Il Regno Unito ha scoperto il sesso in auto con un sondaggio. L’Italia lo pratica da prima che si chiamasse car sex. A Cuneo, tra Langhe, pianura e fondovalle, la storia è la stessa del resto del Paese: non hai una stanza, hai una macchina.
“Cuneo, l’auto e la camera che non c’è”
Il nido a trent’anni ha reso razionale il sedile
Nel 2024, secondo Eurostat, i giovani italiani hanno lasciato la casa dei genitori a 30,1 anni, contro i 26,2 della media Ue. Restano nel nido il 94 per cento dei 20-24enni e il 67 per cento dei 25-29enni. Tra i 20 e i 29 anni, l’81 per cento vive ancora con i genitori, contro il 54 per cento europeo. Non è il copione dei «mammoni». È affitto, redditi, lavoro discontinuo.
Il Nord non è un’eccezione. Nel 2025 l’indipendenza abitativa in Piemonte resta intorno ai trent’anni; Torino è data poco sotto, intorno ai 29,8, grazie a università e coabitazioni. Fuori dal capoluogo regionale il nido dura di più, non di meno.
A Cuneo il mercato lo conferma. Nel primo trimestre 2026, secondo ASPESI, Immobiliare.it e Intesa Sanpaolo, gli affitti sono saliti del 2,8 per cento sull’anno, a 8,4 euro al metro quadro. Le compravendite sono in calo del 2 per cento, ma il prezzo medio resta 1.842 euro al mq: terzo comune piemontese più caro dopo Verbania e Torino. Nello stesso 2025 i mutui ai privati del Cuneese sono cresciuti del 30 per cento. Segnale di chi prova a uscire. Non di chi ce l’ha già fatta.
In città esistono già risposte parziali — coabitazioni giovanili, housing sociale — che risolvono un tetto, non una stanza per due. Quando la privacy è un canone che non entra nello stipendio, l’auto è l’ultima stanza chiudibile.
Lo stesso schema lo ha raccontato The Guardian per la Generazione Z britannica: tra i 18-24enni ancora a casa, il 18 per cento ha dichiarato di aver fatto sesso in auto. In Italia non è un trend da magazine. È il default.
La legge ha depenalizzato, non ha legalizzato
Dal decreto legislativo 8 del 2016 gli atti osceni in luogo pubblico, articolo 527 del codice penale, non sono più, di regola, un delitto. Sono un illecito amministrativo da 5.000 a 30.000 euro. Resta un reato, con la reclusione, se il fatto avviene in luoghi abitualmente frequentati da minori o con il pericolo che vi assistano.
Parcheggi, piazzole, aree di servizio, spiazzi appartati ma accessibili restano luogo pubblico. Il sesso in auto non è un reato nominato. Essere visti sì. I vetri non sono un dettaglio erotico: sono il confine tra vita privata e verbale.
Non è Amsterdam, dove un parco ha tre regole e un cartello. Non è un vuoto normativo. È una multa salata, e in certi posti ancora il penale.
Dalla voce al pin
Il car parking sex italiano non è il dogging da film britannico. È una pratica nazionale, descritta più volte dalla cronaca: bacheche, segnali di fari, coppie che scelgono, singoli che aspettano. A Palermo i gruppi Facebook pubblici sostituiscono la geografia orale («chi c’è al parcheggio tra dieci minuti»). A Roma i controlli notturni in un’area di servizio del Grande Raccordo, dopo segnalazioni sull’app YouPol, hanno mostrato lo stesso conflitto dei parchi europei: vicini che chiamano, polizia che arriva.
Le app di cruising su mappa fanno la stessa cosa in tempo reale: non solo i parchi, i parcheggi. Un pin può riempire una strada di servizio in un weekend. I residenti non litigano con il folklore. Litigano con il pin.
In provincia questo è più vero che a Milano: pochi locali, tanta strada, WhatsApp al posto del passaparola del bar.
Il Granda è il caso di provincia
Cuneo non ha un Heath da guerra culturale né un Vondelpark da cartello. Ha una provincia grande, a bassa densità, e tre geografie che in Italia producono sesso in auto da sempre.
La pianura produttiva — Fossano, Savigliano, Bra, Cavallermaggiore — è fatta di parcheggi dopo la chiusura, strade interne, capannoni. I fiumi — Stura, Gesso, Tanaro verso Alba — sono sponde, boschetti, anfratti: la stessa tipologia che più a nord, sul Sesia o sul Lago Maggiore, è già cronaca di spiagge frequentate d’estate. Le Langhe sono strade panoramiche, belvedere, turismo del vino a pochi minuti da un circolo privato in zona artigianale.
A Cavallermaggiore, a venti minuti da Alba, esiste da anni un club privé per soci, il sabato sera: l’alternativa al chiuso, legale, a pagamento. Chi non è socio, o non è coppia da club, torna in macchina. Trend Italia, versione provincia.
I posti all’aperto non hanno orario. Non hanno sicurezza. Una volta il giro c’è, un’altra no. Non sono un locale. Restano, per chi li usa, un compromesso: abbastanza privati da sembrare una stanza, abbastanza pubblici da diventare un problema se i vetri sono sbagliati.
Cosa è cambiato, e cosa no
L’Italia ha i numeri della casa e una legge che multa senza nominare l’auto. Le app hanno reso visibile quello che prima era voce. A Cuneo gli affitti salgono, il nido resta, la geografia — pianura, fiumi, Langhe — è quella di sempre.
Il punto non è che in Granda si fa sesso in macchina. Si fa dappertutto. Il punto è che l’intimità ha un conflitto di uso del suolo, e il pezzo di terra privata più economico rimasto in una città di provincia è spesso un sedile di guida.
Il sesso in luogo pubblico resta illecito. Consenso, maggiore età, nessuno spettatore involontario, niente rapporti alla guida.
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