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Gusto e Gusti | 13 maggio 2026, 06:00

Osteria Antiche Sere: il mito della “piola” che non c’è più

L’intento di questa celeberrima osteria torinese, nata nel 1990 per preservare la tradizione delle “piole”, oggi deve fare i conti con un mutato contesto culturale. Ed è forse quest’ultimo a indurre ad “ammorbidire” i sapori di una cucina che resta indiscutibilmente di qualità

Osteria Antiche Sere: il mito della “piola” che non c’è più

Aperto nel 1990 con l’intento di tener viva la tradizione delle piole torinesi, questo locale sembra oggi profilarsi come un tentativo dall’esito incerto. E questo non certo per colpa di chi gestisce questa singolare “osteria” la cui fama nel tempo è comunque venuta crescendo, ma piuttosto di un mutato contesto sociale che, in quasi quarant’anni, ha di fatto cancellato non solo l’idea stessa di “piola”, ma anche quella dei suoi avventori. Ed è forse per questo che, entrando in una sera di fine aprile negli affollati spazi dell’Osteria Antiche Sere, ho avuto l’impressione di essere circondato da una clientela che nulla aveva a che vedere con una “piola” d’antan, ma solo con un suo distante ricordo, frutto di una nostalgia senza più radici. Certo, tutto richiamava alla memoria quel mondo perduto: il bancone bar posto all’ingresso, i rivestimenti delle pareti in perlinato, le tovaglie bianche, i bicchieri in vetro spesso per l’acqua e per il vino… Solo i grissini, serviti sui tavoli in bustine preconfezionate, si rivelano come l’indizio di un presente nel quale il passato autentico delle piole – al di là degli sforzi delle Antiche Sere – sembra inesorabilmente destinato a dissolversi. 


Tra la potenza dell’aglio e la suggestione dello Zabajone

In questo palcoscenico tutto teso a rievocare un passato della ristorazione torinese estinto o perlomeno in via di estinzione, la qualità della cucina proposta da Daniele Rota resta una garanzia. E già il Benvenuto dello chef – un coraggioso amalgama di cavolfiore e patate, il cui ritmo antico è dettato dall’acciuga e dall’aglio – racconta di un intento preciso dei piatti qui serviti: proporre al meglio la tradizione piemontese. 

Ad attestarlo sono innanzitutto, nell’antipasto misto, il buon Salame di Turgia e gli accattivanti Peperoni con le Acciughe

mentre al pur riuscito Vitello tonnato e all’onesto Tomino elettrico mi è sembrato mancare proprio quel “gheddu” capace di renderli espressione di quelle “piole” delle quali le Antiche Sere vorrebbero rappresentare la naturale continuazione. 

Sfuggito all’occhio dello chef il piatto di Tajarin con asparagi nel quale il buon sapore di questi ultimi non riusciva a compensare la cottura davvero troppo prolungata della pasta. 

Un guizzo capace di riscattare il primo, arriva invece dai secondi: sia dalla giusta consistenza del Coniglio al vino bianco – questo sì capace di lasciar risuonare il passato – sia dall’armonia degli Asparagi, ben valorizzati dalle uova sovrastanti. 

E se anche il Bonet, troppo “liscio” al mio palato “per farsi sentire”, ha faticato a convincermi, 

da applauso invece mi è parso lo Zabajone, essenzialmente abbinato a un torcetto. 

Un servizio impeccabile in una cornice evocativa

Una nota di merito va certamente al servizio: presente e gentile, oltre che capace di gestire i ritmi della sala con una rapidità evidentemente abituata a numeri consistenti (ricordatevi di prenotare per tempo!). Nella carta dei vini, ad un tempo contenuta e curata, si distinguono etichette di pregio servite in calici adeguati. Di contro il vino della casa viene servito in bicchieri “mignon”, del tutto estranei alla mia memoria di “provinciale”, abituato a bicchieri da osteria decisamente più generosi. La cucina invece, che salvo qualche comprensibile incidente di percorso appare complessivamente curata e di qualità, evidenzia però un problema che ormai coinvolge tutti i locali che puntano sulla riproposta della tradizione: ritrovarsi costretti dal generale cambiamento del gusto ad attutire inevitabilmente i sapori dei piatti. Con il prevedibile risultato di lasciare più di una perplessità in chi ha avuto modo di conoscerli nella loro autenticità passata. Ed è forse per questo che la mia sosta all’Osteria Antiche Sere, complessivamente apprezzabile ed apprezzata, mi ha lasciato l’impressione più di un nostalgico rito evocativo che di un’esperienza gastronomica capace di lasciare davvero il segno. 


 


 

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Osteria Antiche Sere
Tipologia locale: Osteria
Indirizzo: Via Cenischia, 9 – 10139 Torino (TO)
Telefono: (+39) 011 385 4347
Sito web: www.facebook.com/osteriaantichesere/?locale=it_IT 
Prezzi: antipasti (8–12€), primi (12–15€), secondi (10–17€), contorni (5-8€), dolci (6€), coperto (2,50€). 

Servizi: dehors interno, possibilità di cenare “sotto la topia”, animali ammessi, prenotazione consigliata.
Ultima visita: aprile 2026

Sensazioni al volo: Un'esperienza piacevole che strizza l'occhio alla tradizione della vecchia piola. Se il servizio brilla per rapidità e cortesia, l’indubbia qualità della cucina risente inevitabilmente del contemporaneo cambiamento di gusto, finendo per smussare gli “antichi” sapori. Cena complessivamente apprezzabile, ma senza quel guizzo capace di renderla memorabile.

Piergiuseppe Bernardi

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