzione, gli scatti di Olivia Arthur disegnano una “geografia umana” che, come scrive il curatore Denis Curti, «assomiglia a un ponte emozionale capace di azzerare i limiti geografici. 

La sua è una cronaca di amore e resistenza, tanto straziante quanto sincera, abile nel sintetizzare il desiderio condiviso di esistere in assenza di vincoli sociali. L’autrice inquadra gesti, sguardi, azioni e interazioni in grado di oltrepassare il concetto di confessione: fotografare per lei significa scendere nel profondo dell’intimità per fare in modo che le persone possano raccontarsi senza timore di essere giudicate. Ed è dalla somma di queste testimonianze che ha origine una visione diretta a solennizzare l’unicità dell’esistenza, mostrando un’arte talmente viva da sovrapporsi alla realtà. L'arte, e in questo caso anche la fotografia, devono continuare ad esercitare una funzione inquieta. Chi guarda non è soltanto testimone, ma si assume la responsabilità di raccontare il mondo e quindi prende posizione. Con Olivia Arthur, la fotografia si trasforma in linguaggio consapevole e universale. Smussate le ambiguità tipiche del linguaggio per immagini, Human Geography diventa occasione di dialogo e confronto con l'obiettivo di creare relazioni di prossimità».

La mostra Human Geography raccoglie ritratti, ambienti, paesaggi in bianco e nero realizzati in contesti geografici e culturali differenti, spesso segnati da fragilità sociali o da condizioni di marginalità.

Olivia Arthur ha lavorato in Arabia Saudita — in particolare a Jeddah —, nei territori palestinesi, in Giordania, in Egitto, in Ucraina, in Georgia, in Kosovo, nel Caucaso, oltre che nel Regno Unito e in altre aree europee. In diversi casi si è concentrata su comunità minoritarie, su gruppi femminili, su realtà periferiche o poco rappresentate.

Le fotografie selezionate dall’artista e dal curatore per l’esposizione Human Geography provengono da progetti concepiti come corpus coerenti come Trent’anni di Fondazione Ferrero o la serie realizzata tra Milano, Roma, Barcellona e Osaka durante il confinamento del 2020. Coprono prevalentemente il decennio dal 2013 al 2023 e alcuni punti del planisfero dall’India, al Giappone, dagli Stati Uniti all’America Meridionale con un focus sul Regno Unito, tra Londra e Glasgow.

Operare in questi contesti implica tempi lunghi di permanenza e la costruzione progressiva di un rapporto di fiducia, quando si proviene da un sistema culturale altro. L’immagine finale è quindi l’esito visibile di un processo invisibile fatto di incontri, conversazioni, attese.

Il concetto di “human geography” può dunque essere letto in questa prospettiva: ogni ritratto definisce una distanza relazionale prima ancora che geografica; ogni volto rappresenta un punto su una mappa che non è soltanto territoriale, ma umana.

I corpi fotografati non sono simboli astratti ma presenze situate, attraversate dal tempo, dalla storia personale e dal contesto in cui vivono. La fotografia diventa uno strumento per rendere tangibile questa collocazione, senza ridurla a stereotipo né trasformarla in pura ‘costruzione estetica’.

 

Olivia Arthur nel 2013 era stata protagonista, con i suoi scatti, di un progetto editoriale edito da Skira e curato da Caterina Ginzburg per celebrare i trent’anni dell’Opera sociale voluta nel 1983 da Michele Ferrero, poi divenuta Fondazione sotto la presidenza dalla signora Maria Franca Ferrero. In quella occasione Olivia Arthur costruì, attraverso le immagini, un racconto intenso, percorrendo tutte quelle attività che la Fondazione propone agli “Anziani Ferrero”, dipendenti e pensionati che abbiamo trascorso almeno 25 anni all’interno del Gruppo. Le persone sono ritratte in primi piani intensi, durante momenti di vita quotidiana, nei tanti gruppi, durante l’attività motoria in palestra e in esterno, negli spazi di convivialità, nell’allestimento delle strutture espositive, sul palcoscenico, negli orti, in cucina, durante i programmi di assistenza e volontariato, dal servizio medico e socioassistenziale alle interazioni con l’asilo nido aziendale, restituendo un ritratto fedele e intenso della filosofia e delle pratiche  che la Fondazione suggerisce per affrontare l’invecchiamento in maniera positiva, alla ricerca di risorse, potenzialità, relazioni.

All’interno di Human Geography, in una sala video dedicata, lo spettatore potrà rivedere una scelta dei ritratti del 2013, scoprendone l’intensità e l’attualità.

«A distanza di tredici anni, - dice ancora Denis Curti - i ritratti assumono un valore che supera quello estetico e documentaristico: diventano motori della memoria. Dalle fotografie emerge una lettura profonda dei singoli e della dimensione collettiva, dei valori personali e dei principi condivisi. Rivedersi attraverso lo sguardo del fotografo, riconoscersi in quell’istante di condivisione che è il ritratto, genera un’interazione rara e preziosa, capace di suscitare nello spettatore nostalgia, tenerezza e un senso profondo di appartenenza».

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