/ Volley

Che tempo fa

Volley | 25 settembre 2026, 06:30

Figlie della Granda. Alice Pettiti, dallo scudetto U16 al Mondiale: "Voglio crescere non solo come atleta, ma soprattutto come persona"

Dalla palestra di Fossano al VolleyRò e alla maglia azzurra, la giovane centrale ripercorre un percorso fatto di sacrifici, crescita e grandi traguardi, tra cui lo scudetto Under 16, il bronzo europeo e il Mondiale Under 17

Alice Pettiti in campo con la maglia della Nazionale

Alice Pettiti in campo con la maglia della Nazionale

Per il prossimo episodio di Figlie della Granda torniamo vicino a Cuneo, precisamente in zona Fossano, terra d’origine di tante delle protagoniste della nostra rubrica. Oggi conosciamo meglio Alice Pettiti, classe 2010, centrale di oltre due metri che negli ultimi anni si è ritagliata un ruolo da protagonista nel panorama giovanile italiano.

Ma come sempre, partiamo dall’inizio. Dai primi palloni, dalle prime emozioni e da quella società da cui tutto ha preso forma: la VGT Fossano.

“Quando ho iniziato, della pallavolo mi ha conquistato soprattutto il fatto che non fossi mai sola. È uno sport in cui hai bisogno delle tue compagne e in cui ogni punto è qualcosa che costruisci insieme alle altre. All’inizio, però, non pensavo a tutto questo: giocavo perché mi divertivo e perché mi piaceva stare in palestra in compagnia”.

E come spesso accade, a rendere indimenticabili i primi anni sono anche quei piccoli ricordi destinati a rimanere nel tempo.

“Tra i ricordi degli anni a Fossano ce n’è uno che ancora oggi mi fa sorridere: il soprannome che mi aveva dato il mio ex allenatore, Davide. Mi chiamava sempre “Biancaneve”, perché ero la più alta del gruppo. Questo piccolo dettaglio riesce sempre a portarmi indietro nel tempo”.

Da Fossano il percorso di Alice è presto destinato ad accelerare. Cresce lei, cresce la sua pallavolo e iniziano ad arrivare i primi risultati: titolo provinciale Under 14, argento alla Final Four con Libellula VGT Fossano nello stesso anno e poi quella chiamata che può cambiare il corso di una carriera: il VolleyRò Casal De Pazzi, una delle realtà giovanili più importanti d’Italia. Una proposta che significa anche lasciare casa e trasferirsi a Roma a soli 14 anni.

“La verità? Penso che sia stata una delle scelte più facili che abbia mai fatto. Dopo aver visto com’era l’ambiente a Roma e aver conosciuto il Volleyrò, ho detto subito di sì. Ovviamente, a 14 anni non è semplice salutare la propria famiglia, gli amici e la propria città per andare a vivere a centinaia di chilometri da casa, ma ero e sono talmente innamorata della pallavolo e curiosa di iniziare questa nuova avventura che prevaleva soprattutto l’entusiasmo”.

Una scelta sportiva dunque, ma anche una scelta di vita. Perché quando si va via di casa per inseguire la carriera sportiva, non si sta cambiando soltanto squadra: si cambia quotidianità, si imparano nuove responsabilità e si cresce lontano dagli affetti di sempre.

“Guardandomi indietro, penso che quella scelta sia stata fondamentale, non solo per la giocatrice che sono diventata, ma soprattutto per la persona. A livello sportivo mi ha dato la possibilità di confrontarmi fin da subito con un livello molto alto, di mettermi alla prova ogni giorno e di imparare tanto dalle mie compagne e dagli allenatori. Ma, forse, gli insegnamenti più importanti sono arrivati fuori dal campo”.

Guardiamo spesso a queste ragazze attraverso il filtro dello sport, dei risultati e delle medaglie. Ma prima di essere atlete sono adolescenti che si trovano molto presto a vivere lontano da casa. E nel percorso di Alice c’è una figura che ha avuto un ruolo fondamentale proprio in questa crescita.

