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Attualità | 10 dicembre 2012, 15:23

Andrea Scanzi sabato sul palco della “Mostra del libro” di Cavallermaggiore

Il giornalista del Fatto Quotidiano, scrittore, autore teatrale e radiofonico in scena con il suo nuovo spettacolo “Decalogo del buon bevitore”, un monologo (semi)serio sul vino da bere e meditare

Andrea Scanzi

Andrea Scanzi

Durante questo weekend si è celebrata la XIX edizione della “Mostra del Libro” di Cavallermaggiore, simpatica manifestazione nata allora dall’idea di pochi entusiasti e oggi diventata punto di riferimento tra le (poche) rassegne letterarie e culturali della Provincia di Cuneo.

La fiera, sensibile alla pubblicizzazione della piccola e media editoria locale, quest’anno si è occupata di “Energie Creative – Letture Sostenibili” e non si poteva fare regalo migliore, affidandosi ad uno dei creativi più interessanti della ribalta nazionale attuale.

Andrea Scanzi, giornalista del Fatto Quotidiano, scrittore, autore teatrale e radiofonico, è sempre pronto a coinvolgere e coinvolgersi in molteplici progetti in differenti ambiti, nei quali è solito “buttare lì qualcosa e andare via”, secondo l’insegnamento di uno dei suoi idoli, Giorgio Gaber.

Sabato sera ha scelto il palco del Salone San Giorgio per portare a battesimo il suo nuovo spettacolo “Decalogo del buon bevitore”, un monologo (semi)serio sul vino da bere e meditare.

Già, perché tra i suoi tanti interessi, Scanzi è anche un amante del vino, sommelier, nonché scrittore già di due libri sull’argomento e gestore del blog Il vino degli altri, che aggiorna regolarmente riguardo le sue escursioni in campo enogastronomico.

L’autore aretino ha sancito la sua riconosciuta simpatia per il territorio della Provincia Granda con uno spettacolo divertente, catalizzando con la sua carismatica figura sia l’esperto della materia, che si è potuto riconoscere nella superba conoscenza dell’argomento, sia il neofita (come il sottoscritto) che avrà sicuramente apprezzato le storie, le suggestioni e le citazioni mai banali a cui l’attore si è affidato.

Andrea Scanzi si è generosamente concesso al nostro taccuino, prima di continuare la serata alla tavola dell’accogliente famiglia Milano, naturalmente innaffiando i manicaretti con i vini della cantina del produttore Ezio Cerruti.

Andrea, qual è stata l’idea da cui è scaturito il “Decalogo del buon bevitore”?

Banalmente, perché mi è stato chiesto dagli amici di Cavallermaggiore. Poi, dopo le esperienze teatrali degli spettacoli su De André e Gaber, mi sembrava giunto il momento di ritornare a creare qualcosa di nuovo. Queste zone sono particolarmente ricettive nei confronti del mondo del vino, io stesso ho dedicato due libri e ho tenuto svariate presentazioni negli ultimi anni sull’argomento. Mi sono così accorto che avrei potuto estrapolare da tutto il materiale accumulato dieci regole che il buon bevitore può seguire per apprezzare il vino. Un decalogo raccontato in maniera ironica, comunque: perché non mi va di annoiare nei libri, tanto meno in teatro”.

Quali sono i tuoi vitigni cuneesi preferiti?

Oddio, mi metti in difficoltà, perché questa è la Provincia, soprattutto la zona delle Langhe, che preferisco in assoluto e non ne ho mai fatto mistero. Di sicuro il Nebbiolo e il Barolo, sebbene ultimamente preferisca più i bianchi dei rossi. E poi il Dolcetto: vitigno ritenuto minore, ma straordinario. Se andiamo in Province attigue a quella di Cuneo, dico il Timorasso. Sia sui bianchi, sia sui rossi state molto bene: se abitassi in Provincia di Cuneo sarei contento della produzione vinicola autoctona”.

Sei cresciuto come giornalista, ultimamente sei diventato un volto noto della tv,

soprattutto su La7. Quali stimoli ulteriori può ancora regalare la forma d’arte del teatro ad un artista come te?

Non vorrei sembrare banale, ma mi affido alle parole di chi pratica questa forma d’arte da più tempo di me, la quale sostiene che il teatro è inimitabile. Ed è vero. L’alchimia che si crea tra gli spettatore e tu, che sei sul palco, non ha nulla da spartire emozionalmente con qualunque altra forma d’arte. Mi piace da sempre scrivere, mi diverte andare in televisione (anche se forse ultimamente ci vado troppo), il teatro è qualcosa di diverso. Gaber se fosse Gaber è nato per scommessa e ci ha dato tante soddisfazioni, non per ultima la vittoria del Premio Borsellino. Lo spettacolo su De André è nato dopo l’esperienza con la Fondazione Gaber ed ho capito che il pubblico apprezza le biografie raccontate, quasi come fosse una sorta di documentario dal vivo. Questa forma legata al mondo del vino è ancora inedita: l’intenzione è quella di coinvolgere il pubblico trasversalmente, visto che l’emozione di un bicchiere di vino se la permette chiunque”.

Un’ultima battuta che richiede che ti rimetta i panni del giornalista che si occupa, più

o meno quotidianamente, delle sorti di questo paese. In Provincia Granda, qui come in tutta Italia, si sente forte la crisi economica. Qual è la tua previsione per il futuro?

Sulla zona del cuneese non posso dare una risposta netta, perché ci vengo meno di quanto vorrei. Sul fronte nazionale, io non avverto una grande motivazione a sperare. Sono ormai cinque o sei anni che ci continuiamo a chiedere se la cosiddetta Casta considererà, prima o poi, gli input che arrivano dalla base del Paese e, intanto, la distanza tra cittadino e politico, invece di risolversi, è ancora aumentata. Questo ha creato un fenomeno come il Movimento 5 Stelle, che è una novità, ma limitatamente alla protesta: sono sicuro che da queste file uscirà gente seria, onesta e concreta che andrà a fare vera opposizione in Parlamento. Ma chi governerà? Il centrodestra è ormai costretto a sperare nel ritorno di Berlusconi, che probabilmente tornerà e quindi pensiamo a come siamo messi. Il centrosinistra di Bersani verosimilmente governerà secondo l’agenda Monti. Usciremo da questa crisi? Non lo so, ma se la speranza è Bersani, la speranza non esiste”.

Nicolò Bo

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