C 'è una coppia arrivata dal Belgio che ha deciso di prolungare il proprio soggiorno nelle Langhe per seguire il Festival. Ce n'è un'altra, dall'Australia, che ha anticipato le vacanze rispetto agli anni precedenti pur di ritrovare gli appuntamenti di Colline in Musica. E poi c'è la Chiesa della Confraternita della Santissima Annunziata di Guarene, gremita nonostante il concerto conclusivo sia stato trasferito poche ore prima, alla ricerca di refrigerio, a causa delle temperature elevate.
Sono episodi diversi, ma raccontano la stessa storia. La sesta edizione di Colline in Musica si conclude confermando una crescita che non riguarda soltanto il numero dei partecipanti, ma anche il ruolo che la rassegna sta assumendo nel panorama culturale e turistico del territorio. Un Festival che ha scelto di puntare sulla qualità artistica, su repertori raramente eseguiti, su giovani interpreti e sul dialogo tra culture differenti, trovando una risposta sempre più convinta da parte del pubblico.
“Uno degli aspetti che mi ha colpito di più quest'anno non è stato soltanto vedere le sale piene – osserva Adrian Pinzaru, membro del comitato artistico del Festival –. Mi ha sorpreso incontrare persone che hanno deciso di modificare il proprio viaggio per poter assistere ai concerti. Quando un Festival diventa una ragione per fermarsi qualche giorno in più o per programmare una vacanza, significa che la cultura ha iniziato a produrre un valore che va ben oltre il singolo evento”.
Nel corso delle settimane Colline in Musica ha attraversato castelli, chiese, teatri, archivi storici e luoghi simbolo delle Langhe, del Roero, del Monferrato e del Piemonte, costruendo un itinerario nel quale il paesaggio è diventato parte integrante dell'esperienza musicale. Dai concerti inaugurali fino al fine settimana conclusivo tra Neviglie, Venaria, Bra e Guarene, il Festival ha continuato a proporre programmi costruiti intorno al tema delle “Radici”, intrecciando grandi pagine della tradizione europea, opere poco frequentate e artisti provenienti da percorsi internazionali.
Tra gli appuntamenti conclusivi, la serata di giovedì 25 giugno ha rappresentato un'occasione speciale: promossa dal Comune di Neviglie e realizzata da MUST in collaborazione con I'm Exchange Association, l'iniziativa è parte del progetto SNODI – Colline co-creative di Langhe Monferrato Roero, finanziato dall'Unione Europea NextGenerationEU.
L'ultimo concerto, trasferito dalla Fondazione Sandretto Re Rebaudengo alla Chiesa della Confraternita della Santissima Annunziata di Guarene per affrontare il caldo eccezionale di domenica 28 giugno, ha visto protagonista il Delian::Quartett con il raro Quartetto n. 2 di Erich Wolfgang Korngold, accolto da un pubblico numeroso e particolarmente partecipe. Ad aprire la serata è stato il dialogo tra Marco Testa, membro del comitato artistico del Festival, e lo scrittore e diplomatico albanese Luan Rama, che ha presentato il romanzo La sposa della neve, ispirato alla vicenda della propria nonna. Un racconto che ha suscitato emozione e interesse, proseguito al termine dell'incontro tra dediche, fotografie e firme.

LA SCELTA DI NON RINCORRERE LA FACILITÀ
Il bilancio del Festival, però, va oltre i singoli concerti. Per Pinzaru il risultato più significativo riguarda la risposta ottenuta da una programmazione che ha scelto di non inseguire le proposte più immediate. “Abbiamo voluto costruire programmi che chiedessero al pubblico curiosità e disponibilità all'ascolto. Accanto ai compositori più conosciuti abbiamo proposto pagine raramente eseguite, organici inconsueti e musicisti giovani che stanno costruendo oggi il proprio percorso internazionale. Era una scelta che richiedeva coraggio, ma la partecipazione registrata durante tutta la rassegna dimostra che esiste un pubblico pronto a raccogliere questa sfida”.
Per il violinista e docente la qualità della proposta rappresenta anche una riflessione sul significato stesso delle politiche culturali. “Quando si utilizzano risorse pubbliche non bisogna limitarsi a organizzare eventi. Bisogna creare occasioni di crescita, offrire esperienze che il pubblico difficilmente incontrerebbe altrove e costruire valore per il territorio. Credo che Colline in Musica abbia dimostrato che questo è possibile. La cultura può essere un investimento capace di produrre partecipazione, turismo e sviluppo, senza rinunciare alla propria funzione educativa”.
Una convinzione che l'edizione 2026 sembra avere rafforzato. Le presenze internazionali, la partecipazione registrata lungo tutto il calendario e l'interesse dimostrato anche verso repertori complessi raccontano infatti un Festival che continua a consolidare la propria identità: non soltanto una rassegna musicale, ma un progetto culturale che sceglie di mettere in relazione luoghi, persone e linguaggi diversi, trasformando la musica in uno strumento di conoscenza del territorio e di dialogo tra culture.