“Vivere lontano da casa a 14 anni mi ha fatto crescere e diventare più indipendente, ma non sono mai stata davvero sola in questo percorso. A insegnarmi, giorno dopo giorno, come vivere lontano da casa e affrontare le piccole e grandi difficoltà è stata la mia tutor, Consuelo. A lei devo un grazie enorme, perché in tante situazioni mi sono sentita persa e lei è sempre stata lì per aiutarmi a trovare la strada giusta. Mi ha accompagnata e mi accompagnerà con una presenza e un affetto che per me sono fondamentali. È un po’ come una seconda mamma e, ancora oggi, penso che ha un ruolo importantissimo nella persona che sono diventata”.

Nelle ultime due stagioni dunque, Alice ha costruito a Roma una nuova quotidianità. Un percorso che l’ha fatta crescere non soltanto come giocatrice, ma anche nel rapporto con se stessa.

“Ho imparato che crescere significa anche imparare a stare bene con se stessi. In questi due anni a Roma, qualche volta mi è capitato di sentirmi sola, anche quando ero circondata da tante persone. All’inizio quella solitudine mi faceva paura, perché sembrava enorme e difficile da affrontare. Con il tempo, però, ho imparato che stare da soli non significa necessariamente sentirsi soli e che, a volte, anche la solitudine può diventare un’occasione per crescere”.

Se fuori dal campo il cambiamento è stato profondo, anche il rapporto con la pallavolo non poteva rimanere quello dei primi anni.

“È cambiato tantissimo. Prima vedevo la parte “bella” della pallavolo oggi riesco a vedere anche tutto quello che c’è dietro, soprattutto i sacrifici. Ho imparato che ci sono giorni in cui tutto riesce e altri in cui sembra che niente funzioni, ma entrambi fanno parte del percorso”.

“Avere intorno ragazze forti mi aiuta ad avere più motivazione per migliorare. E anche perché non puoi permetterti di pensare di essere arrivata, perché ogni giorno c’è qualcuno che ti può insegnare qualcosa”.

E il costante lavoro quotidiano porta anche a raccogliere i frutti. Per Alice il 2025 infatti si trasforma subito in un anno da ricordare: il titolo di campionessa italiana Under 16 e, in estate, la medaglia di bronzo agli Europei Under 16.

“Se dovessi scegliere un’immagine per raccontare il 2025, è l’ultimo punto della finale ai Nazionali, perché per me è stata una vittoria davvero importante e un momento che porterò sempre con me”.

Dietro quella medaglia, però, non c’è soltanto il punto finale di una partita. C’è tutto quello che lo ha preceduto: il lavoro, la fatica e anche le giornate in cui sarebbe stato più semplice fermarsi.

“Per me questa medaglia significa essere andata in palestra anche nei giorni più stanchi, nelle giornate no, e aver messo da parte tutto per riuscire comunque a dare il meglio di me durante ogni allenamento, anche quando non era facile".

“Per questo, quando guardo quella medaglia, non penso soltanto alla finale. Penso a tutto il percorso che ci ha portate fin lì, a tutti i sacrifici, le difficoltà e i momenti che abbiamo condiviso. Ed è proprio questo che la rende davvero speciale”.

Subito dopo il titolo nazionale arriva anche un'altra tappa destinata a lasciare il segno: la convocazione agli Europei con la Nazionale Under 16, esperienza che si chiude con un bronzo.

“Indossare la maglia della Nazionale è sempre un grande onore, e quell’esperienza mi ha lasciato soprattutto una maggiore consapevolezza del valore e della responsabilità che porta con sé questa maglia".

“È stata anche una grande lezione sportiva. Abbiamo vissuto momenti bellissimi, ma anche una semifinale difficile, in cui abbiamo capito quanto velocemente possa cambiare una partita. Quella sconfitta ci ha fatto male, ma ci ha insegnato a reagire e a non arrenderci. Il bronzo è arrivato proprio perché siamo state capaci di rialzarci e trasformare quella delusione in una nuova motivazione”.

E con la maglia azzurra le soddisfazioni non finiscono qui. A gennaio 2026 c’è anche il Torneo Wevza, chiuso sul gradino più alto del podio: un’altra esperienza internazionale che aggiunge un tassello al percorso di Alice.

