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Politica | 11 giugno 2026, 19:00

Sicurezza e Bandiera Nera, il sindaco di Roccavione rilancia: “Meglio una polemica in più che un silenzio comodo”

Paolo Giraudo nella nostra intervista torna sui temi che hanno acceso il dibattito nelle ultime settimane. “La politica deve guardare la realtà, anche quando è scomoda”

Sicurezza e Bandiera Nera, il sindaco di Roccavione rilancia: “Meglio una polemica in più che un silenzio comodo”

Mentre nelle ultime ore è tornato sotto i riflettori corso Giolitti a Cuneo, tema finito nuovamente al centro del dibattito pubblico sulla sicurezza urbana, il sindaco di Roccavione Paolo Giraudo torna a parlare per chiarire la sua posizione dopo gli interventi dei giorni scorsi che avevano acceso polemiche e scontri politici.

Al tema sicurezza si aggiunge anche la recente assegnazione della Bandiera Nera di Legambiente al Comune di Roccavione, decisione che il primo cittadino respinge ancora una volta senza riserve, rivendicando le scelte amministrative adottate sul fronte del Parco Fluviale Gesso e Stura.

Nessun passo indietro, quindi, anzi rivendica le sue posizioni e replica alle accuse di allarmismo e strumentalizzazione.

Quando tocchi certi temi, le polemiche arrivano sempre. Ma io preferisco una polemica in più a un silenzio comodo”, dice Giraudo. “La sicurezza non è un argomento da salotto e non è una questione da affrontare con le frasi fatte. Riguarda la vita quotidiana delle persone”.

In particolare, il sindaco chiarisce con fermezza: “Io non ho mai detto che Cuneo sia una città perduta. Sarebbe falso e ingiusto. Ho detto una cosa diversa: attenzione, perché anche qui ci sono segnali che non possiamo ignorare”.

Alle critiche di chi gli ricorda che un sindaco non può comandare le Forze dell’Ordine, replica: “Certo che non può. Lo so benissimo. Ma un sindaco non è nemmeno un passante. Non può limitarsi a dire: ‘Non dipende da me’. Ha il dovere di farsi sentire, chiedere più presidio, più controlli, più coordinamento. E soprattutto deve evitare l’errore peggiore: raccontare che il problema non esiste”.

Secondo Giraudo, non si tratta soltanto di una questione di percezione. “Conta, perché la paura delle persone va rispettata, ma sono fatti. Basta leggere i giornali locali: furti, aggressioni, danneggiamenti, episodi di degrado”.

Ma per il primo cittadino la questione non si limita al solo ordine pubblico, si estende a un valore identitario del capoluogo provinciale, a quel “biglietto da visita” che rappresenta tutti i territori afferenti. Un concetto che sgombera il campo dalla polemica di chi lo tacciava di attacchi gratuiti all'Amministrazione Manassero. “Cuneo è il capoluogo – puntualizza - . Non appartiene solo a chi ci abita dentro i confini comunali. A Cuneo vanno i nostri ragazzi a scuola, ci vanno le famiglie, i lavoratori, gli anziani. Quando il capoluogo sta bene, tutta la provincia è più forte”.

Da qui il suggerimento a superare un approccio operativo campanalistico. “Serve una visione provinciale. I piccoli Comuni non devono chiudersi nel proprio recinto e il capoluogo non può pensare di essere un mondo separato. Se una criticità nasce a Cuneo, non resta solo lì. E se una risposta funziona a Cuneo, aiuta anche il resto della provincia”.

Dopo le precisazioni sul tema, Giraudo elenca anche alcune priorità concrete: “Più presidio nei punti sensibili, attenzione alle fermate degli autobus, alle aree vicino alle scuole, ai parchi, alle zone meno illuminate. Serve ascoltare cittadini, commercianti, residenti e amministratori. Nei Comuni si può lavorare su videosorveglianza, illuminazione, manutenzione degli spazi e presenza della Polizia Locale”.

Ma come detto, vi è stato un secondo fronte di scontro: la recente Bandiera Nera assegnata da Legambiente a Roccavione. Anche in questo caso il sindaco non usa mezzi termini: “Quando una comunità viene etichettata in modo ingiusto bisogna difenderla. La scelta sul Parco Fluviale Gesso e Stura è stata una scelta amministrativa. Può piacere o non piacere, ma non può essere trasformata in una condanna morale contro un paese”.

Giraudo respinge anche l’accusa di essere “meno ambientalista” dopo quella decisione. “Io credo poco all’ambientalismo delle medaglie e delle bandierine. Credo all’ambiente curato, ai sentieri puliti, agli spazi verdi mantenuti, ai percorsi utilizzabili. Preferisco meno simboli e più manutenzione.

Per il sindaco, sicurezza e ambiente sono temi collegati da un filo comune: “Il rifiuto delle narrazioni comode. Sulla sicurezza è comodo dire che è tutto percezione. Sull’ambiente è comodo appiccicare un’etichetta e chiudere la discussione. In entrambi i casi io non ci sto”.

Infine il messaggio ai cittadini: “Cuneo e la sua provincia hanno una qualità della vita preziosa. Ma le cose preziose non si conservano da sole. Vanno difese. Serve una politica meno preoccupata di non disturbare e più preoccupata di risolvere”.

E chiude con una frase che sintetizza la sua linea politica: “Quando la gente ti ferma per strada e ti dice ‘Sindaco, qualcosa non va’, hai due possibilità: tranquillizzarla con una frase di circostanza oppure prenderla sul serio. Io scelgo la seconda”.

Sara Aschero

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