In un contesto sanitario dove l'eccellenza tecnica e la precisione scientifica sono fondamentali per la gestione delle cure, la Struttura di Oncologia Medica dell'Azienda Ospedaliera S. Croce e Carle di Cuneo rinnova il proprio impegno verso la dimensione umana della professione, promuovendo un ciclo di incontri culturali dedicati al personale sanitario.
L'iniziativa nasce dalla convinzione che per "curare" sia innanzitutto necessario sviluppare la conoscenza della profondità dell'umano. Gli incontri si propongono infatti come uno spazio di riflessione per i professionisti della salute, offrendo loro l'opportunità di sviluppare una comprensione più intima della natura umana e di coltivare lo stupore per la sua bellezza.
Nel primo partecipato incontro la campionessa dello sci Stefania Belmondo ha presentato il suo libro "Ho imparato a vincere". Il prossimo incontro in programma giovedì 5 novembre alle ore 18 nella sala della Fondazione Revelli in corso Brunet 1, vedrà le scrittrici Antonella Tarpino e Antonella Saracco presentare i libri "Memoria Imperfetta. La comunità di Olivetti e il mondo nuovo" e "Il primo giro di pietre"
«In una professione ad alto impatto emotivo e ad elevata specializzazione, riteniamo indispensabile nutrire mente e sensibilità attraverso linguaggi diversi, stimolando nuove idee e saperi trasversali», spiega il Dott. Gianmauro Numico Direttore della Struttura Complessa di Oncologia dell'Azienda Ospedaliera S. Croce e Carle di Cuneo. «Per prendersi cura degli altri occorre innanzitutto "essere" prima ancora di "sapere". Richiede attenzione, rispetto e una larghezza di pensiero: valori che si alimentano non soltanto nel percorso individuale, ma anche attraverso un'esperienza di crescita condivisa e collettiva.» Una visione che si ispira a quella di Adriano Olivetti, il quale aveva voluto che nella sua Azienda fossero presenti una scuola ed una biblioteca per custodire e sviluppare i saperi umanistici.
Attraverso questo percorso di contaminazione culturale, l'Azienda Ospedaliera Santa Croce e Carle riafferma il valore dell'ascolto e della relazione nei luoghi di cura, dimostrando come l'umanizzazione della medicina sia un beneficio diretto sia per gli operatori sanitari sia per i pazienti.












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