“Alla fine della WEZVA ho provato soprattutto tanto orgoglio. Sapere di aver vinto una competizione internazionale con la maglia azzurra è qualcosa che ti rimane dentro. Io, poi, mi sono legata molto alla squadra e alle persone che ne facevano parte, quindi aver condiviso con loro questa vittoria ha reso tutto ancora più speciale”.

La seconda stagione al VolleyRò continua sulla stessa strada: quinto posto alle finali nazionali e una presenza sempre più stabile nel percorso delle Nazionali giovanili. Nell’estate 2026 arriva infatti anche il Mondiale Under 17, chiuso al quinto posto.

“Il Mondiale è una di quelle esperienze che ti fanno capire quanto sia grande il mondo della pallavolo. Incontri ragazze che arrivano da Paesi diversi, con caratteristiche diverse, e capisci che il livello è alto ovunque”.

“Per me è stato davvero emozionante, ma soprattutto un’esperienza che mi ha fatto crescere tanto. Giocare contro alcune delle migliori atlete al mondo ti mette alla prova e ti fa capire subito quali sono i tuoi punti di forza, ma anche dove devi ancora migliorare. Mi sono portata a casa tanta consapevolezza e la voglia di continuare a lavorare per raggiungere quel livello”.

Indossare la maglia della Nazionale è sempre un’emozione forte. E per Alice quell’emozione resta quella della prima volta, quella chiamata arrivata quando ancora tutto sembrava lontanissimo.

“La prima chiamata la ricordo soprattutto come un momento di enorme felicità. Non avrei mai immaginato di poter arrivare a indossare la maglia della Nazionale in così poco tempo, e forse è stato proprio questo a rendere quel momento ancora più speciale. Oggi l’emozione non è diminuita, anzi, forse è addirittura aumentata, soprattutto perché sono ancora più consapevole di quello che significa indossare quella maglia e rappresentare l’Italia”.

Una consapevolezza che porta con sé anche un senso di responsabilità, perché dietro una maglia azzurra non c'è soltanto chi la indossa.

“È un onore enorme. Siamo ancora molto giovani e abbiamo tantissimo da imparare, quindi rappresentare l’Italia significa anche sentire una responsabilità. Quando sei in campo non giochi soltanto per te stessa. Sai che dietro quella maglia ci sono una federazione, le persone che ti hanno accompagnata, la tua famiglia e tutte le persone che credono in te. È un pensiero che cerco di portare sempre con me, perché mi ricorda quanto sia speciale essere lì e quanto sia importante onorare quella maglia”.

Tra club e Nazionale, dunque, il palmarès di Alice ha già iniziato a riempirsi. Ma quando si mettono da parte numeri e medaglie, resta una domanda inevitabile: quale risultato ha un posto speciale?

“Sono tutti risultati che hanno un significato diverso per me, quindi è difficile sceglierne uno solo. Se devo indicarne uno, forse scelgo lo scudetto Under 16, perché è stato il primo grande traguardo di questo percorso e perché dietro c’è stata un’intera stagione, fatta di tanti alti e bassi, che ho condiviso con le mie ex compagne di squadra. Il bronzo europeo, però, ha un valore altrettanto speciale, perché è stata la prima volta che ho avuto l’opportunità di salire su un podio internazionale con la maglia dell’Italia. Sono due ricordi che porterò sempre con me e che custodirò per tutta la vita”.

Alice però non è soltanto quella che vediamo in campo. Dietro le ore di allenamento, le trasferte e le partite c'è una ragazza di 16 anni che, come tutte, ha le sue passioni e cerca i propri spazi.

“Fuori dalla palestra sono una ragazza molto solare e mi piace circondarmi delle persone a cui voglio bene. Amo stare con gli amici, ridere e condividere momenti semplici, ma sento anche il bisogno di ritagliarmi del tempo per me, per staccare un po’ e ritrovare il mio equilibrio”.

“Oltre alla pallavolo, mi piace molto ascoltare la musica, andare al mare e, in generale, fare tutto ciò che mi permette di allontanarmi per qualche ora dalla routine e dalla “vita reale”. Credo sia importante riuscire a trovare questi momenti di leggerezza, soprattutto quando gli impegni e la pallavolo prendono gran parte delle mie giornate. Mi piace semplicemente sentirmi libera, spensierata e godermi le cose che mi fanno stare bene”.

