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Attualità | 16 novembre 2013, 15:02

“Quella terra che non è più mia”: Magazzino 18 di Cristicchi commuove Fossano

E smuove l’Italia tutta: la tragedia dell’esodo degli istriani raccontata da Cristicchi, tra polemiche e bisogno di giustizia

“Quella terra che non è più mia”: Magazzino 18 di Cristicchi commuove Fossano

Non c’è alcuna targa al Magazzino 18, nel Porto Vecchio di Trieste; non c’è una guardiano, né una guida, né un libretto esplicativo: eppure, quell’ammasso di masserizie e di cose, potrebbe essere un museo.

Ed è un museo: un museo suo malgrado, una raccolta inconsapevole che testimonia tante, troppe, vite spezzate. Il Magazzino 18 raccoglie infatti le masserizie, le povere cose, che gli esuli dell'Istria si erano portati appresso nella fuga dalla Jugoslavia di Tito. Oggetti che poi non vennero più reclamati, e rimasero lì, tra la polvere e i ricordi, come relitti di un passato ingombrante.

Cristicchi ha raccolto proprio queste storie, sussurrate dagli oggetti, e ne ha fatto una magnifica opera teatrale. Un’opera che, per la prima volta, tratta in teatro il tema dell’esodo di un intero popolo, quello fiumano-istriano-dalmata: un popolo in fuga.

Come è nata l’idea di questo racconto? “Cercavo materiale per il mio libro, “Mio nonno è morto in guerra”; sono capitato a Trieste, al Porto Vecchio: e la tragedia che spirava da quegli oggetti abbandonati mi ha profondamente colpito. Era una storia che doveva essere raccontata”.

Nel 1947 viene firmato il trattato di pace, ma non c’è requie per quel gomito di terra martoriato che è l’Istria: le vessazioni contro gli italiani si fanno sempre più pesanti, vi sono padri di famiglia, donne, anziani che scompaiono nel nulla. “Ci chiamavano fascisti, eravamo soltanto italiani”: è questo il dramma che coinvolge circa 350.000 persone nel dopoguerra. Sui numeri si discute ancora: e non solo su quelli.

La storia che Cristicchi porta sul palco ha infatti suscitato uno strascico di polemiche, molti teatri si sono mostrati cauti nell’accettare di portarlo in scena. Il plauso va quindi al Teatro i Portici di Fossano, che non ha esitato a ospitare l’autore romano subito dopo l’esordio in Venzia-Giulia.

La tragedia dell’esodo è una vicenda complessa, ancora oggi misconosciuta e viziata da revisionismi di partito. Dopo 70 anni, le cicatrici continuano a bruciare, e i protagonisti di questa partenza forzata non hanno avuto giustizia.

Il “musical civile” ha riscosso un enorme successo a Trieste, successo replicato a Fossano giovedì 14 novembre: un quarto d’ora di applausi scroscianti, tutti in piedi e con le lacrime agli occhi. Ora, ci dice Cristicchi, anche i teatri più cauti molto probabilmente daranno il via alla rappresentazione di “Magazzino 18” il prossimo anno. 

Una bella notizia, segno importante di una volontà di cambiamento, di una necessità di squarciare quel velo di oblio che ha condannato le vittime di quell’esodo di massa a morire due volte. In Granda sarà possibile assistere allo spettacolo il primo febbraio 2014 al Politeama di Bra.

Diretto da Antonio Calenda, in una messinscena che resta in sospeso tra storia e poesia, Cristicchi riporta in vita lo spirito di quegli oggetti abbandonati e soprattutto delle mani che li hanno toccati, tessendo in punta di piedi il ritratto di un’epoca e di una tragedia.

Cristicchi commuove, e smuove: perché il nostro Stivale ne ha un gran bisogno.

Marta Gas

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