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Politica | 07 giugno 2026, 06:29

La Fondazione CRC ha deliberato un milione e mezzo di euro per entrare nella nuova proprietà de La Stampa

Una partecipazione del 5% nel contesto della componente di minoranza che detiene il 49% della società editoriale. Il presidente Gola: “Un’adesione dettata dalla volontà di tutelare il diritto collettivo all’informazione”. Perplessità, dubbi e critiche sull’operazione non si placano. Nuove scadenze all’orizzonte entro fine giugno

La Fondazione CRC ha deliberato un milione e mezzo di euro per entrare nella nuova proprietà de La Stampa

“Il Consiglio di amministrazione della Fondazione ha finalizzato l’ingresso nella nuova compagine sociale del quotidiano La Stampa: 1,5 milioni di euro l’importo dell’investimento in tal modo deliberato dalla Fondazione, pari al 5% del capitale sociale. L’operazione è stata valutata nei mesi scorsi e concordata con il gruppo Sae, polo editoriale italiano nato nel 2020, con una forte vocazione per il giornalismo locale e già proprietario di numerose testate. Il capitale sociale della nuova società editrice de La Stampa sarà detenuto per il 51% dal Gruppo Sae e per il restante 49% da altri soci, tra cui Fondazione CRC, Fondazione 9 Febbraio 1867, Fondazione di Modena, Reale Mutua Assicurazioni e Partecipazioni Associazioni Industriali Piemonte Srl”. 

Questa la comunicazione data dal presidente della Fondazione Cassa di Risparmio di Cuneo Mauro Gola ai componenti il Consiglio generale.

“L’adesione all’operazione – così motiva la scelta il presidente - è stata dettata principalmente dalla volontà di tutelate il diritto collettivo all’informazione, patrimonio comune a servizio delle comunità e, oggi più che mai, essenziale per le nostre democrazie”.

La decisione dei vertici della Fondazione CRC, analoga a quella assunta da Confindustria Cuneo, ha originato, come noto, una ridda di commenti e prese di posizione che sono anche sfociate in un’interrogazione al Mef del deputato piemontese di Sinistra Italiana Marco Grimaldi.

A dare la stura alle obiezioni un primo comunicato del gruppo “Vivere la Costituzione”, cui è seguita una nota stampa di Alleanza Verdi e Sinistra, poi l’interrogazione parlamentare di Grimaldi, un comunicato del Partito Democratico e una dura e inusitata presa di posizione del presidente della federazione provinciale di Fratelli d’Italia William Casoni.

Ultimo, in ordine di tempo, l’attacco sferrato dal presidente dell’Atl Langhe Roero Monferrato Mariano Rabino dai microfoni di radio Alba.

Oltre alle osservazioni che afferiscono alla politica e arrivano in maniera bipartisan da manca e da destra, sarebbe stato interessante capire la ratio che ha indotto la Fondazione ad entrare nella cordata e se è vero – come si sussurra – che la decisione sia avvenuta d’intesa (se non su input) di Confindustria Cuneo, l’associazione degli industriali di cui Gola in passato è stato presidente.

Così come sarebbe stato opportuno – trattandosi di un ente che è sì di diritto privato ma ha come stakeholder istituzionali i Comuni di Cuneo, Alba, Mondovì e Bra – conoscere i criteri di un investimento che riguarda un asset in costante perdita e con prospettive di rilancio tutte da capire. 

I dati dell'Agcom (Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni) e quelli Ads (Accertamenti diffusione stampa) certificano infatti un calo  dei giornali che viene indicato come ‘strutturale’.

Le vendite del singolo cartaceo (edicola e abbonamento postale) scendono a ritmo di circa il 10% ogni dodici mesi.

Il caso del quotidiano torinese non fa eccezione: la testata si attesta oggi sotto la soglia delle 50 mila copie medie complessive, con perdite annuali che hanno sfiorato il 15-16% nel corso dell'ultimo anno.

Chiunque abbia un po’ di familiarità con l’imprenditoria editoriale sa che, in siffatta situazione, una ricapitalizzazione a breve è nell’ordine delle cose. 

Sin qui gli aspetti economici della partita, senza considerare che l’opzione preferenziale della Fondazione, nei fatti, discrimina, penalizza e quasi mortifica le testate locali, queste sì patrimonio peculiare della pubblicistica della Granda, le quali, non da meno, lottano per la sopravvivenza.

Ma i vertici, inspiegabilmente, hanno preferito il riserbo, un silenzio che ha dato adito ad illazioni incontrollate e che non depone a favore della trasparenza. 

Mentre gli interrogativi si accavallano, all’orizzonte si affacciano altre scadenze non di minor conto per la Fondazione CRC. 

Le modifiche statutarie di adeguamento al cosiddetto “Addendum”, che contempla anche l’allungamento dei mandati degli amministratori – tema rispetto al quale i Comuni hanno già manifestato la loro contrarietà - saranno portate all’approvazione del Consiglio generale il prossimo 22 giugno.

Nel contempo, è in corso la selezione per la nomina del nuovo direttore generale, chiamato a sostituire Roberto Giordana andato in pensione il 31 marzo scorso. 

Ruolo per il quale risulta essere in pole l’attuale direttrice di Confindustria Cuneo Giuliana Cirio, altro tema caldo “attenzionato” dalla politica cuneese.

Giampaolo Testa

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