/ Bra e Roero

Che tempo fa

Bra e Roero | 08 settembre 2026, 08:06

Il Roero piange Elena Meirano, cotitolare del Cantamessa Catering di Priocca

La grande “donna di cucina” che portava la pace al centro della tavola si è spenta il primo settembre dopo una lunga malattia. Giovedì scorso l’ultimo saluto nella parrocchiale di Canove, dove ha sempre vissuto.

Il Roero piange Elena Meirano, cotitolare del Cantamessa Catering di Priocca

Giovedì 3 settembre la chiesa parrocchiale di Canove non si è limitata a contenere il grande dolore per la morte di Elena Meirano. Era piena anche della vita che questa “donna di cucina” del Roero, scomparsa dopo una lunga malattia, ha saputo costruire intorno a sé: la famiglia, gli amici, i collaboratori, le persone incontrate in quasi mezzo secolo trascorso dentro e attorno al Cantamessa Catering, di cui era cotitolare.

Per conoscere Elena bisogna partire da Canove. Non per una questione geografica, ma perché in quella frazione di Govone dove ha sempre vissuto si sono incontrati quasi tutti i fili della sua esistenza: la famiglia, il lavoro, le amicizie. E la cucina, che per lei non è mai stata soltanto espressione della grande tradizione del suo territorio o il luogo in cui si preparano i piatti, ma un ambiente umano – creativo e organizzativo – nel quale caratteri, competenze e sensibilità differenti devono riuscire a lavorare insieme.

Elena era una grande donna, anche in cucina. E quella cucina non era soltanto il mestiere di famiglia: ne aveva fatto anche un’identità professionale, entrando a far parte delle Lady Chef della Federazione Italiana Cuochi. Un riconoscimento che racconta bene la serietà con cui aveva scelto di stare in quel mondo e l’autorevolezza che quel mondo le attribuiva. Lavorava moltissimo, conosceva il valore della fatica, sapeva organizzare e decidere, ma possedeva soprattutto una qualità rara e altrettanto preziosa: riusciva a non aggiungere tensione alla tensione. È questo il senso più autentico di quella pace che portava al centro della tavola. Perché, in un mestiere nel quale cucina, servizio, logistica, clienti, fornitori e collaboratori devono trovare ogni volta un nuovo equilibrio, saper tenere insieme le persone è una competenza. Farle lavorare bene insieme, un talento.

Quel mestiere lo aveva praticamente respirato fin da ragazza. Nel 1978, proprio a Canove, i genitori Luciana Cantamessa e Giuseppe avevano aperto la bottega dalla quale sarebbe nata l’attività di famiglia. Lei e i fratelli Ottavio e Walter vi erano cresciuti dentro, formandosi nella cultura del lavoro e del servizio e assumendo nel tempo responsabilità, metodo e visione.

Ma sarebbe sbagliato raccontare Elena soltanto come l’erede di quella storia. Ne è stata una delle artefici della trasformazione, accompagnandone la crescita con una dedizione generosa e una presenza costante. Chi le è stato accanto professionalmente ricorda soprattutto la sua capacità di esserci senza imporsi e di far funzionare insieme anche caratteri molto diversi.

Accanto a Elena, per tutta la vita, c’è stato il marito Bruno Malvicino. Per chi li conosceva erano “un corpo e un’anima”. E nel loro caso non era soltanto un modo di dire: Elena aveva fatto sue anche le passioni di Bruno, in particolare l’ornitologia, apparentemente lontana dalle cucine del catering eppure diventata un pezzo importante della loro storia.

Definirla semplicemente una “passione per i canarini” sarebbe riduttivo. Bruno Malvicino è da decenni una figura di riferimento dell’ornicoltura italiana: allevatore pluripremiato, storico presidente dell’APACO di Asti (Associazione Provinciale Amatori e Cultori di Ornitologia) e giudice nazionale della Federazione Ornicoltori Italiani. La sua specialità sono i Gloster Fancy, protagonisti dell’allevamento domestico di Canove che Elena curava con lui.

Ma quella passione è cresciuta ben oltre le mura di casa. All’allevamento amatoriale si è affiancato negli anni un forte impegno nell’associazionismo, capace di coinvolgere oltre un centinaio di appassionati e di organizzare sul territorio appuntamenti di rilievo come il Campionato interregionale di Cerro Tanaro, con circa 1.700 esemplari in gara provenienti da tutta Italia.

Elena era diventata una sorta di “first lady” dell’ornitologia: curava pubbliche relazioni e rapporti a livello nazionale, diventando un volto familiare e autorevole di quel mondo.

Nel 2021 è arrivata la malattia e, con essa, anche un’esperienza a lei quasi sconosciuta: fermarsi. Lei, che aveva trascorso una vita dentro i ritmi serrati del lavoro, abituata a occuparsi contemporaneamente dell’azienda, della famiglia e degli altri, chiamava ironicamente quella lunga pausa la sua prima “vacanza” dal lavoro. Vacanza non era, naturalmente. Sono stati anni duri, segnati dalle cure, dalla sofferenza e da tutto ciò che una malattia severa porta con sé.

Elena li ha attraversati senza negarne il peso, con piena fiducia nei medici dell’ospedale di Verduno e una profonda fede in Dio. Proprio dentro quella prova è riemersa con forza una qualità che aveva sempre avuto: la capacità di riconoscere il valore delle persone e di farle sentire importanti. Una riconoscenza diventata, nel corso di quel calvario, la forma più concreta del suo coraggio: continuare a ringraziare.

Al posto più vicino è rimasto Bruno. Per tutti i cinque anni e mezzo della malattia è stato il suo incrollabile caregiver, presente nelle cure e nella quotidianità senza mai arretrare, cercando di restituirle quanta più normalità possibile e, quando la malattia non lo concedeva, inventandone per lei piccoli pezzi.

Quella normalità era fatta anche delle passioni che l’avevano sempre accompagnata, come la sua collezione di Swarovski. La luce, del resto, la attirava anche nelle persone: aveva una capacità naturale di riconoscerne le qualità, valorizzarle e, spesso, metterle nelle condizioni di esprimersi al meglio. Elena amava ciò che brilla, ma il suo talento è stato soprattutto far brillare gli altri.

La parrocchiale di Canove, gremita lo scorso 3 settembre per accompagnare Elena nel suo ultimo viaggio, ha restituito la misura di questo suo modo discreto di essere importante. A salutarla non c’erano soltanto quanti hanno incrociato la storia di una famiglia e di un’impresa intergenerazionale conosciuta e apprezzata anche oltre confine, ma le tante persone incontrate e tenute vicine lungo una vita intera.

Ed è forse qui che si comprende fino in fondo la definizione che meglio la racconta: una grande donna di cucina che portava la pace al centro della tavola. Perché la tavola, in fondo, ha una regola che vale anche quando i piatti sono stati portati via: non chiede alle persone di essere uguali. Chiede loro di trovare il modo di stare insieme.

Elena, quel modo, lo ha sempre trovato.

La s. Messa di trigesima sarà celebrata domenica 4 ottobre alle ore 10 nella chiesa parrocchiale ss. Anunziata di Canove di Govone (CN).

C.S.

TI RICORDI COSA È SUCCESSO L’ANNO SCORSO A SETTEMBRE?
Ascolta il podcast con le notizie da non dimenticare

Ascolta "Un anno di notizie da non dimenticare 2025" su Spreaker.
Prima Pagina|Archivio|Redazione|Invia un Comunicato Stampa|Pubblicità|Scrivi al Direttore|Premium