E se Roma le ha insegnato a stare lontana da casa, è proprio la sua famiglia a rimanere il punto fermo del suo percorso.

“La mia famiglia è una parte fondamentale del mio percorso e rappresenta il mio punto di riferimento. Soprattutto nell’ultimo anno mi sono resa conto di quanto sia importante averli accanto: nei momenti più difficili, quando ero triste o sentivo che qualcosa non andava, mi bastava staccare da tutto e tornare a casa per ritrovare un po’ di serenità. Con loro riesco a sentirmi me stessa, senza pressioni e senza dover pensare a tutto il resto. In un certo senso sono la mia energia positiva: riescono sempre a darmi la forza e la tranquillità di cui ho bisogno per ripartire”.

In famiglia c’è anche la sorella Anna, anche lei centrale e quest’anno in forza in A3 al Modena Volley.

“Quando io e mia sorella siamo insieme cerchiamo di parlare il meno possibile di pallavolo. È bello condividere la stessa passione, ma quando siamo a casa vogliamo soprattutto goderci il tempo insieme e creare nuovi ricordi, anche con nostro fratello Matteo. Credo che sia proprio questo a rendere speciale il nostro rapporto: la pallavolo ci ha unite ancora di più, ma non è ciò che definisce il nostro legame”.

In una vita scandita da palestra, partite e trasferte, c'è però anche un altro impegno che non può essere messo in secondo piano: la scuola.

“Non è semplice, perché le giornate sono molto piene: ci sono gli allenamenti, le trasferte, le partite e poi bisogna anche trovare il tempo per studiare. Però voglio impegnarmi seriamente e so che, soprattutto per la scuola, l’organizzazione è fondamentale. Voglio portare avanti gli studi perché so che la carriera sportiva non durerà per sempre. Cerco quindi di dare il massimo in entrambe le cose, anche se a volte questo significa fare qualche sacrificio in più”.

Insomma, sedici anni, tanti traguardi già raggiunti e ancora una strada lunghissima davanti. Ma per capire davvero il percorso di Alice bisogna tornare al punto di partenza: a quella bambina che giocava a pallavolo a Fossano senza sapere dove l'avrebbe portata.

“Alla piccola Alice direi di non mollare. Perché sarà normalissimo se ci saranno sere in cui sentirà tantissimo la mancanza di casa, partite in cui piangerà, momenti in cui penserà di non essere abbastanza brava e giornate in cui tutto sembrerà troppo difficile. Ci saranno giorni in cui avrà voglia di tornare indietro, di lasciar perdere tutto e di chiedersi se ne valga davvero la pena. Ma proprio in quei momenti dovrà ricordarsi perché ha iniziato, di tutto quello che ha fatto per arrivare fin lì e di quanto sia stata coraggiosa a scegliere di provarci. Perché un giorno si guarderà indietro e capirà che anche le lacrime, la solitudine, la fatica e tutti quei momenti in cui si è sentita fragile facevano parte del percorso. E capirà che non aver mollato, anche quando sarebbe stato più facile farlo, è stata una delle cose più coraggiose e belle che abbia mai fatto”.

E c’è spazio anche per i sogni:

“Il sogno sportivo più grande è sicuramente arrivare, un giorno, a giocare con la Nazionale maggiore. Sarebbe qualcosa di difficile da descrivere: ritrovarmi con la stessa maglia che ho iniziato a indossare da bambina, ma a un livello completamente diverso”

“Come sogno personale, invece, vorrei continuare con gli studi per riuscire ad aiutare le persone in difficoltà, conoscere il mondo, incontrare persone nuove e vivere tante esperienze. Vorrei crescere non solo come atleta, ma soprattutto come persona, con l’obiettivo di diventare una persona felice, prima ancora che una brava atleta”.

Irene Rolando

TI RICORDI COSA È SUCCESSO L’ANNO SCORSO A SETTEMBRE?
Ascolta il podcast con le notizie da non dimenticare

Ascolta "Un anno di notizie da non dimenticare 2025" su Spreaker.
Prima Pagina|Archivio|Redazione|Invia un Comunicato Stampa|Pubblicità|Scrivi al Direttore|Premium