È stato condannato il 17enne rinviato a giudizio per la morte di Abdou Ngom, il 13enne scomparso nelle acque del Tanaro il 22 aprile 2025 durante una gita con amici alla spiaggia dei Cristalli di Verduno.
La condanna inflitta ammonta a sei anni, quattro mesi e venti giorni di reclusione, la stessa pena richiesta dall'accusa, arrivata nel corso delle cinque ore di udienza tenute lunedì 20 aprile. Una condanna pronunciata in sede di abbreviato di fronte al Tribunale per i Minori di Torino.
Nel conteggio effettuato dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale per i Minorenni a partire dai ventuno anni della pena base figurato il riconoscimento delle diminuenti generiche, la riduzione di un terzo della pena legata alla scelta del rito abbreviato e di quelle dovute al processo minorile.
Al 17enne imputato, che dal momento dell'arresto si trova in una comunità e che oggi era presente in aula, la Procura per i Minorenni contestava infatti il reato di omicidio volontario con dolo eventuale. "Trovandosi presso le sponde del fiume Tanaro – si legge nel capo di imputazione –, in stato di piena, in compagnia di due amici, pur essendo a conoscenza del fatto che Abdul non sapeva nuotare, lo afferrava per le spalle cingendolo con le braccia e lo gettava nel fiume, così cagionandogli la morte per annegamento". Si tratta della condizione nella quale un soggetto non vuole direttamente causare un evento (come la morte di qualcuno), ma accetta consapevolmente il rischio che quell’evento possa verificarsi come conseguenza della propria azione. Secondo l’accusa, il 17 enne non avrebbe dato ascolto alle implorazioni di Abdou, che chiedeva di non essere gettato in acqua perché non sapeva nuotare, accettando il rischio delle possibili conseguenze fatali poi concretizzatesi.
Il giovane imputato, di origini marocchine, aveva sempre negato ogni addebito, contestando la ricostruzione accusatoria.
Nel corso di una lunga e articolata arringa i suoi difensori, gli avvocati Piermario Morra e Giuseppe Vitello, avevano chiesto per il loro assistito l’assoluzione perché "il fatto non sussiste", sostenendo in via subordinata l’opportunità della riqualificazione del reato da omicidio volontario con dolo eventuale a omicidio colposo. È stato "un gioco sfociato in tragedia", avevano sostenuto, argomentando sul confine tra "dolo eventuale" e "colpa cosciente", e sostenendo come nel caso in esame l’elemento soggettivo rientrerebbe nella seconda fattispecie.
Come noto il corpo del ragazzo non è stato mai ritrovato. In aula era presente anche il padre della giovanissima vittima.














